Affrontare un licenziamento per giusta causa può essere un'esperienza complessa e delicata, sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. Si tratta infatti del provvedimento disciplinare più grave previsto dal nostro ordinamento. In questo articolo, vedremo insieme lo schema procedurale previsto dalla legge, come è composta la lettera di licenziamento e quali sono i diritti del lavoratore.
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Quali sono le fasi della procedura di licenziamento per giusta causa?
Il licenziamento per giusta causa deve sempre essere preceduto da una procedura disciplinare rigorosa, definita dall'articolo 7 della Legge 300/1970, conosciuta come Statuto dei Lavoratori. Questo percorso serve a garantire al dipendente il pieno diritto di difendersi.
Lo schema si articola in tre fasi fondamentali:
- Contestazione disciplinare: il datore di lavoro deve inviare al dipendente una comunicazione scritta. Questa lettera deve descrivere i fatti contestati in modo specifico, chiaro e immediato rispetto a quando si sono verificati o a quando l'azienda ne è venuta a conoscenza.
- Termine a difesa: una volta ricevuta la contestazione, il lavoratore ha a disposizione un termine minimo di cinque giorni per presentare le proprie giustificazioni. Questo periodo può essere più lungo se previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - applicato. La difesa può avvenire per iscritto oppure richiedendo un'audizione verbale.
- Irrogazione della sanzione: solo dopo che è trascorso il termine per la difesa, e dopo aver esaminato le eventuali giustificazioni del lavoratore, l'azienda può procedere. Se le difese non vengono ritenute sufficienti, o in caso di silenzio del dipendente, il datore di lavoro notifica il provvedimento di licenziamento.
Come deve essere strutturata la lettera di licenziamento?
La comunicazione del licenziamento deve essere obbligatoriamente redatta in forma scritta. Per essere valida, deve contenere una serie di elementi precisi che ne costituiscono lo schema.
Ecco le sezioni che non possono mancare:
- Intestazione: con i dati completi dell'azienda e del dipendente.
- Oggetto: deve indicare chiaramente la natura del provvedimento, ad esempio, "Provvedimento disciplinare - Licenziamento per giusta causa".
- Premessa: un richiamo alla precedente lettera di contestazione disciplinare e alle eventuali giustificazioni scritte ricevute o all'audizione avvenuta.
- Fatti contestati: una descrizione dettagliata e puntuale degli episodi gravi che hanno portato alla rottura irrimediabile del rapporto di fiducia e, di conseguenza, al licenziamento.
- Dichiarazione di recesso: la formula con cui l'azienda comunica la risoluzione immediata del rapporto di lavoro, in base all'articolo 2119 del Codice Civile.
- Conseguenze economiche: l'esplicita indicazione che, trattandosi di giusta causa, non verrà erogata l'indennità di preavviso.
- Data e Firma: la firma del rappresentante legale dell'azienda e lo spazio per la firma di ricevuta da parte del dipendente.
Quali sono i diritti economici del lavoratore licenziato?
Anche in caso di recesso per giusta causa, che comporta la perdita dell'indennità di preavviso, il lavoratore conserva alcuni diritti economici fondamentali.
Al dipendente licenziato spettano comunque:
- Il Trattamento di Fine Rapporto, il TFR, maturato fino alla data di cessazione del rapporto.
- Il pagamento delle ferie e dei permessi maturati e non ancora goduti.
- La retribuzione corrispondente ai giorni effettivamente lavorati nel corso dell'ultimo mese.
È possibile contestare il licenziamento?
Sì, il lavoratore che ritiene il licenziamento ingiusto o illegittimo ha il diritto di impugnarlo.
Per farlo, è necessario agire entro 60 giorni dalla data in cui si è ricevuta la lettera di licenziamento. L'impugnazione può essere avviata tramite un'organizzazione sindacale o rivolgendosi a un avvocato del lavoro.
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