Il licenziamento immediato è quello per giusta causa: interrompe il rapporto senza preavviso, ma non si trasmette all'INPS dal lavoratore. È il datore di lavoro che invia la comunicazione telematica di cessazione entro cinque giorni, e da lì i dati arrivano all'INPS. Chi lo subisce ha 60 giorni per impugnarlo e 68 giorni per chiedere la NASpI.
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Che cos'è il licenziamento immediato?
È il recesso del datore di lavoro che produce effetto subito, senza periodo di preavviso, perché si fonda su un fatto talmente grave da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto: è il licenziamento per giusta causa. Il rapporto si chiude il giorno stesso della comunicazione.
Anche quando è immediato, il licenziamento deve essere comunicato per iscritto e contenere i motivi che lo hanno determinato. Una comunicazione verbale o priva di motivazione è viziata.
Non spetta l'indennità sostitutiva del preavviso, perché la giusta causa consente di recedere senza preavviso. Restano invece dovuti il trattamento di fine rapporto, le ferie non godute e i ratei di mensilità aggiuntive.
Come si fa un licenziamento immediato?
Il licenziamento immediato per un fatto disciplinare non può essere intimato a sorpresa: va preceduto dalla contestazione scritta dell'addebito, con l'indicazione del comportamento specifico che si rimprovera.
Il lavoratore ha poi diritto a difendersi: il provvedimento non può essere adottato prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione, termine entro cui può presentare le proprie giustificazioni, anche con l'assistenza di un rappresentante sindacale.
I passaggi che rendono regolare la procedura sono:
- contestazione scritta, tempestiva e specifica del fatto addebitato
- termine a difesa di almeno cinque giorni per le giustificazioni, scritte o orali
- valutazione delle giustificazioni e lettera di licenziamento scritta e motivata
- comunicazione telematica di cessazione del rapporto
La sospensione cautelare dal servizio durante la procedura non anticipa la fine del rapporto: il licenziamento produce effetto solo dalla lettera finale.
Chi deve comunicare il licenziamento all'INPS e in quanto tempo?
L'obbligo è del datore di lavoro, mai del lavoratore. La cessazione si comunica con il modello telematico UniLav, sezione Cessazione, entro cinque giorni dalla fine del rapporto, indicando il codice della causale.
Non esiste quindi un licenziamento “tramite INPS”: la comunicazione viaggia sul sistema delle comunicazioni obbligatorie gestito dal Ministero del lavoro, che condivide il flusso con INPS, INAIL, altri enti previdenziali e prefettura. Se il quinto giorno cade di festivo, il termine slitta al primo giorno successivo non festivo.
Fa eccezione il lavoro domestico. Per colf, badanti e baby sitter le comunicazioni di cessazione si presentano direttamente all'INPS entro cinque giorni dall'evento, tramite i servizi online per i datori di lavoro domestico o il contact center, e valgono anche verso il Ministero del lavoro, l'INAIL e la prefettura.
Come si vede se il licenziamento è stato comunicato all'INPS?
Non è il lavoratore a trasmettere il dato: la cessazione arriva all'INPS attraverso il flusso delle comunicazioni obbligatorie gestito dal Ministero del lavoro e condiviso con l'Istituto. Il segnale più concreto che l'invio è avvenuto è l'esito della domanda di NASpI.
Se la cessazione non risulta, la domanda di NASpI rischia di restare bloccata. In quel caso conviene sollecitare per iscritto il datore di lavoro e, se non provvede, segnalare l'omessa comunicazione all'Ispettorato nazionale del lavoro.
Le aziende possono sapere se sono stato licenziato?
Un'azienda diversa da quella con cui hai lavorato non ha accesso alla tua storia lavorativa. La consultazione delle comunicazioni telematiche è riservata al datore di lavoro della propria azienda e alle sedi dell'Ispettorato nazionale del lavoro.
Un futuro datore di lavoro può conoscere il motivo della cessazione solo se glielo racconti tu, se chiedi tu un documento che lo riporta o se ottiene referenze dal precedente datore. Nel curriculum non c'è alcun obbligo di indicare la causale di cessazione.
Cosa fare se si viene licenziati all'improvviso?
La prima cosa è conservare la lettera di licenziamento e l'eventuale contestazione disciplinare, perché da lì decorrono i termini. La seconda è muoversi entro le scadenze: sono brevi e non prorogabili.
I passaggi utili sono:
- impugnare il licenziamento per iscritto, anche con una raccomandata o una PEC, entro il termine di legge
- verificare le competenze finali: TFR, ferie e permessi non goduti, tredicesima
- presentare la domanda di NASpI
- controllare che la cessazione risulti correttamente registrata
| Adempimento | Termine |
|---|---|
| Comunicazione telematica di cessazione a cura del datore | 5 giorni dalla fine del rapporto |
| Impugnazione stragiudiziale del licenziamento | 60 giorni dalla comunicazione |
| Deposito del ricorso giudiziale o richiesta di conciliazione | 180 giorni dall'impugnazione |
| Domanda di NASpI | 68 giorni dalla cessazione |
Se i 60 giorni scadono senza impugnazione, il licenziamento diventa inefficace da contestare, anche quando era illegittimo.
Spetta la NASpI dopo un licenziamento per giusta causa?
Sì. La NASpI spetta a chi perde il lavoro per un evento non dipendente dalla propria volontà, e il licenziamento lo è anche quando è motivato da una condotta del lavoratore. I requisiti sono lo stato di disoccupazione e almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti.
L'importo è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni, entro un valore di riferimento aggiornato ogni anno, con una quota aggiuntiva per le retribuzioni superiori; l'indennità si riduce del 3% al mese a partire dal sesto mese di fruizione.
La durata corrisponde alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, con un massimo di 24 mesi.
Quando arriva il pagamento della NASpI?
La decorrenza dipende dalla data della domanda: se è presentata entro l'ottavo giorno dalla cessazione, la prestazione parte dall'ottavo giorno successivo alla fine del rapporto; se è presentata dopo, parte dal giorno successivo alla domanda.
Il pagamento è mensile e arriva sul conto indicato nella domanda. Il primo accredito richiede il tempo di lavorazione della pratica, ma non fa perdere nulla: le somme maturate dalla data di decorrenza vengono corrisposte come arretrati. Se la pratica resta ferma perché manca la comunicazione di cessazione, il blocco si risolve solo quando il datore di lavoro regolarizza l'invio.
Le dimissioni immediate sono la stessa cosa?
No. Se è il lavoratore a voler chiudere il rapporto subito, non si parla di licenziamento ma di dimissioni, che vanno trasmesse esclusivamente in via telematica, a pena di inefficacia, dal portale del Ministero del lavoro con SPID o CIE, oppure tramite patronato, sindacato, ente bilaterale, consulente del lavoro o sede dell'Ispettorato nazionale del lavoro.
Nel modulo va indicata come data di decorrenza il giorno successivo all'ultimo giorno di lavoro. Le dimissioni possono essere revocate entro sette giorni dalla trasmissione, con le stesse modalità.
Chi si dimette senza rispettare il preavviso si vede trattenere in busta paga l'indennità corrispondente ai giorni non lavorati. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa, che consentono di interrompere subito il rapporto, danno diritto all'indennità sostitutiva del preavviso e all'indennità di disoccupazione, e le dimissioni della lavoratrice o del lavoratore nel primo anno di vita del figlio. La procedura telematica non si applica al lavoro domestico.
Cosa succede in pratica
Un magazziniere con quattro anni di anzianità riceve il 10 marzo una lettera di licenziamento per giusta causa, preceduta il 2 marzo dalla contestazione scritta. La retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni è di 1.300 euro.
Il rapporto si chiude il 10 marzo, senza preavviso. Il datore di lavoro deve trasmettere la comunicazione telematica di cessazione entro il 15 marzo.
Il lavoratore presenta la domanda di NASpI il 16 marzo: essendo oltre l'ottavo giorno, la prestazione decorre dal 17 marzo. L'importo lordo mensile si ottiene applicando il 75% alla retribuzione entro la soglia di legge – 1.195 euro nel 2015, rivalutata ogni anno – e aggiungendo il 25% della parte che la supera, comunque entro il tetto mensile massimo di 1.300 euro, valore 2015 anch'esso rivalutato: con i valori del 2015 sarebbero 896,25 euro più 26,25 euro, cioè 922,50 euro, che dal sesto mese si riducono del 3% al mese, scendendo a circa 894,83 euro. Con 208 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la durata è di 104 settimane, pari a 24 mesi.
Parallelamente, se ritiene il licenziamento sproporzionato, deve inviare l'impugnazione scritta entro il 9 maggio e depositare il ricorso o chiedere la conciliazione entro il 5 novembre. Nella busta paga finale trova TFR, ferie residue e ratei, mentre non trova l'indennità di preavviso.
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