Licenziamento discriminatorio < 15 dipendenti: cosa spetta?

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    Se hai subito un licenziamento e sospetti che sia avvenuto per motivi discriminatori, anche in un'azienda con meno di 15 dipendenti, è fondamentale conoscere i tuoi diritti. La dimensione dell'impresa, in questi casi, non limita le tutele previste dalla legge.

    In questo articolo troverai informazioni chiare su cosa ti spetta, su quali sono i motivi che rendono un licenziamento discriminatorio e su come agire per proteggere la tua posizione.

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    Cosa spetta in caso di licenziamento discriminatorio con meno di 15 dipendenti?

    Il licenziamento discriminatorio è considerato radicalmente nullo, a prescindere dal numero di dipendenti dell'azienda. La gravità di un atto di questo tipo fa sì che le tutele limitate, solitamente previste per le imprese sotto la soglia dei 15 dipendenti, vengano annullate.

    Al lavoratore spettano quindi le tutele più ampie, che obbligano il datore di lavoro a:

    • Reintegrazione nel posto di lavoro: il lavoratore ha il diritto di tornare a svolgere le proprie mansioni all'interno dell'azienda.
    • Risarcimento integrale: il dipendente ha diritto a ricevere un'indennità commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto, dal giorno del licenziamento fino a quello della reintegrazione effettiva. Per legge, questo risarcimento non può essere inferiore a cinque mensilità.
    • Versamento dei contributi: il datore di lavoro è tenuto a versare tutti i contributi previdenziali e assistenziali maturati dal giorno del licenziamento fino a quello del reintegro.

    Quando un licenziamento è considerato discriminatorio?

    Un licenziamento è nullo e discriminatorio quando la vera ragione dietro la decisione del datore di lavoro è legata a fattori personali e sociali del lavoratore, e non a motivi oggettivi o disciplinari.

    Le cause di discriminazione includono motivi legati a:

    • Credo politico o fede religiosa.
    • Appartenenza a un sindacato e partecipazione ad attività sindacali, come uno sciopero.
    • Razza, origine etnica, lingua o sesso.
    • Orientamento sessuale o handicap.
    • Età o convinzioni personali.

    Come si deve impugnare il licenziamento?

    Per far valere i propri diritti, il licenziamento deve essere impugnato entro il termine di 60 giorni dalla data in cui si è ricevuta la comunicazione scritta.

    L'impugnazione può avvenire con una semplice lettera inviata al datore di lavoro, in cui si manifesta in modo chiaro la volontà di contestare il provvedimento.

    Successivamente a questo primo passo, è necessario procedere con l'assistenza di un legale o di un sindacato per avviare la causa davanti al Giudice del Lavoro.

    Una ditta con meno di 15 dipendenti può licenziare?

    Sì, un'azienda con meno di 15 dipendenti può licenziare un lavoratore, ma il licenziamento deve sempre fondarsi su una causa legittima, come una giusta causa o un giustificato motivo oggettivo o soggettivo.

    Tuttavia, come abbiamo visto, quando il licenziamento è di natura discriminatoria, il numero di dipendenti diventa irrilevante e le tutele per il lavoratore sono massime, includendo sempre il diritto alla reintegrazione.

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