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    Licenziamento per giusta causa motivi: quando spetta la naspi

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    Potrebbe capitare che la prosecuzione di un rapporto di lavoro diventi insostenibile a causa di gravi inadempienze da parte del datore di lavoro. In queste situazioni, la legge tutela il dipendente, offrendo la possibilità di interrompere il rapporto immediatamente e con pieno diritto ad alcuni sostegni economici. In questo articolo vedremo quali sono i motivi che permettono di rassegnare le dimissioni per giusta causa e come questo dia accesso all'indennità di disoccupazione NASpI.

    Per affrontare la situazione con sicurezza ed evitare errori che potrebbero compromettere i tuoi diritti, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di dimissioni per giusta causa e accesso alla NASpI.

    Quali sono le giuste cause per dimettersi e avere diritto alla naspi?

    Le dimissioni per giusta causa sono un atto con cui il lavoratore decide di interrompere il rapporto di lavoro in modo immediato, senza quindi l'obbligo di dare il preavviso, a fronte di un comportamento del datore di lavoro talmente grave da non consentire la prosecuzione, neanche temporanea, del rapporto stesso.

    Questa modalità di interruzione del contratto dà diritto sia all'indennità di disoccupazione NASpI, poiché la perdita del lavoro è considerata involontaria, sia all'indennità sostitutiva del preavviso a carico dell'azienda.

    I principali motivi riconosciuti dalla legge e dalla giurisprudenza includono:

    • Problemi retributivi: il mancato o ritardato pagamento dello stipendio in modo reiterato, solitamente per almeno tre mensilità.
    • Mancato versamento dei contributi: l'omissione continuativa del versamento dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro.
    • Mobbing e straining: la presenza di comportamenti vessatori, umilianti o di progressivo isolamento sul posto di lavoro.
    • Demansionamento: l'assegnazione a mansioni palesemente inferiori rispetto al proprio livello di inquadramento contrattuale, senza che ci siano motivi validi e legittimi.
    • Molestie sessuali: subire o assistere a comportamenti inappropriati, avances non desiderate o vere e proprie molestie fisiche o verbali.
    • Condotte illecite: la richiesta da parte del datore di lavoro di compiere atti o svolgere mansioni che violano la legge.
    • Gravi carenze di sicurezza: il mancato rispetto delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro, tale da mettere a rischio concreto l'incolumità del dipendente.

    Qual è la differenza tra dimissioni per giusta causa e licenziamento per giusta causa?

    È fondamentale non confondere queste due situazioni, che sono speculari.

    Le dimissioni per giusta causa sono una scelta del lavoratore, causata da una gravissima mancanza del datore di lavoro. In questo caso, è il dipendente che decide di andarsene, e per questo ha diritto alla NASpI e all'indennità di mancato preavviso.

    Il licenziamento per giusta causa, invece, è la sanzione più grave che il datore di lavoro può applicare a un dipendente, a seguito di un comportamento talmente grave da ledere il rapporto di fiducia e non permettere la continuazione del lavoro.

    Chi viene licenziato per giusta causa ha diritto alla disoccupazione?

    Sì. A differenza delle dimissioni volontarie - non motivate da una giusta causa - il licenziamento rappresenta sempre una perdita involontaria del posto di lavoro.

    Per questo motivo, anche il lavoratore licenziato per una sua grave mancanza ha, in linea di principio, diritto a richiedere l'indennità di disoccupazione NASpI, a patto che possieda tutti gli altri requisiti contributivi e lavorativi previsti dalla normativa INPS.

    Come bisogna procedere per dare le dimissioni per giusta causa?

    La procedura per formalizzare le dimissioni per giusta causa è specifica e deve essere seguita con attenzione.

    Le dimissioni devono essere presentate obbligatoriamente in via telematica, tramite il portale del Ministero del Lavoro. Questo può essere fatto autonomamente dal lavoratore, se in possesso delle credenziali di accesso, oppure rivolgendosi a un patronato o a un consulente del lavoro.

    Nella procedura online è essenziale indicare esplicitamente "giusta causa" come motivazione e descrivere in modo sintetico ma chiaro i fatti che hanno portato a questa decisione.

    Per poter poi ottenere la NASpI, l'INPS richiede solitamente la prova che il lavoratore abbia intrapreso un'azione formale contro il datore di lavoro, come una diffida scritta, una denuncia all'Ispettorato del Lavoro o l'avvio di una vera e propria azione legale.

    Che differenza c'è tra giusta causa e giustificato motivo?

    La differenza risiede nella gravità dell'inadempimento e nelle conseguenze sul rapporto di lavoro.

    La giusta causa, come visto, riguarda una mancanza così grave da non consentire la prosecuzione del rapporto neanche per un solo giorno. L'effetto è l'interruzione immediata, senza preavviso.

    Il giustificato motivo, invece, si riferisce a inadempimenti seri ma non così gravi da imporre un'interruzione immediata. In questi casi, sia per il licenziamento sia per le dimissioni, è richiesto il rispetto del periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo.

    Cos'è il licenziamento silenzioso?

    Il termine "licenziamento silenzioso" - o quiet firing in inglese - non ha un valore legale preciso, ma descrive una serie di comportamenti ostili messi in atto dal datore di lavoro per spingere il dipendente a dimettersi spontaneamente.

    Questi comportamenti possono includere l'isolamento, il demansionamento, la mancata assegnazione di compiti o la creazione di un clima di lavoro insostenibile. Spesso, queste stesse azioni possono costituire i presupposti per delle dimissioni per giusta causa.

    Quanto paga il datore di lavoro in caso di licenziamento per giusta causa?

    In caso di licenziamento per giusta causa, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al dipendente tutte le spettanze di fine rapporto maturate, come il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - le ferie e i permessi non goduti.

    Tuttavia, poiché il rapporto si interrompe immediatamente a causa di una colpa del lavoratore, il datore di lavoro non è tenuto a pagare l'indennità sostitutiva del preavviso.

    Hai ancora dubbi sulle dimissioni per giusta causa e la naspi?

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