Ricevere una lettera di licenziamento può essere un'esperienza destabilizzante, che genera dubbi e incertezze sul futuro. È importante sapere, però, che la legge prevede tutele precise per i lavoratori.
In questo articolo vedremo insieme, passo dopo passo, cosa fare in caso di licenziamento illegittimo, quali sono le protezioni previste e come si calcola l'eventuale risarcimento.
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Come posso contestare un licenziamento illegittimo?
La prima cosa da sapere è che ci sono delle scadenze precise e inderogabili da rispettare. Agire tempestivamente è fondamentale per non perdere i propri diritti.
La procedura per contestare un licenziamento, nota come impugnazione, si articola in due fasi.
La prima fase consiste nell'inviare una comunicazione scritta all'azienda, tramite raccomandata o PEC, in cui si manifesta la volontà di contestare il licenziamento. Questo atto deve essere compiuto entro e non oltre 60 giorni dalla data in cui si è ricevuta la lettera di licenziamento.
La seconda fase, se non si raggiunge un accordo con l'azienda, prevede il deposito di un ricorso presso il Tribunale del Lavoro. Questo passaggio deve avvenire entro i successivi 180 giorni dall'invio della prima comunicazione di impugnazione.
Rispettare queste scadenze è cruciale: superarle significa perdere la possibilità di far valere le proprie ragioni in sede legale.
Quando un licenziamento è considerato illegittimo?
Un licenziamento non è valido solo perché il lavoratore lo ritiene ingiusto. La legge definisce casistiche molto specifiche in cui un licenziamento può essere dichiarato illegittimo dal giudice.
Le ragioni principali si possono raggruppare in due categorie: vizi di forma e vizi di sostanza.
I vizi di forma riguardano la procedura:
- Il licenziamento non è stato comunicato per iscritto.
- La comunicazione non contiene i motivi specifici che lo hanno determinato.
I vizi di sostanza riguardano invece le motivazioni alla base del licenziamento, che possono renderlo nullo o annullabile:
- Licenziamento discriminatorio, basato su sesso, etnia, religione, opinioni politiche o condizioni personali.
- Licenziamento ritorsivo, ovvero una vendetta per aver esercitato un proprio diritto.
- Licenziamento orale, comunicato solo a voce.
- Licenziamento avvenuto durante il periodo di maternità o a causa di matrimonio.
- Licenziamento per assenza di giusta causa - una mancanza gravissima del lavoratore che non consente la prosecuzione del rapporto.
- Licenziamento per assenza di giustificato motivo soggettivo - un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali.
- Licenziamento per assenza di giustificato motivo oggettivo - ragioni economiche, produttive o organizzative non realmente esistenti.
A cosa ha diritto il lavoratore illegittimamente licenziato?
Le tutele per il lavoratore a cui viene riconosciuto un licenziamento illegittimo sono principalmente di due tipi e dipendono dalla gravità del vizio, dalle dimensioni dell'azienda e dalla data di assunzione.
La prima e più importante tutela è la reintegrazione nel posto di lavoro. Questa è prevista nei casi più gravi, come il licenziamento nullo - perché discriminatorio o ritorsivo - indipendentemente dalle dimensioni dell'azienda. Insieme alla reintegra, il lavoratore ha diritto a un risarcimento pari a tutte le retribuzioni perse dal giorno del licenziamento fino all'effettivo ritorno in servizio.
La seconda tutela è un risarcimento economico, chiamato anche indennità risarcitoria. Questa opzione si applica quando il licenziamento è illegittimo ma non rientra nei casi di massima gravità che prevedono la reintegra. Il lavoratore non torna al suo posto ma riceve una somma di denaro a titolo di compensazione.
Quanto è il risarcimento per licenziamento illegittimo?
Non esiste una cifra fissa per il risarcimento, poiché il suo calcolo dipende da una serie di fattori specifici per ogni singolo caso.
Gli elementi che il giudice considera per determinare l'importo dell'indennità sono:
- La data di assunzione, che determina il regime di tutela applicabile - per esempio il contratto a tutele crescenti del Jobs Act.
- L'anzianità di servizio del lavoratore.
- Il numero di dipendenti dell'azienda - con distinzioni importanti se sono più o meno di 15.
- La gravità del vizio che ha reso illegittimo il licenziamento.
In linea generale, l'indennità risarcitoria viene calcolata in un numero di mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento. La legge prevede un minimo e un massimo di mensilità che varia a seconda delle tutele applicabili, potendo andare ad esempio da un minimo di 6 a un massimo di 36 mensilità per i lavoratori assunti con il contratto a tutele crescenti.
Cos'è il licenziamento silenzioso o quiet firing?
Il licenziamento silenzioso, o quiet firing, non è un licenziamento formale, ma un insieme di comportamenti messi in atto dal datore di lavoro per spingere il dipendente a dimettersi spontaneamente.
Si tratta di una strategia subdola che mira a creare un ambiente di lavoro ostile e insostenibile.
Alcuni esempi tipici di quiet firing includono:
- Escludere il lavoratore da riunioni o progetti importanti.
- Assegnare compiti dequalificanti o, al contrario, irrealizzabili.
- Ignorare le richieste di feedback o di sviluppo professionale.
- Negare aumenti di stipendio o promozioni senza una valida motivazione.
- Isolare il dipendente dal resto del team.
Questi comportamenti, sebbene non costituiscano un licenziamento vero e proprio, sono illegittimi e possono configurare demansionamento o mobbing, azioni per le quali il lavoratore può chiedere tutela e risarcimento.
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