Diventare madre è un momento che porta grandi cambiamenti, anche nella sfera lavorativa. Se stai affrontando questo periodo e hai dubbi sulla stabilità del tuo impiego o sulle tue tutele, è naturale cercare chiarezza. In questo articolo troverai informazioni precise su come la legge protegge le lavoratrici madri dal licenziamento e in quali circostanze è possibile accedere all'indennità di disoccupazione NASpI.
Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e avere la certezza di non commettere errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamento, maternità e diritto alla NASpI.
Quando scatta il divieto di licenziamento in maternità?
La legge italiana prevede una tutela rafforzata per la lavoratrice madre, stabilendo un divieto quasi assoluto di licenziamento. Questo periodo di protezione si applica:
- Dall'inizio della gravidanza, che per convenzione si fa risalire a 300 giorni prima della data presunta del parto.
- Fino al compimento del primo anno di età del bambino.
Esistono pochissime eccezioni a questa regola. Il licenziamento è considerato legittimo solo in casi specifici, come una colpa gravissima della lavoratrice che configuri una giusta causa o la cessazione completa dell'attività aziendale.
Se mi dimetto durante la maternità ho diritto alla NASpI?
Sì, la lavoratrice che presenta dimissioni volontarie durante il periodo tutelato ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.
Questa è una particolarità importante, poiché di norma le dimissioni volontarie non danno accesso alla disoccupazione. In questo caso, la legge riconosce la potenziale difficoltà nel conciliare le esigenze del bambino con l'attività lavorativa.
Tuttavia, per ottenere la NASpI, è fondamentale seguire una procedura specifica di convalida delle dimissioni, senza la quale la richiesta all'INPS verrebbe respinta.
Come si ottiene la NASpI dopo le dimissioni in maternità?
Per accedere all'indennità di disoccupazione dopo essersi dimesse nel primo anno di vita del figlio, è necessario completare correttamente alcuni passaggi. La procedura da seguire è la seguente:
- Convalida all'Ispettorato del Lavoro: È obbligatorio recarsi di persona presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro - ITL - della propria provincia per convalidare le dimissioni. La semplice procedura di dimissioni online non è sufficiente e, se non accompagnata da questo passaggio, non consente di accedere alla NASpI. Puoi trovare la sede più vicina tramite il servizio di ricerca dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro.
- Requisiti contributivi: Bisogna aver accumulato almeno 13 settimane di contributi nei quattro anni che precedono l'inizio del periodo di disoccupazione. Inoltre, sono richiesti almeno 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti le dimissioni.
- Presentazione della domanda: Una volta ottenuta la convalida, è possibile inviare la domanda di disoccupazione all'INPS, accedendo al portale ufficiale dell'Istituto o rivolgendosi a un Patronato.
La NASpI è compatibile con il congedo di maternità?
La compatibilità tra l'indennità di disoccupazione e i periodi di congedo legati alla maternità dipende dalla tipologia di congedo. È importante distinguere due situazioni:
- Maternità obbligatoria: Se si sta percependo l'indennità di maternità obbligatoria, la NASpI non può essere erogata. L'erogazione della disoccupazione viene sospesa e riprende solo al termine del congedo di maternità.
- Congedo parentale: La NASpI è invece pienamente compatibile con il congedo parentale, che può essere richiesto successivamente al periodo di maternità obbligatoria.
Hai ancora dubbi su licenziamento in maternità e NASpI?
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