Se il tuo licenziamento in un'azienda con più di 15 dipendenti è illegittimo, hai diritto a una tutela che può essere la reintegrazione nel posto di lavoro o un risarcimento economico. La scelta tra le due e l'importo del risarcimento dipendono soprattutto dalla tua data di assunzione.
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Cosa spetta in caso di licenziamento illegittimo?
In caso di licenziamento illegittimo in un'azienda con più di 15 dipendenti, ti spetta una tutela diversa a seconda che tu sia stato assunto prima o dopo il 7 marzo 2015. La differenza principale riguarda la possibilità di essere reintegrato nel posto di lavoro oppure di ricevere solo un'indennità economica.
La tabella riassume le tutele previste.
| Motivo del licenziamento | Lavoratori assunti fino al 6 marzo 2015 | Lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 |
|---|---|---|
| Discriminatorio, nullo o comunicato solo a voce | Reintegrazione nel posto di lavoro e un'indennità per il danno subito, pari alle retribuzioni perse dal licenziamento alla reintegra, con un minimo di 5 mensilità. | Reintegrazione nel posto di lavoro e un'indennità per il danno subito, pari alle retribuzioni perse dal licenziamento alla reintegra, con un minimo di 5 mensilità. |
| Per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, se il fatto non esiste | Reintegrazione nel posto di lavoro e un'indennità risarcitoria fino a un massimo di 12 mensilità. | Reintegrazione nel posto di lavoro, ma solo se il fatto materiale contestato è stato giudicato insussistente. Spetta anche un'indennità fino a 12 mensilità. |
| Per giusta causa, giustificato motivo soggettivo o oggettivo, in tutti gli altri casi di illegittimità | Indennità economica tra 12 e 24 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. Non è prevista la reintegrazione. | Indennità economica con un importo minimo di 6 e un massimo di 36 mensilità, stabilito dal giudice. Non è prevista la reintegrazione. |
Quando un licenziamento è illegittimo?
Un licenziamento è illegittimo quando non rispetta le regole previste dalla legge. I motivi principali di illegittimità sono diversi e portano a conseguenze differenti per te.
Il licenziamento può essere:
- Nullo, quando avviene per motivi vietati, come in caso di matrimonio o durante la maternità e la paternità.
- Discriminatorio, se la vera ragione è legata al tuo credo politico, alla fede religiosa, all'appartenenza a un sindacato, alla razza o al sesso.
- Comunicato oralmente, perché la legge impone sempre la forma scritta.
- Senza giusta causa o giustificato motivo, quando il motivo disciplinare o economico indicato dall'azienda non è abbastanza grave da giustificare la fine del rapporto o, in alcuni casi, non esiste affatto.
Quali sono i termini per contestare il licenziamento?
Per contestare un licenziamento devi agire entro scadenze precise, altrimenti perdi ogni diritto. Anche se il licenziamento è palesemente illegittimo, se non lo contesti in tempo diventa definitivo.
La procedura si svolge in due passaggi:
- Entro 60 giorni da quando ricevi la lettera di licenziamento, devi inviare all'azienda una comunicazione scritta, per esempio una raccomandata, in cui dichiari di voler contestare il licenziamento.
- Entro i successivi 180 giorni, devi depositare il ricorso in tribunale oppure comunicare all'azienda la richiesta di un tentativo di conciliazione.
Se non rispetti anche solo una di queste due scadenze, la contestazione perde efficacia.
Come funziona l'offerta di conciliazione?
Per evitare di andare in tribunale, l'azienda può offrirti una somma di denaro per chiudere la questione. Questa offerta, chiamata di conciliazione, è una possibilità prevista solo per i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015.
L'azienda, entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento, può proporti una somma netta, non soggetta a tasse e contributi. L'importo è pari a una mensilità della retribuzione usata per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio, con un minimo di 3 e un massimo di 27 mensilità. Se accetti la somma, il rapporto di lavoro si considera concluso e rinunci a contestare il licenziamento.
Cosa succede in pratica: un esempio
Facciamo un esempio numerico per capire meglio a quanto potrebbe ammontare un'indennità per un licenziamento illegittimo.
Anna è un'impiegata assunta a tempo indeterminato il 1° febbraio 2018 in un'azienda con 50 dipendenti. La sua retribuzione annua lorda è di 28.000 euro, distribuita su 13 mensilità. Il 28 febbraio 2024 viene licenziata per un motivo che il giudice dichiara illegittimo.
Poiché Anna è stata assunta dopo il 7 marzo 2015, si applicano le regole del contratto a tutele crescenti.
- Anni di servizio di Anna: 6 anni completi.
- Retribuzione mensile di riferimento per il calcolo del TFR: 2.153 euro circa - 28.000 diviso 13.
- Calcolo dell'indennità: il giudice stabilisce l'importo, che non si calcola più in modo automatico in base all'anzianità. L'indennità deve essere compresa tra un minimo di 6 e un massimo di 36 mensilità.
- Ipotesi di importo: ipotizziamo che il giudice, valutando il caso di Anna e la sua anzianità di 6 anni, riconosca un'indennità pari a 12 mensilità.
- Importo totale dell'indennità: 12 mensilità moltiplicato per 2.153 euro, per un totale di 25.836 euro.
Questo è un calcolo di esempio: l'importo finale può variare in base a molti fattori legati al tuo caso concreto.
Quanto dura e quanto costa una causa per licenziamento?
La durata di una causa di lavoro per licenziamento è molto variabile. Dipende dal tribunale, dalla complessità del caso e dalle prove da raccogliere. In alcuni casi possono bastare pochi mesi, in altri si può superare l'anno.
Anche i costi non sono fissi. Dipendono dall'accordo che si prende con il professionista che ti assiste. Spesso gli avvocati con esperienza in diritto del lavoro concordano una parte del compenso in percentuale sulla somma che riuscirai a ottenere alla fine della causa.
Fonti: Legge 300/1970 · D.lgs. 23/2015 · D.lgs. 151/2001 · Legge 604/1966
Parla con un avvocato del lavoro.




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