Affrontare un licenziamento per giustificato motivo soggettivo può essere una situazione complessa, sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. In questo articolo troverai informazioni chiare e precise sul funzionamento del ticket di licenziamento e sui costi che l'azienda deve sostenere in questa specifica circostanza.
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Cos’è il licenziamento per giustificato motivo soggettivo?
Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo - GMS - è un provvedimento di natura disciplinare.
Avviene quando un dipendente commette un'infrazione degli obblighi contrattuali che, pur non essendo così grave da impedire la prosecuzione anche temporanea del rapporto - come nel licenziamento per giusta causa - è sufficiente a compromettere il legame di fiducia con il datore di lavoro.
A differenza del licenziamento in tronco, questa fattispecie prevede sempre l'obbligo del periodo di preavviso.
Per essere valido, il licenziamento deve seguire in modo tassativo la procedura di contestazione disciplinare indicata nell'articolo 7 della Legge 300/1970, nota come Statuto dei Lavoratori.
In caso di licenziamento per giustificato motivo soggettivo si deve pagare un ticket?
Sì, il datore di lavoro è tenuto a versare all'INPS il cosiddetto ticket di licenziamento, conosciuto anche come contributo NASpI.
Questo contributo serve a finanziare l'indennità di disoccupazione che spetta al lavoratore.
Il versamento è obbligatorio per ogni interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato che, almeno in teoria, dia diritto alla NASpI. Questo obbligo esiste a prescindere dal fatto che il dipendente richieda o meno l'indennità di disoccupazione.
A quanto ammonta il ticket e come si calcola il suo costo?
L'importo del ticket di licenziamento non è fisso, ma viene calcolato sulla base di precisi parametri aggiornati annualmente dall'INPS. Per il 2026, il calcolo si basa su questi dati:
- Valore di partenza: l'importo si calcola applicando il 41% al massimale mensile NASpI, che per il 2026 è fissato a 1.584,70 euro.
- Costo annuo: il costo del ticket per ogni anno di anzianità aziendale è quindi pari a 649,73 euro.
- Calcolo proporzionale: il contributo totale è rapportato ai mesi effettivi di anzianità del dipendente, con un costo di circa 54,14 euro per ogni mese di lavoro.
- Limite massimo: il calcolo si applica per un massimo di 36 mesi di anzianità. Di conseguenza, l'importo massimo che un datore di lavoro può essere tenuto a versare è di 1.949,19 euro.
Il versamento deve essere effettuato in un'unica soluzione tramite il flusso Uniemens entro il giorno 16 del secondo mese successivo a quello in cui è cessato il rapporto di lavoro.
Cosa spetta al lavoratore licenziato per giustificato motivo soggettivo?
Il lavoratore licenziato per giustificato motivo soggettivo ha diritto a due elementi fondamentali:
- Il periodo di preavviso previsto dal suo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.
- L'accesso all'indennità di disoccupazione NASpI, se in possesso dei requisiti contributivi e lavorativi richiesti dalla legge.
Con questo tipo di licenziamento si ha diritto alla disoccupazione NASpI?
Sì, il licenziamento per giustificato motivo soggettivo non preclude il diritto del lavoratore a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.
La natura stessa del ticket di licenziamento è legata al finanziamento di questa prestazione. L'interruzione del rapporto di lavoro non è infatti dipesa dalla volontà del lavoratore, condizione essenziale per poter accedere all'indennità.
Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo è una giusta causa?
No, si tratta di due fattispecie diverse.
La differenza principale risiede nella gravità dell'inadempimento del lavoratore. Mentre la giusta causa indica una violazione talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto neanche per un giorno - senza quindi preavviso - il giustificato motivo soggettivo riguarda una mancanza meno grave, che comunque lede il rapporto di fiducia e giustifica il licenziamento, ma con l'obbligo di preavviso.
Quando non è dovuto il ticket di licenziamento?
Il ticket di licenziamento è dovuto per tutte le interruzioni di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato che danno teoricamente accesso alla NASpI.
Di conseguenza, non è dovuto in casi come le dimissioni volontarie del lavoratore o la risoluzione consensuale del rapporto, poiché in queste situazioni l'interruzione non è causata da un'iniziativa unilaterale del datore di lavoro che dà diritto alla disoccupazione.
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