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    Licenziamento: guida a tipi, tutele e come impugnarlo

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    Ricevere una comunicazione di licenziamento è un momento complesso e spesso fonte di grande preoccupazione. Comprendere i propri diritti e le procedure previste dalla legge è il primo passo per affrontare la situazione in modo corretto. In questa guida troverai informazioni chiare sui diversi tipi di licenziamento, sulle tutele previste dalla normativa e sulla procedura da seguire per un'eventuale impugnazione.

    Per affrontare la situazione con le giuste certezze, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di diritto del lavoro e licenziamenti.

    Quali sono i principali tipi di licenziamento?

    Il licenziamento è l'atto con cui il datore di lavoro decide unilateralmente di interrompere il rapporto di lavoro. In Italia, questo atto deve sempre avere forma scritta e contenere una motivazione, salvo rare eccezioni.

    Le motivazioni si dividono in tre categorie principali.

    1. Licenziamento per motivi disciplinari

    Questo tipo di licenziamento è legato a un comportamento del lavoratore. Si distingue in:

    • Giusta causa: si verifica quando il comportamento del dipendente è talmente grave da compromettere in modo irreparabile il rapporto di fiducia. In questo caso, il licenziamento è immediato e non prevede il periodo di preavviso. Alcuni esempi sono il furto o la violenza in azienda.
    • Giustificato motivo soggettivo: è causato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali, meno grave della giusta causa ma comunque rilevante. Un esempio tipico sono le ripetute assenze ingiustificate. Questa forma di licenziamento richiede che il datore di lavoro conceda il preavviso.

    Per entrambe le tipologie, la legge prevede una procedura specifica che inizia con la contestazione scritta dell'addebito al lavoratore, il quale ha un termine per presentare le proprie memorie difensive e chiedere un'eventuale audizione.

    1. Licenziamento per motivi economici

    Conosciuto come licenziamento per giustificato motivo oggettivo, è legato a ragioni che riguardano l'attività produttiva, l'organizzazione del lavoro e il suo regolare funzionamento.

    Alcuni esempi includono una crisi aziendale o la soppressione di una specifica posizione lavorativa. In questi casi, l'onere della prova spetta al datore di lavoro, che deve dimostrare sia la reale necessità della riorganizzazione aziendale, sia il legame diretto - il nesso di causalità - tra questa e la soppressione di quello specifico posto di lavoro. Anche questo licenziamento prevede un periodo di preavviso.

    1. Licenziamento nullo o discriminatorio

    Un licenziamento è sempre nullo, a prescindere dalle dimensioni dell'azienda, se la sua vera causa è legata a motivi discriminatori come:

    • Credo politico o fede religiosa
    • Sesso o orientamento sessuale
    • Razza o lingua
    • Età o disabilità

    È nullo anche il licenziamento ritorsivo - intimato per rappresaglia - o quello comunicato durante periodi protetti, come la maternità o in occasione del matrimonio.

    Quali tutele prevede la legge in caso di licenziamento illegittimo?

    Le sanzioni e le tutele per il lavoratore in caso di licenziamento giudicato illegittimo variano in base a fattori come le dimensioni dell'azienda e la data di assunzione del dipendente.

    Le principali conseguenze per il datore di lavoro sono:

    • Reintegrazione: il giudice ordina al datore di lavoro di reintegrare il dipendente nel suo posto di lavoro. Questa è la tutela massima, prevista in caso di licenziamento discriminatorio, nullo o, in alcune circostanze, quando viene accertata l'insussistenza del fatto contestato in un licenziamento disciplinare.
    • Indennizzo: negli altri casi di licenziamento illegittimo, il lavoratore ha diritto a un'indennità economica. L'importo di questo risarcimento viene calcolato in base all'anzianità di servizio maturata.

    Come si può impugnare un licenziamento?

    Per contestare la validità di un licenziamento è necessario rispettare termini precisi.

    Il lavoratore ha 60 giorni di tempo, a partire dalla data di ricezione della lettera di licenziamento, per impugnare l'atto in via stragiudiziale. Questa impugnazione si fa tramite una comunicazione scritta, che può essere inviata per mezzo di un avvocato o di un'organizzazione sindacale.

    Una volta inviata questa prima comunicazione, il lavoratore ha altri 180 giorni di tempo per depositare il ricorso vero e proprio in tribunale. Per informazioni sulle procedure di conciliazione, è possibile rivolgersi anche alle sedi locali di organizzazioni sindacali come CGIL o CISL.

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