L'assenza ingiustificata dal lavoro è una situazione delicata che può portare a conseguenze serie, incluso il licenziamento. Molti lavoratori si chiedono se, in un caso del genere, abbiano comunque diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI. La risposta non è sempre scontata e dipende da come viene gestita la cessazione del rapporto di lavoro.
Se ti trovi in questa situazione e vuoi avere certezze sui tuoi diritti, in questo articolo troverai le risposte che cerchi, basate sulle normative vigenti e sui chiarimenti forniti dall'INPS. Per affrontare la situazione con sicurezza ed evitare errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti per giusta causa e accesso alla NASpI.
Chi viene licenziato per assenza ingiustificata ha diritto alla disoccupazione?
In linea generale, la risposta è sì. Il licenziamento per giusta causa, compreso quello disciplinare dovuto ad assenze ingiustificate, è considerato una perdita involontaria del lavoro.
Pertanto, il lavoratore licenziato ha diritto a percepire la NASpI, a condizione di aver maturato i requisiti contributivi e lavorativi richiesti dalla legge. La normativa, infatti, prevede l'accesso all'indennità in seguito a un licenziamento disciplinare.
Che tipo di licenziamento non dà diritto alla NASpI?
L'indennità di disoccupazione non spetta quando il rapporto di lavoro cessa per volontà del dipendente. Il caso più comune sono le dimissioni volontarie.
Esiste però una situazione particolare legata proprio all'assenza ingiustificata: le cosiddette "dimissioni di fatto". Se l'assenza si protrae oltre un certo limite - di solito 15 giorni, ma è fondamentale verificare cosa prevede il proprio Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - il datore di lavoro può attivare una specifica procedura.
Con questa procedura, il rapporto di lavoro viene considerato risolto per volontà del dipendente. Di conseguenza, non trattandosi più di un licenziamento, il diritto alla NASpI viene meno.
Come farsi licenziare per ottenere la NASpI è una pratica legittima?
No, non lo è. Adottare l'assenza ingiustificata come strategia per farsi licenziare e forzare l'erogazione della NASpI è un comportamento illegittimo che può avere conseguenze negative per il lavoratore.
Se viene accertato che l'assenza era finalizzata unicamente a ottenere la disoccupazione, il datore di lavoro ha il diritto di rivalersi sul dipendente. In questo caso, può richiedere il rimborso del cosiddetto ticket di licenziamento, ovvero il contributo che l'azienda è tenuta a versare all'INPS quando licenzia un lavoratore.
È importante sottolineare, come chiarito dall'INPS stesso tramite la circolare n. 154, che l'attivazione della procedura per dimissioni di fatto rimane una scelta dell'azienda e non scatta in automatico.
Quali sono le conseguenze di un licenziamento per assenza ingiustificata?
Le conseguenze di un'assenza ingiustificata possono variare a seconda della durata e delle decisioni prese dal datore di lavoro. Le possibilità principali sono:
- Licenziamento disciplinare: Il datore di lavoro procede con il licenziamento per giusta causa. In questo scenario, il lavoratore ha diritto alla NASpI, se in possesso degli altri requisiti.
- Accertamento delle dimissioni di fatto: Se l'assenza supera il limite previsto dal CCNL, l'azienda può scegliere di attivare la procedura che considera il rapporto di lavoro cessato per volontà del lavoratore. In questo caso, non si ha diritto alla NASpI.
- Richiesta di risarcimento: Qualora l'azienda dimostri che l'assenza era un pretesto per ottenere l'indennità di disoccupazione, può chiedere al lavoratore il rimborso dei costi sostenuti per il licenziamento.
Per conoscere nel dettaglio tutti i requisiti di accesso, è sempre utile consultare la pagina dedicata sul portale ufficiale INPS NASpI.
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