Subire un licenziamento che si ritiene ingiusto è un'esperienza complessa e fonte di grande preoccupazione. Comprendere le tutele previste dalla legge è il primo passo per far valere i propri diritti e affrontare la situazione con la giusta consapevolezza. In questo articolo chiariamo le due strade principali che si possono presentare a seguito di una sentenza favorevole del giudice: il ritorno al lavoro o un'indennità economica.
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Cosa spetta in caso di licenziamento illegittimo?
Quando un giudice dichiara un licenziamento illegittimo, le tutele per il lavoratore variano in base alla gravità del vizio che ha portato all'annullamento e alla data di assunzione, secondo quanto previsto dalla Legge 300/1970 e dal Jobs Act.
Le principali forme di tutela sono due:
- Tutela Reale: consiste nella reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro. Viene applicata nei casi di illegittimità più gravi.
- Tutela Indennitaria: prevede il solo versamento di un indennizzo economico, senza la possibilità di rientrare in azienda. Si applica ad altre casistiche di illegittimità sostanziale o formale.
Cosa significa reintegro sul posto di lavoro?
Il reintegro, o reintegrazione, è la tutela più forte prevista dal nostro ordinamento. Il giudice ordina al datore di lavoro di ripristinare il rapporto di lavoro interrotto, come se non fosse mai cessato.
Questa soluzione è disposta nei casi più gravi, ad esempio per:
- Licenziamento discriminatorio o nullo.
- Licenziamento comunicato solo oralmente.
- Licenziamento disciplinare per cui il giudice accerta la totale insussistenza del fatto materiale contestato.
Oltre al ripristino del rapporto, il datore di lavoro è condannato a versare i contributi previdenziali e assistenziali e un risarcimento economico pari a tutte le retribuzioni maturate dal giorno del licenziamento fino a quello dell'effettiva reintegra, con un minimo di cinque mensilità.
Cos'è e a quanto ammonta l'indennità sostitutiva della reintegra?
Quando il giudice ordina la reintegrazione, il lavoratore si trova davanti a un bivio. Può infatti decidere di non tornare al lavoro e, in alternativa al reintegro, chiedere un'indennità sostitutiva.
Questa indennità è pari a quindici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto percepita. Un aspetto importante è che questa somma non è soggetta a contribuzione previdenziale.
Oltre a questa indennità, il lavoratore ha comunque diritto al risarcimento pieno per tutte le mensilità maturate dal giorno del licenziamento fino alla data della sentenza.
Come funziona la scelta tra reintegra e indennità?
Il lavoratore che ha ottenuto una sentenza di reintegra ha 30 giorni di tempo, dalla comunicazione della sentenza stessa, per esercitare la sua scelta.
Le opzioni sono due e la decisione è irrevocabile:
- Accettare la reintegra: il lavoratore torna a occupare il suo posto e il rapporto di lavoro prosegue.
- Optare per l'indennità sostitutiva: il lavoratore comunica la sua volontà di non rientrare in azienda, riceve le quindici mensilità e il rapporto di lavoro si estingue definitivamente.
Cosa succede se il licenziamento è illegittimo ma non è prevista la reintegra?
Non tutti i casi di licenziamento illegittimo danno diritto alla reintegrazione. Per le illegittimità ritenute meno gravi dal legislatore, l'unica tutela prevista è quella indennitaria.
In queste situazioni, il rapporto di lavoro si considera estinto e al lavoratore spetta unicamente un indennizzo economico. L'importo di tale indennizzo non è fisso, ma varia in base all'anzianità di servizio maturata e al numero di dipendenti dell'azienda.
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