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    Indennità licenziamento illegittimo: come si calcola

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    Se stai affrontando un licenziamento che ritieni ingiusto, è naturale sentirsi disorientati riguardo ai propri diritti e alle possibili tutele economiche. In questo articolo troverai una guida chiara su come viene determinata l'indennità risarcitoria, basata sulle normative vigenti e sulle diverse casistiche. Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e capire subito i passi da compiere, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti illegittimi e nel calcolo delle relative indennità risarcitorie.

    Cosa succede se un licenziamento è illegittimo?

    Quando un giudice dichiara un licenziamento illegittimo, le conseguenze per il datore di lavoro cambiano in base alla gravità della violazione, alle dimensioni dell'azienda e alla data di assunzione del lavoratore.

    Le tutele principali previste dalla legge sono due:

    • Il pagamento di un risarcimento economico, definito indennità risarcitoria.
    • L'ordine di reintegro nel posto di lavoro, previsto solo per i casi più gravi.

    Qual è la differenza tra licenziamento nullo e illegittimo?

    È importante distinguere tra licenziamento nullo e altre forme di licenziamento illegittimo, perché le tutele sono molto diverse.

    Il licenziamento è nullo quando si basa su ragioni illecite e particolarmente gravi, come un intento discriminatorio - legato a sesso, religione, opinioni politiche - oppure quando viene intimato in concomitanza con il matrimonio o durante il periodo di maternità. In questi casi, la sanzione è quasi sempre la reintegrazione, a prescindere dal numero di dipendenti dell'azienda.

    Un licenziamento è invece illegittimo - o annullabile - quando non rispetta i presupposti di legge, ad esempio per l'insussistenza del fatto contestato in un licenziamento disciplinare. In queste circostanze, la tutela è prevalentemente di tipo economico.

    Come si calcola l'indennità risarcitoria nelle aziende con più di 15 dipendenti?

    Per i lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015 - con contratto a tutele crescenti - in aziende che superano i 15 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo l'indennità è calcolata in base all'anzianità di servizio e non prevede il reintegro.

    Il calcolo segue questi parametri:

    • Misura standard: Due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per ogni anno di servizio.
    • Limite minimo: L'importo non può essere inferiore a 6 mensilità.
    • Limite massimo: L'importo non può superare le 36 mensilità.

    Questa indennità è esentasse.

    Come cambia il calcolo nelle aziende fino a 15 dipendenti?

    Per le imprese di piccole dimensioni, il calcolo dell'indennità varia in modo significativo a seconda della data di assunzione del dipendente.

    Per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, una storica sentenza della Corte Costituzionale - la n. 118/2025 - ha rimosso il tetto fisso di 6 mensilità precedentemente in vigore. Oggi il giudice, valutando la gravità della violazione e le dimensioni dell'impresa, stabilisce un risarcimento personalizzato che va da un minimo di 3 a un massimo di 18 mensilità.

    Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, si applica ancora l'articolo 8 della Legge 604/1966. Questa norma prevede un'indennità compresa tra 2,5 e 6 mensilità. Questo limite può essere esteso fino a 14 mensilità in casi di anzianità di servizio particolarmente elevata presso aziende che contano fino a 60 dipendenti.

    In quali casi è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro?

    La reintegrazione è la tutela più forte per il lavoratore, ma viene applicata solo in circostanze di eccezionale gravità.

    I casi principali sono:

    • Licenziamento discriminatorio, che è sempre nullo.
    • Licenziamento nullo per altre cause previste dalla legge, come quello intimato durante la gravidanza o in occasione del matrimonio.
    • Licenziamento disciplinare, ma solo se il giudice accerta la totale insussistenza materiale del fatto contestato al lavoratore.

    Cosa fare per impugnare il licenziamento e ottenere l'indennità?

    Per contestare un licenziamento e avviare la procedura per ottenere il risarcimento, è fondamentale agire tempestivamente. La legge prevede un termine di 60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento per impugnarlo formalmente.

    Affidarsi a un avvocato giuslavorista o a un'organizzazione sindacale è la scelta più consigliata per gestire correttamente la procedura. I costi medi per avviare un ricorso giudiziale si attestano solitamente tra i 3.000 e i 7.000 euro, ma è un passo necessario per far valere i propri diritti.

    Hai ancora dubbi sul calcolo dell'indennità per licenziamento illegittimo?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e comprendere meglio le tutele a cui potresti avere diritto, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto. Ti permetterà di parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti illegittimi e nel calcolo delle relative indennità.

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