Le dimissioni per giusta causa permettono di interrompere subito il rapporto di lavoro, senza preavviso, a causa di un comportamento del datore di lavoro talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto. In questo caso, spetta al lavoratore un'indennità e l'accesso alla disoccupazione.
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È corretto parlare di licenziamento immediato da parte del dipendente?
No, non è il termine corretto, ma il concetto è valido. Un dipendente non può "licenziare se stesso", ma può interrompere il rapporto di lavoro con effetto immediato presentando le dimissioni per giusta causa, che scattano quando l'azienda commette una violazione molto grave.
Questo diritto si basa sullo stesso principio che permette al datore di lavoro di licenziare un dipendente in tronco: se una delle due parti ha un comportamento che compromette in modo irreversibile la fiducia, il rapporto non può continuare neanche per un giorno.
Quando ci si può dimettere per giusta causa?
Ci si può dimettere per giusta causa solo in presenza di un grave inadempimento da parte del datore di lavoro. Questo inadempimento deve rendere impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro, anche solo temporanea.
I motivi più comuni riconosciuti dalla giurisprudenza includono:
- mancato pagamento ripetuto dello stipendio
- omesso versamento dei contributi previdenziali, se di importo rilevante
- comportamenti riconducibili al mobbing
- molestie sessuali sul luogo di lavoro
- aver subito un demansionamento grave e illegittimo
- richiesta di compiere atti o comportamenti illeciti
- modifiche peggiorative delle condizioni di lavoro a seguito di una cessione d'azienda
- mancata adozione delle misure di sicurezza a tutela della salute del lavoratore
Come si presentano le dimissioni per giusta causa?
Le dimissioni, anche per giusta causa, devono essere comunicate in modo telematico. La procedura è obbligatoria per legge, per evitare la pratica delle "dimissioni in bianco".
La comunicazione si può inviare in due modi:
- in autonomia, tramite il portale del Ministero del Lavoro, accedendo con SPID o Carta d'Identità Elettronica
- rivolgendosi a un soggetto abilitato, come un patronato, un sindacato o un consulente del lavoro, che si occuperà della compilazione e dell'invio
Nel modulo telematico è necessario indicare "Dimissioni per giusta causa" come tipologia. Dopo l'invio, si hanno 7 giorni di tempo per revocare la comunicazione. È buona prassi inviare al datore di lavoro anche una comunicazione scritta in cui si specificano i motivi dettagliati delle dimissioni.
Cosa spetta in caso di dimissioni per giusta causa?
Il lavoratore che si dimette per giusta causa ha diritto a tutele economiche precise. Non solo non deve pagare alcuna penale per il mancato preavviso, ma ha anche diritto a ricevere delle somme.
In particolare, il lavoratore ha diritto a:
- l'indennità sostitutiva del preavviso, cioè un importo pari alla retribuzione che avrebbe percepito se avesse lavorato durante il periodo di preavviso previsto dal suo contratto collettivo
- l'indennità di disoccupazione NASpI, perché la perdita del lavoro è considerata involontaria
- il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - e tutte le altre competenze di fine rapporto, come ferie e permessi non goduti
Cosa succede se mi dimetto senza preavviso ma non per giusta causa?
Se un lavoratore si dimette senza un motivo grave e senza rispettare il periodo di preavviso, subisce una conseguenza economica. Il datore di lavoro può trattenere dall'ultima busta paga un importo a titolo di indennità di mancato preavviso.
Questa trattenuta è pari alla retribuzione che il dipendente avrebbe percepito se avesse lavorato durante i giorni di preavviso previsti dal contratto. Questo vale anche se le dimissioni sono motivate da un cambio di lavoro.
| Tipo di dimissioni | Obbligo di preavviso | Conseguenze economiche per il lavoratore | Diritto alla NASpI |
|---|---|---|---|
| Per giusta causa | No | Diritto all'indennità sostitutiva del preavviso | Sì |
| Volontarie senza preavviso | Sì | Obbligo di pagare l'indennità di mancato preavviso | No |
Si ha sempre diritto al TFR quando ci si dimette?
Sì, il Trattamento di Fine Rapporto spetta sempre alla fine del rapporto di lavoro. Il diritto al TFR matura indipendentemente dal motivo per cui il contratto cessa, quindi anche in caso di dimissioni volontarie senza giusta causa.
Quello che cambia non è il diritto a ricevere il TFR, ma le altre tutele come l'indennità di preavviso e la disoccupazione.
Cosa succede in pratica
Giulia è una project manager assunta a tempo indeterminato con una retribuzione annua lorda di 35.000 €, pari a circa 2.692 € lordi al mese, e il suo contratto collettivo prevede un preavviso di 45 giorni. Da quattro mesi l'azienda non le paga lo stipendio.
Stanca della situazione, Giulia decide di dimettersi per giusta causa.
- Azione: Invia la comunicazione telematica di dimissioni per giusta causa tramite un patronato e una raccomandata all'azienda in cui spiega che il motivo è il mancato pagamento degli stipendi. Interrompe il lavoro dal giorno stesso.
- Conseguenze economiche: L'azienda dovrà versarle:
- i 4 stipendi arretrati, per un totale di 10.768 € lordi
- l'indennità sostitutiva del preavviso, pari a 45 giorni di retribuzione, circa 4.038 € lordi
- il TFR maturato e le altre competenze di fine rapporto
- Disoccupazione: Giulia può presentare la domanda di NASpI all'INPS, perché le sue dimissioni sono equiparate a una perdita involontaria del lavoro.
Se Giulia si fosse dimessa per un nuovo lavoro senza rispettare il preavviso, non solo non avrebbe avuto diritto all'indennità di preavviso e alla NASpI, ma l'azienda le avrebbe potuto trattenere circa 4.038 € dall'ultima busta paga.
Hai dubbi sulle tue dimissioni per giusta causa?
Valutare se un comportamento del datore di lavoro costituisce una giusta causa richiede attenzione. Un passo falso può comportare la perdita di tutele importanti.
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Fonti: Codice civile · Ministero del Lavoro