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    Licenziamento e naspi 2025: anche se ti licenzi tu?

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    Le nuove normative sul lavoro possono generare dubbi, specialmente quando si valuta la possibilità di lasciare il proprio impiego e si teme di perdere il diritto alla disoccupazione. Se stai affrontando questa situazione, in questo articolo facciamo chiarezza sulle principali novità del 2025, spiegando in quali casi la NASpI spetta anche in seguito a dimissioni volontarie.

    Per affrontare la situazione con la massima certezza e valutare correttamente i tuoi prossimi passi, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamento e accesso alla NASpI secondo le nuove regole.

    Cosa cambia nella NASpI 2025 con le nuove regole?

    La novità più significativa introdotta dalla Legge 203/2024 - il cosiddetto Collegato Lavoro - riguarda l'accesso alla NASpI dopo le dimissioni volontarie.

    A partire dal 10 gennaio 2025, un lavoratore che si dimette volontariamente può comunque avere diritto alla disoccupazione, ma a una condizione ben precisa.

    È necessario che, dopo le dimissioni, il lavoratore trovi un nuovo impiego e che questo secondo rapporto di lavoro cessi in modo involontario - per esempio per licenziamento o scadenza del contratto a termine - dopo aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione.

    In sintesi, la nuova regola non permette di percepire la NASpI subito dopo essersi licenziati, ma apre una possibilità che prima era preclusa.

    Come posso licenziarmi e prendere la disoccupazione nel 2025?

    Sulla base delle nuove disposizioni, per accedere alla NASpI dopo essersi licenziati volontariamente, è necessario seguire un percorso preciso:

    • Presentare le dimissioni volontarie dal proprio attuale posto di lavoro.
    • Trovare un nuovo impiego e stipulare un nuovo contratto di lavoro subordinato.
    • Lavorare nel nuovo impiego per un periodo che consenta di versare almeno 13 settimane di contributi.
    • Subire una cessazione involontaria del nuovo rapporto di lavoro, come un licenziamento o la fine di un contratto a tempo determinato.

    Solo al verificarsi di tutte queste condizioni sarà possibile presentare la domanda di NASpI all'INPS.

    Chi si licenzia per giusta causa ha diritto alla NASpI?

    Sì, questa è una regola che non cambia e resta pienamente valida anche nel 2025.

    Le dimissioni per giusta causa sono considerate una perdita involontaria del lavoro, poiché determinate da un grave inadempimento del datore di lavoro che non consente la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto.

    I casi più comuni di giusta causa che danno diritto alla NASpI includono:

    • Mancato o ritardato pagamento della retribuzione.
    • Molestie sessuali sul luogo di lavoro.
    • Comportamenti riconducibili al mobbing.
    • Modifiche peggiorative delle mansioni lavorative non giustificate.
    • Trasferimento del lavoratore presso un'altra sede senza comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

    In queste situazioni, il lavoratore ha diritto a richiedere la NASpI immediatamente dopo le dimissioni, senza dover cercare un nuovo impiego.

    È meglio licenziarsi o farsi licenziare?

    Non esiste una risposta unica, poiché la scelta dipende dalle circostanze personali, professionali e dalle proprie priorità.

    Farsi licenziare - a condizione che non sia un licenziamento per giusta causa imputabile al lavoratore - garantisce l'accesso diretto alla NASpI. Tuttavia, questa strada non è sempre percorribile e può dipendere dalla volontà del datore di lavoro.

    Licenziarsi volontariamente offre maggiore controllo sui tempi e sulle modalità di uscita dall'azienda. Fino al 2024, questa scelta precludeva quasi sempre l'accesso alla NASpI, ma con le nuove regole del 2025 si apre la possibilità di ottenerla a patto di trovare un nuovo impiego e di perderlo involontariamente dopo 13 settimane.

    La valutazione va fatta caso per caso, tenendo conto delle proprie prospettive di carriera e della propria stabilità economica.

    Quali licenziamenti non danno diritto alla NASpI?

    Non tutte le forme di cessazione del rapporto di lavoro danno diritto all'indennità di disoccupazione. I casi principali di esclusione sono:

    • Dimissioni volontarie, ad eccezione di quelle per giusta causa o quelle che seguono la nuova procedura introdotta nel 2025.
    • Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge, come quelle che avvengono nell'ambito di procedure di conciliazione o accordi collettivi di incentivazione all'esodo.
    • Licenziamento per giusta causa, quando la colpa grave è del lavoratore, per esempio per furto in azienda o insubordinazione grave.
    • Licenziamento di lavoratori che hanno già maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.

    Quanto si prende di disoccupazione con uno stipendio di 1300 euro?

    Il calcolo della NASpI non è un importo fisso, ma si basa sulla retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni.

    L'importo dell'indennità è pari al 75% di questa retribuzione media, qualora essa sia pari o inferiore a un importo soglia stabilito annualmente dall'INPS. Se la retribuzione media supera tale soglia, l'indennità sarà pari al 75% dell'importo soglia più il 25% della differenza tra la retribuzione media e la soglia stessa.

    L'importo massimo mensile della NASpI non può comunque superare un tetto massimo, anch'esso aggiornato ogni anno. Per avere una stima precisa, è necessario considerare l'estratto conto contributivo personale.

    Hai ancora dubbi sul licenziamento e le nuove regole NASpI 2025?

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