Affrontare la fine di un rapporto di lavoro può generare dubbi e incertezze, soprattutto riguardo ai passaggi formali da seguire. In questa guida chiara e semplice, vedremo insieme tutti i passaggi che caratterizzano la procedura di licenziamento individuale, per aiutarti a comprendere i tuoi diritti e i doveri del datore di lavoro.
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Cosa si intende per licenziamento individuale?
Il licenziamento individuale è l'atto con cui il datore di lavoro decide unilateralmente di interrompere il rapporto di lavoro con un singolo dipendente.
Questa decisione non può essere arbitraria. Per essere valida, la legge richiede che la comunicazione avvenga sempre in forma scritta e che sia fondata su motivazioni specifiche e verificabili.
Quali sono le tre tipologie di licenziamento individuale?
Le motivazioni alla base di un licenziamento individuale si possono raggruppare in tre categorie principali, ciascuna con le sue regole e procedure.
- Licenziamento per giusta causa: si verifica a causa di una colpa talmente grave del dipendente da non consentire la prosecuzione del rapporto, neanche per un solo giorno. In questo caso, il licenziamento ha effetto immediato, senza preavviso.
- Licenziamento per giustificato motivo soggettivo: è causato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore. A differenza della giusta causa, la mancanza è considerata meno grave e il datore di lavoro è tenuto a rispettare il periodo di preavviso previsto dal CCNL.
- Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: dipende da ragioni di natura economica, produttiva o organizzativa dell'azienda, come una crisi, una riorganizzazione che porta alla soppressione di una specifica mansione o la chiusura di un reparto.
Come funziona la procedura per licenziamento disciplinare?
Quando il licenziamento è legato a un comportamento del lavoratore - quindi per giusta causa o giustificato motivo soggettivo - il datore di lavoro deve seguire una precisa procedura disciplinare.
- Contestazione disciplinare: il primo passo è l'invio di una lettera scritta al lavoratore in cui vengono descritti in modo preciso e dettagliato i fatti che gli vengono addebitati.
- Difesa del dipendente: una volta ricevuta la contestazione, il lavoratore ha a disposizione un termine minimo di 5 giorni - o un periodo più lungo se previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - per presentare le proprie giustificazioni scritte o per chiedere di essere ascoltato di persona.
- Lettera di licenziamento: se il datore di lavoro non ritiene valide le giustificazioni del dipendente, può procedere con l'invio della lettera di licenziamento, che deve specificare chiaramente i motivi che hanno portato alla decisione finale.
Come funziona la procedura per giustificato motivo oggettivo?
La procedura per il licenziamento economico varia in base alle dimensioni dell'azienda.
Nelle aziende con più di 15 dipendenti - o più di 5 se agricole - è obbligatorio un tentativo preventivo di conciliazione presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro - ITL.
- Comunicazione all'Ispettorato: il datore di lavoro deve inviare una comunicazione all'ITL, e per conoscenza al dipendente, spiegando i motivi del licenziamento e indicando eventuali misure pensate per la ricollocazione del lavoratore.
- Convocazione delle parti: entro 7 giorni, l'ITL convoca azienda e lavoratore per tentare di trovare un accordo alternativo al licenziamento.
- Esito della conciliazione: se l'incontro non porta a una soluzione o se i termini previsti scadono, il datore di lavoro è libero di comunicare formalmente il licenziamento per iscritto.
Nelle aziende più piccole, sotto le soglie dimensionali indicate, questo passaggio non è richiesto. Il datore può comunicare direttamente il recesso al dipendente, ma deve comunque rispettare l'obbligo di preavviso e il cosiddetto obbligo di repêchage, ovvero verificare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni all'interno dell'azienda.
Quali comunicazioni sono obbligatorie dopo il licenziamento?
Una volta che il licenziamento è stato comunicato al lavoratore, indipendentemente dalla motivazione, il datore di lavoro ha un ultimo adempimento burocratico.
Entro 5 giorni dalla data di cessazione del rapporto, deve inviare la comunicazione telematica obbligatoria ai servizi competenti, come il Ministero del Lavoro e i Centri per l'Impiego.
Come e quando si può impugnare un licenziamento?
Se un lavoratore ritiene che il proprio licenziamento sia illegittimo, ingiusto o privo di una motivazione valida, ha il diritto di opporsi.
Per farlo, deve inviare una comunicazione formale di impugnazione entro 60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento. Questa prima azione, detta stragiudiziale, avviene solitamente tramite una lettera raccomandata o una PEC inviata da un avvocato o da un'organizzazione sindacale.
Dopo questo primo passo, se non si raggiunge un accordo, il lavoratore può decidere di avviare una causa vera e propria davanti a un giudice del lavoro.
Qual è la differenza tra licenziamento e dimissioni?
La differenza fondamentale sta in chi prende la decisione di terminare il rapporto di lavoro.
Il licenziamento è una decisione unilaterale del datore di lavoro.
Le dimissioni, al contrario, sono la scelta volontaria del lavoratore di lasciare il proprio posto.
Con il licenziamento individuale si ha diritto alla NASpI?
Sì, generalmente il licenziamento individuale dà diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI, perché la perdita del lavoro è considerata involontaria.
Il diritto alla NASpI è invece escluso in caso di dimissioni volontarie, poiché in quel caso è il lavoratore a scegliere di interrompere il rapporto di lavoro.
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