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    Licenziamento assenza ingiustificata: naspi e nuove regole

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    L'assenza ingiustificata dal lavoro può generare grande incertezza, specialmente riguardo alle sue conseguenze sul rapporto di lavoro e sul diritto a percepire l'indennità di disoccupazione. Se ti trovi in questa situazione o temi di potertici trovare, in questo articolo faremo chiarezza su come funziona il licenziamento, quando spetta la NASpI e quali sono le novità normative. Per affrontare la situazione con sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti disciplinari e accesso alla NASpI.

    Cosa succede se si viene licenziati per assenza ingiustificata?

    Un'assenza dal lavoro senza una valida giustificazione costituisce un inadempimento contrattuale da parte del dipendente.

    Il datore di lavoro, prima di procedere al licenziamento, deve avviare un procedimento disciplinare. In genere, invia una lettera di contestazione formale al lavoratore, descrivendo i fatti e invitandolo a fornire le proprie giustificazioni entro un termine stabilito, solitamente cinque giorni.

    Se le giustificazioni non vengono fornite o non sono ritenute valide, il datore di lavoro può procedere con la sanzione, che nei casi più gravi, come un'assenza prolungata, consiste nel licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo.

    Quali licenziamenti non danno diritto alla NASpI?

    La NASpI è un'indennità mensile di disoccupazione erogata dall'INPS, ma spetta solo in caso di perdita involontaria del lavoro.

    Di conseguenza, non si ha diritto alla NASpI nei seguenti casi:

    • Dimissioni volontarie del lavoratore.
    • Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge.
    • Licenziamento a seguito di un'assenza ingiustificata così prolungata da essere legalmente equiparata alla volontà del lavoratore di dimettersi.

    In sostanza, se l'assenza ingiustificata viene interpretata come una manifestazione di volontà di abbandonare il posto di lavoro, il diritto alla NASpI viene meno. Se invece l'azienda procede con un formale licenziamento disciplinare per giusta causa, il diritto alla NASpI è generalmente riconosciuto.

    Quali sono le nuove regole per il licenziamento e la NASpI?

    Il quadro normativo è in evoluzione. La nuova disciplina prevista dal cosiddetto Collegato Lavoro 2024/2025 introduce una stretta sull'assenza ingiustificata.

    La norma stabilisce che, se il lavoratore si assenta senza giustificazione per un periodo superiore a quello previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento, il rapporto di lavoro si considera risolto per volontà del dipendente stesso.

    Questa modifica, di fatto, assimila l'assenza ingiustificata prolungata a delle dimissioni tacite, escludendo così in modo più netto la possibilità di accedere alla NASpI in queste circostanze.

    È meglio licenziarsi o farsi licenziare?

    Questa è una domanda comune, ma la risposta dipende dagli obiettivi. Dal punto di vista della NASpI, un licenziamento per cause che non dipendono dalla volontà del lavoratore di terminare il rapporto - come un licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo - apre la porta all'indennità di disoccupazione.

    Le dimissioni volontarie, al contrario, la escludono. "Farsi licenziare" attraverso comportamenti scorretti come l'assenza ingiustificata è una strategia rischiosa, soprattutto alla luce delle nuove normative che la equiparano sempre più a una scelta del dipendente.

    Quali sono le giuste cause per licenziarsi e prendere la NASpI?

    L'unico modo per avere diritto alla NASpI dopo aver interrotto volontariamente il rapporto di lavoro è attraverso le dimissioni per giusta causa.

    Questa situazione si verifica quando il comportamento del datore di lavoro è talmente grave da non consentire la prosecuzione, neanche temporanea, del rapporto. Alcuni esempi includono:

    • Mancato o ritardato pagamento della retribuzione.
    • Molestie sessuali o psicologiche sul luogo di lavoro.
    • Episodi di mobbing conclamati.
    • Un demansionamento illecito che svilisce la professionalità del lavoratore.
    • Pretesa di prestazioni illecite da parte del datore di lavoro.

    In questi casi, il lavoratore può dimettersi con effetto immediato e richiedere la NASpI.

    Chi viene licenziato per assenza ingiustificata ha diritto al TFR?

    Sì, il diritto al Trattamento di Fine Rapporto - TFR - è sempre garantito, indipendentemente dal motivo che ha portato alla cessazione del rapporto di lavoro.

    Il TFR è una somma di denaro che matura durante l'intera durata del rapporto e rappresenta una retribuzione differita. Pertanto, spetta anche in caso di licenziamento per giusta causa, come quello per assenza ingiustificata.

    Qual è il danno per assenza ingiustificata del dipendente?

    Oltre al licenziamento, un'assenza ingiustificata può esporre il lavoratore a una richiesta di risarcimento danni da parte dell'azienda.

    Il danno non si limita alla mancata prestazione lavorativa, ma può includere costi per la sostituzione improvvisa del dipendente, ritardi nella produzione o disservizi causati ai clienti. Se il datore di lavoro riesce a dimostrare un danno concreto, potrebbe agire legalmente per ottenerne il risarcimento.

    Quanto trattiene l'INPS per assenza ingiustificata?

    È importante chiarire un punto: l'INPS non effettua alcuna "trattenuta" a causa di un'assenza ingiustificata.

    Il ruolo dell'INPS è quello di verificare se sussistono i requisiti per erogare la NASpI. Se l'assenza ingiustificata porta a un licenziamento che viene considerato una manifestazione della volontà del lavoratore di interrompere il rapporto, l'INPS semplicemente non erogherà l'indennità, ma non applicherà sanzioni o trattenute.

    Hai ancora dubbi sul licenziamento per assenza ingiustificata?

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