Ricevere la notizia di un licenziamento è un momento delicato, ma lo è ancora di più quando la comunicazione non avviene nelle forme e nei tempi previsti dalla legge. Se ti trovi in questa situazione o hai dei dubbi sulla sua legittimità, è fondamentale conoscere i tuoi diritti.
In questo articolo vedremo insieme cosa accade in caso di licenziamento non comunicato e quali sono le tutele a disposizione del lavoratore.
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Cosa succede se il datore di lavoro non comunica il licenziamento?
In Italia, la legge stabilisce un principio fondamentale: il licenziamento deve essere comunicato al lavoratore in forma scritta. Un licenziamento comunicato solo a voce - o non comunicato affatto - è da considerarsi giuridicamente nullo, cioè come se non fosse mai avvenuto.
Bisogna distinguere due tipi di comunicazione: quella diretta al lavoratore e quella obbligatoria agli enti preposti.
Per quanto riguarda la comunicazione al lavoratore, l'assenza della forma scritta rende l'atto di licenziamento inefficace.
Per quanto riguarda invece la comunicazione agli enti, il datore di lavoro è tenuto a notificare la cessazione del rapporto al Centro per l'Impiego competente. In caso di mancato invio di questa comunicazione, il datore di lavoro è soggetto a una sanzione amministrativa che va da 100 a 500 euro per ogni lavoratore interessato.
Quali sono le tutele per il lavoratore in caso di licenziamento non comunicato?
Se il licenziamento non ti è stato comunicato per iscritto, il rapporto di lavoro è a tutti gli effetti ancora in corso. Di conseguenza, hai diritto a continuare a ricevere la retribuzione.
La prima cosa da fare è impugnare il licenziamento, ovvero contestarlo formalmente. Le azioni che puoi intraprendere sono:
- Inviare una lettera di impugnazione al datore di lavoro, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o PEC, entro 60 giorni dalla data in cui hai ricevuto la comunicazione orale del licenziamento.
- Se il datore di lavoro non ti reintegra, dovrai depositare un ricorso in tribunale entro i successivi 180 giorni.
All'esito della causa, il giudice dichiarerà nullo il licenziamento e ordinerà al datore di lavoro di reintegrarti nel tuo posto di lavoro e di pagarti un'indennità commisurata all'ultima retribuzione, oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.
Quanto tempo prima va comunicato un licenziamento?
Oltre alla forma scritta, il datore di lavoro è tenuto a rispettare il periodo di preavviso, la cui durata è stabilita dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL - di riferimento.
Il preavviso è un lasso di tempo che intercorre tra la comunicazione del licenziamento e l'effettiva cessazione del rapporto. Serve a tutelare il lavoratore, dandogli il tempo di cercare una nuova occupazione.
Se il datore di lavoro non rispetta il periodo di preavviso, è tenuto a versarti la cosiddetta indennità sostitutiva del preavviso, un importo pari alla retribuzione che avresti percepito se avessi lavorato durante quel periodo.
Che differenza c'è con il licenziamento silenzioso o quiet firing?
Il licenziamento silenzioso, o quiet firing, non è una vera e propria forma di licenziamento dal punto di vista legale, ma un comportamento del datore di lavoro volto a spingere il dipendente a dimettersi spontaneamente.
Questo atteggiamento si manifesta attraverso una serie di azioni o omissioni, come ad esempio:
- Escludere il lavoratore da riunioni e progetti importanti.
- Non assegnare più compiti o assegnarne di dequalificanti.
- Ignorare le richieste di ferie, permessi o aumenti.
- Creare un ambiente di lavoro ostile e isolante.
La differenza fondamentale è che il licenziamento non comunicato è un atto giuridico viziato nella forma, mentre il quiet firing è un insieme di comportamenti mobbizzanti che mirano a indurre il lavoratore alle dimissioni.
E cosa rischia invece il lavoratore che si dimette senza preavviso?
L'obbligo di preavviso non vale solo per il datore di lavoro, ma anche per il lavoratore che decide di dimettersi, salvo i casi di dimissioni per giusta causa.
Se un lavoratore si licenzia senza rispettare il periodo di preavviso previsto dal suo CCNL, il datore di lavoro ha il diritto di trattenere dall'ultima busta paga - e in particolare dal TFR - un importo corrispondente alla retribuzione che sarebbe spettata per i giorni di preavviso non lavorati.
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