Logo Giusto

    Licenziamento individuale plurimo: differenza col collettivo

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo

    Quando un'azienda affronta una riorganizzazione o una crisi, può avere la necessità di ridurre il personale. In questi contesti, si sente spesso parlare di licenziamento individuale plurimo e licenziamento collettivo, due procedure che, pur avendo un obiettivo simile, seguono regole e tutele molto diverse.

    Comprendere queste differenze è fondamentale sia per il datore di lavoro, per agire nel rispetto della legge, sia per il lavoratore, per conoscere i propri diritti. In questo articolo vedremo le caratteristiche del licenziamento individuale plurimo, chiarendo in modo semplice la distinzione fondamentale con quello collettivo e quali sono i diritti e doveri delle parti coinvolte.

    Per affrontare questa situazione con maggiore certezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in procedure di licenziamento per motivi economici.

    Qual è la differenza tra licenziamento individuale plurimo e collettivo?

    La distinzione principale tra le due tipologie di licenziamento si basa sul numero di dipendenti coinvolti in un determinato arco di tempo.

    • Licenziamento individuale plurimo: Si verifica quando un datore di lavoro, per giustificato motivo oggettivo, licenzia più dipendenti, ma in un numero inferiore a 5 nell'arco di 120 giorni. Questi licenziamenti, pur essendo legati alla stessa esigenza di riorganizzazione, sono considerati distinti e seguono la normativa del licenziamento individuale, regolata dalla Legge n. 604 del 1966.

    • Licenziamento collettivo: Scatta quando l'azienda, a causa di una riduzione o trasformazione di attività, intende effettuare almeno 5 licenziamenti nell'arco di 120 giorni nella stessa unità produttiva o provincia. Questa procedura è molto più complessa ed è regolata dalla Legge n. 223 del 1991, che impone obblighi di comunicazione e confronto con le organizzazioni sindacali.

    Quali sono gli obblighi del datore di lavoro?

    Nel caso di un licenziamento individuale plurimo, il datore di lavoro deve rispettare specifici obblighi per garantire la legittimità del recesso.

    • Giustificato motivo oggettivo: I licenziamenti devono essere fondati su ragioni reali e oggettive legate all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro o al suo regolare funzionamento. Tipicamente si tratta della soppressione effettiva di uno o più posti di lavoro.

    • Obbligo di repêchage: Prima di procedere, l'azienda ha il dovere di verificare l'impossibilità di ricollocare i lavoratori in altre mansioni equivalenti o anche inferiori presenti in azienda.

    • Procedura preventiva: Nelle aziende con più di 15 dipendenti, la Legge Fornero prevede l'attivazione di una procedura di conciliazione obbligatoria presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro - ITL. Lo scopo è tentare di trovare una soluzione alternativa al licenziamento.

    • Criteri di scelta: A differenza del licenziamento collettivo, non ci sono criteri legali rigidi come anzianità e carichi di famiglia. Tuttavia, la scelta dei lavoratori da licenziare non può essere arbitraria o discriminatoria, ma deve basarsi su principi di correttezza e buona fede, in relazione alle esigenze tecniche, produttive e organizzative.

    Quali tutele ha il lavoratore in caso di licenziamento illegittimo?

    Se un licenziamento individuale plurimo viene giudicato illegittimo, le tutele per il lavoratore variano in base alla data di assunzione e alle dimensioni dell'azienda.

    Le principali conseguenze sono:

    • Reintegrazione nel posto di lavoro: È la sanzione più forte ed è prevista solo in casi specifici, come l'insussistenza del fatto materiale posto a base del licenziamento o quando il motivo reale si rivela discriminatorio o nullo.

    • Indennizzo economico: Nella maggior parte dei casi di illegittimità, al lavoratore spetta un risarcimento economico. L'importo di questa indennità è calcolato in base all'anzianità di servizio e alle normative vigenti - Jobs Act o Legge Fornero.

    Quanti licenziamenti individuali si possono fare?

    Non esiste un limite assoluto al numero di licenziamenti individuali che un'azienda può effettuare, a patto che ognuno di essi sia sorretto da un valido giustificato motivo.

    Il vero limite è numerico e temporale: se si superano i 4 licenziamenti per motivo oggettivo nell'arco di 120 giorni, si entra automaticamente nel campo di applicazione del licenziamento collettivo, con procedure e obblighi completamente diversi.

    Che cos'è esattamente il licenziamento individuale?

    Il licenziamento individuale è l'atto con cui il datore di lavoro pone fine unilateralmente al rapporto di lavoro con un singolo dipendente.

    Per essere valido, deve fondarsi su una motivazione precisa, che la legge distingue in tre categorie principali:

    • Per giusta causa: Dovuto a una mancanza talmente grave del lavoratore da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto.
    • Per giustificato motivo soggettivo: Legato a un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del lavoratore.
    • Per giustificato motivo oggettivo: Basato su ragioni economiche e organizzative, come nel caso del licenziamento individuale plurimo.

    Hai dubbi sul licenziamento individuale plurimo?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica o capire meglio le tutele previste dalla legge, compila il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti per giustificato motivo oggettivo.

    Parla con un avvocato

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo