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    Licenziamento per giusta causa: motivi, TFR e NASpI

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    Se hai ricevuto una lettera di licenziamento o temi che possa accadere a breve, è normale sentirsi disorientati e preoccupati. Il licenziamento per giusta causa è infatti il provvedimento più severo che un datore di lavoro possa adottare, poiché interrompe il rapporto in modo immediato e senza preavviso.

    In questa guida troverai informazioni chiare sui motivi che lo giustificano, su cosa ti spetta come il TFR e la NASpI, e su come agire se lo ritieni ingiusto. Per affrontare la situazione con la massima sicurezza, puoi compilare subito il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di licenziamento per giusta causa.

    Quali sono i motivi per un licenziamento per giusta causa?

    Il licenziamento per giusta causa avviene quando il dipendente commette un fatto talmente grave da compromettere in modo irreparabile il rapporto di fiducia con l'azienda, come previsto dall'articolo 2119 del Codice Civile.

    Anche se non esiste un elenco ufficiale e definitivo, la giurisprudenza e i Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro - CCNL - riconoscono come giusta causa alcuni comportamenti specifici, tra cui:

    • Falsa malattia o un uso improprio dei permessi previsti dalla Legge 104.
    • Furto di beni aziendali, minacce o episodi di violenza sul luogo di lavoro.
    • Grave insubordinazione nei confronti di superiori o colleghi.
    • Danneggiamento volontario di macchinari, attrezzature o altri beni di proprietà dell'azienda.
    • Svolgimento di attività in concorrenza sleale con il proprio datore di lavoro.
    • Assenze ingiustificate e prolungate che superano i limiti previsti dal CCNL di riferimento.

    Qual è la procedura che il datore di lavoro deve seguire?

    Per essere considerato legittimo, il licenziamento deve rispettare una procedura rigorosa, definita dall'articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori. Qualsiasi errore in questa fase può rendere il provvedimento nullo.

    La procedura prevede tre passaggi obbligatori:

    • Contestazione dell'addebito: il datore di lavoro deve inviare al dipendente una comunicazione scritta, tempestiva e dettagliata, in cui descrive con precisione i fatti contestati.
    • Diritto di difesa: il lavoratore ha a disposizione un termine minimo - di solito 5 giorni - per presentare le proprie giustificazioni scritte o per chiedere di essere ascoltato di persona.
    • Comunicazione del provvedimento: solo dopo aver valutato le difese del dipendente, l'azienda può comunicare per iscritto la decisione finale di licenziamento, motivandola in modo specifico.

    Cosa spetta al lavoratore licenziato per giusta causa?

    Nonostante la gravità della sanzione, il lavoratore licenziato per giusta causa mantiene il diritto a ricevere le competenze di fine rapporto maturate fino a quel momento.

    In particolare, gli spetta la liquidazione di:

    • Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR.
    • I ratei della tredicesima e dell'eventuale quattordicesima mensilità.
    • Le ferie e i permessi maturati e non ancora goduti.

    Chi viene licenziato per giusta causa ha diritto alla NASpI?

    Sì, il lavoratore licenziato per giusta causa ha diritto a ricevere l'indennità di disoccupazione NASpI, a condizione che possieda i requisiti contributivi richiesti dalla legge.

    Il licenziamento, infatti, determina uno stato di disoccupazione involontaria, che è il presupposto fondamentale per accedere a questo sostegno economico. Per informazioni dettagliate sui requisiti e sulla durata, è sempre consigliabile consultare le guide ufficiali dell'INPS.

    Cosa si perde con il licenziamento per giusta causa?

    La principale conseguenza negativa del licenziamento per giusta causa è l'interruzione immediata del rapporto di lavoro.

    Questo significa che il dipendente non ha diritto al periodo di preavviso né alla relativa indennità sostitutiva, una somma di denaro che l'azienda avrebbe dovuto versare in caso di licenziamento con preavviso.

    Come si può impugnare un licenziamento per giusta causa?

    Se ritieni che il licenziamento sia ingiusto, sproporzionato o basato su motivazioni infondate, hai la possibilità di opporti.

    La legge prevede un termine di 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta per impugnare il provvedimento. L'impugnazione può essere avviata con il supporto di un sindacato o di un avvocato del lavoro, con l'obiettivo di raggiungere un accordo con l'azienda o, in alternativa, di presentare un ricorso al Giudice del Lavoro.

    Hai ancora dubbi sul licenziamento per giusta causa?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica o hai bisogno di capire meglio come procedere, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti e diritto del lavoro.

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