La cessazione di un rapporto di lavoro avviata dal datore di lavoro è un passaggio delicato, governato da regole precise che tutelano entrambe le parti. Se stai affrontando questa situazione, sia come datore di lavoro che come dipendente, in questo articolo troverai una spiegazione chiara di quando un licenziamento è legittimo e quali sono i costi da sostenere.
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Quando un datore di lavoro può licenziare un dipendente?
Un licenziamento, per essere valido, deve essere comunicato obbligatoriamente in forma scritta e deve fondarsi su una motivazione reale e dimostrabile.
La legge riconosce tre categorie principali di motivazioni.
- Giusta causa: si verifica quando il lavoratore commette un illecito disciplinare talmente grave da compromettere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con l'azienda. In questi casi, come un furto o una rissa sul luogo di lavoro, il rapporto si interrompe immediatamente, senza alcun periodo di preavviso.
- Giustificato motivo soggettivo: avviene a seguito di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del dipendente, ma di gravità inferiore rispetto alla giusta causa. Esempi tipici sono le assenze ingiustificate ripetute o l'insubordinazione. In questa circostanza, il datore di lavoro è tenuto a concedere il preavviso.
- Giustificato motivo oggettivo: questa motivazione non riguarda il comportamento del lavoratore, ma ragioni economiche, produttive o organizzative dell'azienda. Può trattarsi di una crisi aziendale o della soppressione di una specifica mansione. Anche in questo caso è previsto il preavviso.
Quanto costa licenziare un dipendente?
I costi associati a un licenziamento variano in base alla motivazione, ma alcune voci di spesa sono comuni a tutte le tipologie.
Indipendentemente dalla causa, al momento della cessazione del rapporto, il datore di lavoro deve corrispondere al dipendente:
- Il TFR - Trattamento di Fine Rapporto.
- La liquidazione delle ferie e dei permessi non goduti.
- Le quote di tredicesima e, se prevista dal contratto, di quattordicesima maturate.
- L'indennità sostitutiva del preavviso, nel caso in cui il datore di lavoro decida di non far lavorare il dipendente durante il periodo di preavviso dovuto.
A questi costi, nel solo caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, si aggiunge il ticket di licenziamento. Si tratta di un contributo che il datore di lavoro deve versare all'INPS, calcolato come l'82% del massimale mensile NASpI per ogni anno di servizio del dipendente.
Cosa succede dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento?
Una volta ricevuta la comunicazione scritta, il dipendente che ritiene il licenziamento ingiusto o illegittimo ha un tempo limitato per agire.
Per impugnare il licenziamento, il lavoratore ha 60 giorni di tempo dalla data di ricezione della lettera.
Un dipendente con contratto a tempo indeterminato può essere licenziato?
Sì, anche un lavoratore assunto con un contratto a tempo indeterminato può essere licenziato.
Tuttavia, il licenziamento non può essere arbitrario. Deve sempre essere giustificato da una delle tre cause valide previste dalla legge: giusta causa, giustificato motivo soggettivo o giustificato motivo oggettivo.
Cosa rischia il datore di lavoro per un licenziamento illegittimo?
Se un licenziamento viene effettuato senza una motivazione valida e dimostrabile, o senza rispettare la procedura corretta, il lavoratore ha il pieno diritto di impugnarlo davanti a un giudice.
Un licenziamento dichiarato illegittimo può comportare conseguenze significative per l'azienda, a seconda della normativa applicabile.
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