Se ti trovi ad affrontare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, è probabile che tu abbia sentito parlare di importanti cambiamenti legati agli interventi della Corte Costituzionale. Comprendere queste novità è fondamentale per capire quali sono le tutele a tua disposizione. In questo articolo vedremo insieme cosa è cambiato e quali sono le conseguenze pratiche delle più recenti sentenze.
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Cos'è il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Prima di analizzare le sentenze, è utile chiarire di cosa parliamo. Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo - spesso abbreviato in gmo - è quel tipo di interruzione del rapporto di lavoro decisa dal datore di lavoro non per una mancanza del dipendente, ma per ragioni che riguardano l'attività produttiva e l'organizzazione aziendale.
Le cause possono essere, ad esempio:
- Una crisi aziendale che impone un taglio del personale.
- La cessazione di un'intera attività o di un reparto.
- Una riorganizzazione per rendere l'azienda più efficiente.
Quali sono le novità della sentenza 128/2024 per i lavoratori assunti con il jobs act?
La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 128 del 2024, è intervenuta sulla disciplina del Jobs Act - il decreto legislativo 23 del 2015. La novità principale riguarda la tutela in caso di licenziamento economico illegittimo.
In precedenza, per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, la legge escludeva quasi sempre la possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro, prevedendo solo un risarcimento economico.
La Corte ha dichiarato questa esclusione illegittima. Ora, se durante il processo emerge che il fatto materiale posto alla base del licenziamento economico è del tutto inesistente - ad esempio, il reparto che si diceva di voler chiudere è in realtà ancora operativo - il lavoratore ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro. Questa decisione equipara di fatto la tutela a quella già prevista per i licenziamenti disciplinari infondati.
Cosa ha stabilito la corte con la sentenza 59/2021?
Un altro intervento cruciale è stato quello della sentenza numero 59 del 2021, che ha riguardato i lavoratori assunti prima del Jobs Act ma soggetti alla Legge Fornero.
Anche in questo caso, la Corte ha rafforzato la posizione del lavoratore. La vecchia norma stabiliva che, in caso di insussistenza del motivo economico, il giudice "poteva" disporre la reintegra solo se l'insussistenza era "manifesta". Questo creava incertezza e lasciava un'ampia discrezionalità al giudice.
La Corte ha eliminato sia il requisito della "manifesta" insussistenza sia la facoltà del giudice. Ha stabilito che, quando viene accertata l'inesistenza del fatto che ha causato il licenziamento, il giudice "deve" applicare la tutela della reintegrazione.
Qual è quindi l'indirizzo generale della corte costituzionale?
Leggendo queste sentenze in sequenza, emerge un indirizzo molto chiaro. La Corte Costituzionale ha progressivamente lavorato per sanare le disparità di trattamento tra chi viene licenziato per un motivo disciplinare e chi per un motivo economico.
L'obiettivo è stato quello di rafforzare le tutele del lavoratore, garantendo il ripristino del rapporto di lavoro ogni volta che le ragioni organizzative ed economiche indicate dall'azienda si rivelano nei fatti inesistenti o palesemente infondate.
Hai bisogno di chiarimenti sul licenziamento gmo e le sentenze della corte?
Le tutele applicabili in caso di licenziamento economico dipendono da diversi fattori, come la data di assunzione e le dimensioni dell'azienda. Se desideri valutare la tua situazione specifica, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo alla luce dei recenti interventi della Corte Costituzionale.