Licenziamento per giusta causa: motivi, esempi e conseguenze

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    Il licenziamento per giusta causa è la fine immediata del rapporto di lavoro, senza preavviso, a causa di una colpa del lavoratore talmente grave da rompere il legame di fiducia con l'azienda e non permettere la prosecuzione del rapporto neanche per un giorno.

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    Quali sono i motivi per un licenziamento per giusta causa?

    Il motivo è sempre un comportamento del lavoratore di eccezionale gravità. La legge parla di una causa che non consente la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro.

    Non esiste un elenco fisso di motivi stabilito dalla legge: ogni situazione viene valutata singolarmente. In generale, si tratta di azioni che violano in modo profondo i doveri di diligenza e fedeltà del lavoratore, rendendo impossibile per il datore di lavoro fidarsi ancora di lui. I contratti collettivi possono specificare quali comportamenti giustificano questo tipo di licenziamento.

    Qualche esempio di licenziamento per giusta causa

    Gli esempi più comuni sono situazioni di grave inadempimento o di comportamento illecito. Si tratta sempre di episodi che ledono in modo irreparabile la fiducia su cui si basa il rapporto di lavoro.

    Ecco alcuni casi concreti riconosciuti come giusta causa:

    • Furto di beni aziendali, anche di piccolo valore.
    • Danneggiamento volontario di macchinari, attrezzature o locali dell'azienda.
    • Violenza fisica, minacce o gravi offese verso il datore di lavoro o i colleghi.
    • Rifiuto ripetuto e ingiustificato di eseguire le mansioni previste dal contratto, la cosiddetta insubordinazione.
    • Assenza ingiustificata e prolungata dal posto di lavoro.
    • Svolgimento di un'altra attività lavorativa durante l'orario di lavoro o durante un periodo di malattia.
    • Uso improprio di permessi, come quelli della legge 104, per scopi personali.
    • Diffusione di notizie false o riservate per danneggiare l'immagine dell'azienda.

    Qual è la differenza tra giusta causa e giustificato motivo?

    La giusta causa è molto più grave del giustificato motivo. La conseguenza principale di questa differenza è che il licenziamento per giusta causa è immediato, mentre quello per giustificato motivo prevede un periodo di preavviso.

    Il giustificato motivo, a sua volta, può dipendere da un comportamento del lavoratore - motivo soggettivo - oppure da ragioni aziendali - motivo oggettivo. Il motivo soggettivo è un inadempimento notevole degli obblighi contrattuali, ma meno grave di quello che porta alla giusta causa.

    Tipo di licenziamentoGravità del fattoPreavviso
    Giusta causaGravissimo, tale da non consentire la prosecuzione del rapportoNo, il licenziamento è immediato
    Giustificato motivo soggettivoGrave, un notevole inadempimento degli obblighiSì, la cui durata dipende dal CCNL

    Cosa ti spetta se vieni licenziato per giusta causa?

    Anche in caso di licenziamento per giusta causa hai diritto a ricevere le competenze di fine rapporto. Il licenziamento, infatti, non elimina i diritti che hai già maturato durante il periodo di lavoro.

    Nell'ultima busta paga ti devono essere pagati:

    • La retribuzione per i giorni lavorati nel mese del licenziamento.
    • Le ferie e i permessi maturati e non goduti.
    • I ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità maturati.
    • Il Trattamento di Fine Rapporto, o TFR.

    L'unica cosa che non ti spetta è l'indennità sostitutiva del preavviso, perché il licenziamento per giusta causa avviene senza preavviso.

    Hai diritto al tfr se vieni licenziato per giusta causa?

    Sì, il diritto al Trattamento di Fine Rapporto spetta sempre. Il TFR è una somma che matura con il tempo e ti deve essere corrisposta in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro, qualunque sia il motivo.

    L'azienda non può trattenere il TFR per compensare eventuali danni che ritiene di aver subito. Se l'azienda vanta un credito nei tuoi confronti, deve avviare un procedimento separato per ottenerlo, ma non può rifiutarsi di pagarti il TFR che ti spetta per legge.

    Hai diritto alla disoccupazione NASpI?

    Sì, il licenziamento per giusta causa dà diritto alla NASpI. La Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego spetta a chi ha perso involontariamente il lavoro, e il licenziamento, anche se per una tua colpa, è considerato una perdita involontaria dell'impiego.

    Per ricevere l'indennità di disoccupazione devi comunque avere i requisiti contributivi e lavorativi previsti dalla legge. In particolare, devi avere almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l'inizio della disoccupazione.

    Cosa succede in pratica: un esempio

    Margherita è una commessa in un negozio di abbigliamento. Il 10 giugno, il suo datore di lavoro le consegna una lettera di licenziamento per giusta causa con effetto immediato, perché dalle telecamere risulta che ha rubato 50 euro dalla cassa.

    • Cessazione del rapporto: il rapporto di lavoro di Margherita finisce il 10 giugno stesso.
    • Ultima busta paga: entro la fine del mese, Margherita riceve la sua ultima busta paga. Comprende lo stipendio per i 10 giorni lavorati a giugno, le ferie e i permessi residui e i ratei delle mensilità aggiuntive.
    • TFR: insieme all'ultima busta paga, o secondo i tempi previsti dal suo contratto collettivo, le viene liquidato il Trattamento di Fine Rapporto maturato.
    • NASpI: Margherita può presentare domanda di NASpI all'INPS, perché ha perso il lavoro involontariamente.
    • Impugnazione: Margherita ritiene il licenziamento esagerato, perché è la prima volta che commette un errore e ha sempre lavorato bene. Decide di contestare il licenziamento. Deve farlo per iscritto, per esempio con una raccomandata o una PEC, entro 60 giorni dalla ricezione della lettera.

    Come puoi contestare il licenziamento?

    Se pensi che il licenziamento sia ingiusto, sproporzionato o basato su fatti non veri, puoi impugnarlo. Devi agire in fretta: hai 60 giorni di tempo dalla data in cui hai ricevuto la comunicazione scritta del licenziamento.

    La prima contestazione si fa con una comunicazione scritta inviata all'azienda, chiamata impugnazione stragiudiziale. Questo primo atto è fondamentale per non perdere i tuoi diritti. Se l'azienda non risponde o rifiuta di tornare sui suoi passi, puoi proseguire con un ricorso al tribunale del lavoro.

    Un giudice valuterà se il fatto contestato è realmente accaduto e, soprattutto, se è così grave da giustificare la sanzione più pesante, cioè il licenziamento in tronco. Se il giudice ritiene il licenziamento illegittimo, può ordinare all'azienda di reintegrarti o di pagarti un risarcimento economico.

    Fonti: Codice civile · D.lgs. 22/2015 · Legge 604/1966 · INPS

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