Perdere il lavoro è un evento complesso, soprattutto quando avviene per giusta causa. Le preoccupazioni economiche si sommano ai dubbi sulle tutele a propria disposizione. In questo articolo chiariamo uno dei dubbi più comuni: la possibilità di accedere all'indennità di disoccupazione NASpI anche in questa situazione, con un occhio alle disposizioni per il 2025. Per affrontare la situazione con sicurezza ed evitare errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamento per giusta causa e accesso alla NASpI.
Quando si viene licenziati per giusta causa si ha diritto alla NASpI?
Sì, la risposta è affermativa. Anche in caso di licenziamento per giusta causa, il lavoratore ha diritto a percepire la NASpI, a patto di possedere i requisiti contributivi e lavorativi previsti dalla legge.
Lo stato di disoccupazione, infatti, non è frutto di una scelta volontaria del dipendente, ma di una decisione del datore di lavoro. L'INPS considera quindi involontaria la perdita del lavoro, garantendo l'accesso all'indennità di disoccupazione.
Questo principio vale anche per il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, ad esempio quello derivante da assenze ingiustificate e protratte nel tempo.
Cosa si perde con il licenziamento per giusta causa?
La principale e più immediata conseguenza del licenziamento per giusta causa è la perdita del diritto al periodo di preavviso.
Questo significa che il rapporto di lavoro cessa con effetto immediato, senza che il lavoratore debba continuare a lavorare per il periodo di preavviso previsto dal suo contratto collettivo. Di conseguenza, non viene erogata neanche la relativa indennità sostitutiva del preavviso.
Restano invece pienamente garantiti tutti gli altri diritti maturati, come il Trattamento di Fine Rapporto - TFR, il pagamento delle ferie e dei permessi non goduti.
Quali sono i 5 motivi di licenziamento per giusta causa?
Il licenziamento per giusta causa avviene per una mancanza talmente grave da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro. Ogni caso viene valutato singolarmente, ma alcuni esempi comuni includono:
- Assenza ingiustificata e prolungata dal posto di lavoro.
- Furto di beni aziendali, anche di modico valore.
- Grave insubordinazione o minacce verso superiori o colleghi.
- Falsa malattia o svolgimento di un'altra attività lavorativa durante il periodo di malattia.
- Violazione dell'obbligo di fedeltà, come la divulgazione di informazioni riservate o lo svolgimento di attività in concorrenza con l'azienda.
- Uso improprio degli strumenti di lavoro per fini personali, in violazione delle policy aziendali.
Quanto dura la NASpI per giusta causa?
La durata dell'indennità NASpI non dipende in alcun modo dal motivo del licenziamento.
Il calcolo si basa esclusivamente sulla storia contributiva del lavoratore. La NASpI spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, per una durata massima di 24 mesi.
Come posso licenziarmi per giusta causa e prendere la NASpI?
È importante fare chiarezza su questo punto: un dipendente non "si licenzia per giusta causa", ma può presentare le "dimissioni per giusta causa".
Questo avviene quando il lavoratore è costretto a interrompere il rapporto di lavoro a causa di un comportamento gravissimo da parte del datore di lavoro. Anche in questo caso, essendo la cessazione del rapporto non volontaria ma indotta da terzi, si ha diritto a percepire la NASpI.
Alcuni esempi di dimissioni per giusta causa sono:
- Mancato o ritardato pagamento dello stipendio.
- Molestie sessuali o mobbing sul luogo di lavoro.
- Mancato rispetto delle norme sulla sicurezza.
- Trasferimento del lavoratore senza che sussistano le comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
È meglio licenziarsi o farsi licenziare?
Questa domanda nasconde scenari molto diversi e non esiste una risposta unica.
Licenziarsi volontariamente, senza una giusta causa, preclude l'accesso alla NASpI. Questa scelta offre il pieno controllo sui tempi, ma comporta una perdita economica immediata.
"Farsi licenziare", d'altro canto, garantisce l'accesso alla NASpI, ma implica subire una procedura di licenziamento, che sia per motivi disciplinari o per ragioni oggettive aziendali. Tentare di orchestrare un licenziamento con accordi informali è una pratica rischiosa e sconsigliata.
La scelta migliore dipende unicamente dalla situazione personale, contrattuale e professionale del singolo lavoratore.
Chi si licenzia ha diritto alla disoccupazione nel 2025?
No, in linea generale chi presenta dimissioni volontarie non ha diritto alla NASpI nel 2025.
Le uniche eccezioni a questa regola, come visto, sono le dimissioni per giusta causa e le dimissioni presentate durante il periodo tutelato di maternità. In tutti gli altri casi di dimissioni volontarie, la perdita del lavoro è considerata una scelta del lavoratore e non dà accesso all'indennità.
Quali sono le novità per la disoccupazione a luglio 2025?
Al momento non sono state ufficializzate modifiche sostanziali alla normativa sulla NASpI con una data di decorrenza specifica per luglio 2025.
Tuttavia, il quadro normativo in materia di lavoro è in costante evoluzione. Per avere informazioni aggiornate e precise, è sempre consigliabile fare riferimento alle comunicazioni ufficiali dell'INPS o a fonti qualificate. Le regole su requisiti, importi e durata possono subire variazioni, pertanto è fondamentale verificare lo stato dell'arte al momento della presentazione della domanda.
Hai ancora dubbi sul licenziamento per giusta causa e la NASpI?
Qualora desiderassi valutare la tua situazione specifica o avessi bisogno di un parere esperto, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di licenziamento e nelle richieste di indennità di disoccupazione.



