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Se stai affrontando un licenziamento che ritieni ingiusto, è naturale porsi delle domande sul risarcimento economico a cui potresti avere diritto. Comprendere quante mensilità spettano è il primo passo per valutare la propria situazione e decidere come agire. In questo articolo troverai le informazioni necessarie per fare chiarezza.
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Quante mensilità spettano in caso di licenziamento illegittimo?
Il numero di mensilità previste come risarcimento per un licenziamento illegittimo non è fisso, ma varia in base a diversi fattori, primo fra tutti la data di assunzione del lavoratore.
Per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015, si applica la disciplina delle cosiddette "tutele crescenti". In questo caso, l'indennità risarcitoria è certa nell'importo e varia in base all'anzianità di servizio. Spetta un'indennità pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio, con un minimo di 6 e un massimo di 36 mensilità.
Per i lavoratori assunti prima di tale data, le tutele possono essere diverse e la valutazione richiede un'analisi più specifica del singolo caso, tenendo conto anche delle dimensioni dell'azienda. Ad esempio, per le aziende con meno di 15 dipendenti, il risarcimento è generalmente compreso tra 2,5 e 6 mensilità, che possono arrivare a 10 o 14 in casi specifici legati all'anzianità.
Quando un licenziamento si dice illegittimo?
Un licenziamento viene definito illegittimo quando non rispetta i requisiti di forma e di sostanza previsti dalla legge. In sostanza, si verifica quando il datore di lavoro interrompe il rapporto senza una motivazione valida e dimostrabile.
Le principali casistiche di licenziamento illegittimo includono:
- Licenziamento discriminatorio, cioè basato su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali.
- Licenziamento orale, poiché la legge impone la forma scritta.
- Licenziamento intimato per un motivo illecito determinante.
- Licenziamento senza una giusta causa, ovvero un fatto talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto neanche per un giorno.
- Licenziamento senza un giustificato motivo, che può essere soggettivo - legato a un notevole inadempimento del lavoratore - o oggettivo - legato a ragioni economiche e organizzative dell'azienda.
Quali sono le tutele previste per il lavoratore?
Di fronte a un licenziamento giudicato illegittimo, la legge prevede diverse forme di tutela per il lavoratore, che rappresentano di fatto le conseguenze per il datore di lavoro.
La tutela principale e più comune è l'indennità risarcitoria, ovvero il pagamento di un certo numero di mensilità calcolate come descritto in precedenza.
Nei casi più gravi, come il licenziamento discriminatorio, nullo o intimato in forma orale, la legge prevede una tutela più forte: la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro. Oltre alla reintegrazione, al lavoratore spetta anche un'indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, con un minimo di cinque mensilità.
Esiste anche la possibilità di un'offerta di conciliazione da parte del datore di lavoro per evitare il contenzioso in tribunale.
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