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    Licenziamento dipendente indeterminato: come funziona e costi

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    Il licenziamento di un dipendente con contratto a tempo indeterminato è una procedura complessa, che richiede il rispetto di regole precise per non incorrere in errori. La legge italiana, infatti, prevede che il recesso sia possibile solo in presenza di specifiche motivazioni e seguendo un iter ben definito.

    In questo articolo vedremo insieme come funziona l'interruzione del rapporto di lavoro, quali sono le motivazioni ammesse e quali costi deve sostenere il datore di lavoro.

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    Come funziona il licenziamento di un dipendente a tempo indeterminato?

    Per licenziare un lavoratore assunto a tempo indeterminato, il datore di lavoro deve comunicare la sua decisione in forma scritta, specificando in modo chiaro e dettagliato il motivo che ha portato al recesso.

    La procedura da seguire non è sempre la stessa, ma varia in base alla ragione che sta alla base del licenziamento. La legge individua tre categorie principali di motivazioni, ciascuna con le proprie regole e requisiti.

    Quali sono le motivazioni per licenziare un dipendente a tempo indeterminato?

    Le ragioni che possono giustificare legalmente un licenziamento si dividono in tre casistiche distinte.

    • Giusta causa Si tratta della motivazione più grave e si verifica quando il dipendente compie un illecito disciplinare talmente serio da compromettere in modo irreparabile il rapporto di fiducia. Alcuni esempi sono il furto in azienda o la violenza sul luogo di lavoro. In questo caso, il licenziamento ha effetto immediato e non è dovuto il preavviso. La procedura richiede di contestare l'accaduto per iscritto al lavoratore, concedendogli almeno cinque giorni per presentare le proprie giustificazioni prima di inviare la lettera di licenziamento.

    • Giustificato motivo soggettivo Questa motivazione è legata a un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore, meno grave della giusta causa ma comunque rilevante. Esempi tipici includono le assenze ingiustificate e ripetute o l'insubordinazione. Anche in questo caso è necessario avviare un procedimento disciplinare formale, contestando l'addebito e ascoltando le difese del dipendente. A differenza della giusta causa, qui è dovuto il periodo di preavviso previsto dal CCNL applicato.

    • Giustificato motivo oggettivo Questa tipologia di licenziamento non dipende dal comportamento del lavoratore, ma da ragioni che riguardano l'attività produttiva e l'organizzazione aziendale. Può verificarsi, ad esempio, in caso di crisi aziendale o per la soppressione di una specifica posizione lavorativa. Prima di procedere, l'azienda ha l'obbligo di verificare se sia possibile ricollocare il dipendente in altre mansioni. A seconda delle dimensioni aziendali, potrebbe essere richiesta una procedura preventiva presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro. Anche in questo caso, è dovuto il preavviso.

    È importante ricordare che esistono divieti specifici di licenziamento, ad esempio per le lavoratrici in stato di gravidanza, in concomitanza con il matrimonio o per i lavoratori in malattia o infortunio, fino al superamento del periodo di comporto.

    Quanto costa licenziare un dipendente a tempo indeterminato?

    Oltre agli aspetti procedurali, il licenziamento comporta adempimenti economici e burocratici precisi. I costi principali a carico del datore di lavoro sono:

    • Ticket di licenziamento Per ogni licenziamento che dà diritto al lavoratore di accedere all'indennità di disoccupazione NASpI, l'azienda deve versare all'INPS un contributo una tantum. Per il 2026, l'importo previsto è di circa 1.299,45 euro per ogni anno di lavoro svolto, fino a un massimo di tre anni.

    • Competenze di fine rapporto Alla cessazione del rapporto, il datore di lavoro deve liquidare tutte le spettanze maturate dal dipendente, che includono il Trattamento di Fine Rapporto - TFR, i ratei di tredicesima e quattordicesima, e l'indennità per ferie e permessi non goduti.

    • Indennità sostitutiva del preavviso Se il licenziamento avviene per giustificato motivo - soggettivo o oggettivo - e l'azienda decide di non far lavorare il dipendente durante il periodo di preavviso, deve corrispondere un'indennità economica pari alla retribuzione che sarebbe spettata in quel periodo.

    Infine, entro cinque giorni dal licenziamento, è obbligatorio inviare la comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro tramite il sistema telematico delle comunicazioni obbligatorie, ad esempio con il modulo UNILAV.

    Quanti giorni di preavviso sono necessari per il licenziamento?

    La durata del preavviso non è fissa, ma dipende dalla motivazione del licenziamento e da quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento.

    In sintesi:

    • Per il licenziamento per giusta causa, non è previsto alcun preavviso.
    • Per il licenziamento per giustificato motivo soggettivo o oggettivo, il preavviso è sempre dovuto e la sua durata è definita dal CCNL in base al livello di inquadramento e all'anzianità di servizio del dipendente.

    Cosa riceve il lavoratore dopo il licenziamento?

    Un lavoratore licenziato con un contratto a tempo indeterminato ha diritto a ricevere le competenze di fine rapporto, come il TFR e i ratei delle mensilità aggiuntive.

    Inoltre, poiché il licenziamento è una forma di cessazione involontaria del rapporto di lavoro, il dipendente ha diritto a presentare domanda all'INPS per ottenere l'indennità di disoccupazione NASpI, il cui costo è indirettamente coperto dal ticket di licenziamento versato dall'azienda.

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