Subire un licenziamento può essere un'esperienza complessa, soprattutto quando si hanno dubbi sulla sua legittimità e sulle tutele previste dalla legge. In questo articolo troverai informazioni chiare su come viene calcolato il risarcimento per i lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti, basandoci sulle normative vigenti a Maggio 2026.
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Quando un licenziamento si dice illegittimo?
Un licenziamento viene considerato illegittimo quando non rispetta i presupposti previsti dalla legge.
Questo accade, per esempio, se viene comunicato senza un giustificato motivo oggettivo, legato a ragioni economiche o organizzative, oppure senza un giustificato motivo soggettivo, relativo a una grave mancanza del lavoratore.
La sua illegittimità può dipendere anche da vizi di forma nella comunicazione o dalla violazione di norme specifiche.
Cosa cambia per il lavoratore in un'azienda con più di 15 dipendenti?
La dimensione dell'azienda è un fattore determinante per stabilire il tipo di tutela a cui il lavoratore ha diritto in caso di licenziamento illegittimo.
Superare la soglia dei 15 dipendenti comporta l'applicazione di un regime sanzionatorio più severo per il datore di lavoro e, di conseguenza, maggiori tutele economiche e normative per il dipendente.
Le regole, tuttavia, variano in modo sostanziale a seconda della data di assunzione del lavoratore.
Quanto spetta di risarcimento per un licenziamento illegittimo con il Jobs Act?
Per i lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015, la normativa di riferimento è quella del contratto a tutele crescenti, introdotto dal Jobs Act.
In caso di licenziamento illegittimo per giustificato motivo oggettivo o soggettivo, al lavoratore spetta un'indennità economica e non la reintegra nel posto di lavoro. I punti chiave sono:
- Calcolo dell'indennità: l'importo è pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio.
- Limiti minimi e massimi: l'indennità non può essere inferiore a sei mensilità né superiore a trentasei mensilità.
- Discrezionalità del giudice: il giudice determina l'importo esatto all'interno di questa forbice, tenendo conto dell'anzianità di servizio, delle dimensioni aziendali e del comportamento tenuto dalle parti.
- Natura dell'indennità: questa somma non è soggetta a contribuzione previdenziale.
Esistono maggiorazioni in base all'anzianità di servizio?
Sì, per i lavoratori con una lunga anzianità di servizio in aziende che superano i 15 dipendenti, sono previste delle possibili maggiorazioni sull'indennità massima.
Nello specifico, il giudice può decidere di aumentare il limite massimo di 36 mensilità in questo modo:
- Anzianità superiore a 10 anni: il limite massimo può aumentare fino a 10 mensilità aggiuntive.
- Anzianità superiore a 20 anni: l'aumento può arrivare fino a 14 mensilità aggiuntive.
Queste maggiorazioni sono spesso applicate in contesti aziendali con un numero di dipendenti compreso tra 16 e 60.
Cosa succede per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015?
Per i lavoratori assunti prima dell'entrata in vigore del Jobs Act, continua ad applicarsi un regime di tutela differente, basato principalmente sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
In caso di licenziamento illegittimo, per questi lavoratori la regola generale è la tutela reintegratoria, ovvero il diritto a essere riammessi nel proprio posto di lavoro, oltre a un risarcimento del danno.
A seconda del tipo di vizio riscontrato nel licenziamento, possono essere previste indennità di natura diversa.
La reintegra sul posto di lavoro è ancora possibile?
Con le normative attuali, la reintegra è diventata una tutela residuale, applicata solo in casi di particolare gravità.
Indipendentemente dalla data di assunzione, la reintegrazione nel posto di lavoro è prevista quasi esclusivamente nelle seguenti ipotesi:
- Licenziamento discriminatorio.
- Licenziamento nullo per altri motivi previsti dalla legge.
- Licenziamento intimato in forma orale, quindi senza comunicazione scritta.
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