Il licenziamento di un dirigente per soppressione della posizione lavorativa è una situazione complessa, regolata da principi diversi rispetto a quelli previsti per gli altri lavoratori dipendenti. In questo articolo vedremo insieme come funziona questo specifico tipo di recesso, quali sono i requisiti di legittimità e quali diritti spettano al manager.
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Che cosa significa licenziamento del dirigente per soppressione della posizione?
Il licenziamento del dirigente per soppressione della posizione è un recesso dal rapporto di lavoro motivato da una riorganizzazione aziendale che porta alla cancellazione effettiva del ruolo ricoperto dal manager.
A differenza di quanto accade per impiegati e operai, non si applica la normativa sui licenziamenti per "giustificato motivo oggettivo". Si parla invece di "giustificatezza", un criterio che lega la legittimità del licenziamento a scelte imprenditoriali reali e non arbitrarie.
Quando è legittima la soppressione del posto di lavoro di un dirigente?
La soppressione del posto di un dirigente è considerata legittima quando è il risultato di una decisione gestionale effettiva e non un pretesto per allontanare una figura sgradita.
Il requisito della "giustificatezza" impone che la riorganizzazione sia reale e dimostrabile. Tuttavia, le scelte economiche o di convenienza che portano l'impresa a questa decisione non possono essere sindacate dal giudice.
Il controllo del tribunale si limita a verificare che la posizione sia stata veramente soppressa, senza entrare nel merito della validità della strategia aziendale.
L'azienda ha l'obbligo di ricollocare il dirigente in un'altra posizione?
No, per la figura dirigenziale non esiste l'obbligo di repechage, ovvero l'obbligo per l'azienda di verificare la possibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni, anche inferiori, prima di procedere al licenziamento.
Questa è una delle principali differenze rispetto alla disciplina prevista per le altre categorie di lavoratori.
Quali diritti e indennità spettano al dirigente licenziato?
In caso di licenziamento per soppressione del posto, al dirigente spettano specifici emolumenti, la cui misura è generalmente definita dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento, come ad esempio il CCNL Dirigenti Industria.
I suoi diritti principali includono:
- Periodo di preavviso, che può essere lavorato oppure monetizzato tramite il pagamento della relativa indennità sostitutiva.
- Indennità supplementare, una somma aggiuntiva che spetta in quasi tutti i casi di risoluzione del rapporto, esclusa la giusta causa. L'importo viene calcolato sulla base di parametri come l'anzianità di servizio in azienda e l'età del dirigente.
È possibile impugnare il licenziamento se la soppressione del posto è fittizia?
Sì, se la soppressione della posizione si rivela fittizia, strumentale o di natura discriminatoria, il licenziamento è illegittimo e il dirigente può impugnarlo.
In questi casi, non è prevista la reintegra nel posto di lavoro, salvo specifiche eccezioni come il licenziamento discriminatorio o nullo.
La conseguenza dell'accertata illegittimità è la condanna del datore di lavoro al pagamento di un'ulteriore indennità economica. L'importo di questa penale è stabilito dal giudice o da un collegio arbitrale, solitamente all'interno di un minimo e un massimo fissati dal CCNL applicato.
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