Licenziamento per giusta causa: rimane traccia e cosa spetta

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    Un licenziamento per giusta causa non lascia una traccia pubblica del motivo: non esiste un registro, un casellario o una scheda dove risulti perché il rapporto è finito. Nelle comunicazioni ufficiali compare solo che il rapporto è cessato per licenziamento, non la condotta contestata. Restano invece intatti i diritti economici maturati, a partire dal TFR.

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    Rimane traccia di un licenziamento per giusta causa?

    I motivi del licenziamento non vengono registrati in alcun archivio consultabile da terzi. La giusta causa resta scritta nella lettera che il datore di lavoro ti consegna e nei documenti del procedimento disciplinare, che sono comunicazioni fra te e l'azienda.

    Non esiste un casellario dei licenziamenti, né una banca dati pubblica che associ il tuo nome a una condotta contestata. La lettera che comunica il licenziamento e ne indica i motivi serve a metterti in condizione di difenderti e, se vuoi, di contestarla davanti al giudice: non viene depositata presso un registro accessibile ad altre aziende.

    Una traccia esiste, ma solo in due sensi:

    • la cessazione del rapporto risulta dalle comunicazioni al sistema del lavoro e dalla tua posizione contributiva, senza il motivo disciplinare;
    • se impugni il licenziamento e la vicenda arriva in tribunale, resta negli atti del procedimento, che però non sono uno strumento di consultazione per i datori di lavoro.

    Dove resta traccia della fine del rapporto di lavoro?

    La fine del rapporto risulta dalle comunicazioni obbligatorie che l'azienda invia al sistema informativo del lavoro e che confluiscono nella scheda del centro per l'impiego. Lì compare la data di cessazione e la causale generica, cioè il licenziamento, non la motivazione.

    Questo dato serve anche a te: è l'elemento che dimostra la perdita involontaria dell'occupazione, condizione per accedere all'indennità di disoccupazione.

    DocumentoCosa risultaCosa non risulta
    Comunicazione di cessazione e scheda del centro per l'impiegoData di fine rapporto e tipo di cessazioneIl fatto contestato e la giusta causa
    Estratto contributivoPeriodi lavorati e contributi versatiIl motivo della cessazione
    Ultima busta paga e certificazione unicaImporti liquidati alla chiusuraLa condotta contestata
    Lettera di licenziamentoI motivi per estesoNulla, resta un documento fra le parti

    Il licenziamento per giusta causa compare nel curriculum?

    No. Il curriculum lo scrivi tu e non sei tenuto a indicare come è finito un rapporto di lavoro: basta la data di inizio e di fine.

    Non c'è alcun obbligo di scrivere se il rapporto si è chiuso per dimissioni, per scadenza del contratto o per licenziamento, né tantomeno di riportare i motivi. Resta invece importante non dichiarare circostanze false su qualifiche, periodi o mansioni: una dichiarazione non veritiera può avere conseguenze sul nuovo rapporto di lavoro.

    Un nuovo datore di lavoro può scoprire perché sei stato licenziato?

    Non può farlo attraverso canali ufficiali. È vietato indagare, anche tramite terzi, su fatti che non sono rilevanti per valutare l'attitudine professionale del candidato.

    Non può nemmeno chiedere liberamente il certificato del casellario giudiziale: la verifica è prevista solo in situazioni particolari, come per chi svolge attività professionali a contatto diretto e regolare con minori, oppure quando è il contratto collettivo a richiederlo per specifiche mansioni.

    Resta il canale informale: un responsabile che chiama un conoscente nell'azienda precedente. È una prassi diffusa, ma chi diffonde informazioni su di te lo fa fuori dalle regole, perché i dati personali di un lavoratore possono essere trattati solo per finalità determinate, esplicite e legittime. Se dalla diffusione di quelle informazioni deriva un danno, puoi reagire.

    Come deve essere comunicato un licenziamento per giusta causa?

    Per iscritto e con l'indicazione dei motivi: un licenziamento solo verbale non è valido. Prima deve esserci una contestazione disciplinare scritta e il tempo per difenderti.

    La sequenza è questa:

    • ricevi la contestazione dell'addebito, che deve descrivere in modo preciso il fatto, quando sarebbe avvenuto e perché viene considerato grave;
    • hai diritto a presentare le tue giustificazioni, anche con l'assistenza di un rappresentante sindacale, e il provvedimento non può essere adottato prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione;
    • solo dopo arriva la lettera di licenziamento, scritta e motivata.

    Il licenziamento ha effetto immediato, perché la giusta causa è il fatto che non consente la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto. Se contesti il provvedimento, è il datore di lavoro a dover provare in giudizio che la giusta causa esiste davvero.

    Cosa spetta e cosa si perde con il licenziamento per giusta causa?

    Spetta tutto quello che hai maturato lavorando, TFR compreso. Si perde solo il preavviso, perché il rapporto si interrompe subito.

    Il trattamento di fine rapporto è dovuto in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, quindi anche quando il licenziamento è disciplinare. Nessuna condotta contestata può cancellarlo.

    VoceSpetta dopo un licenziamento per giusta causa
    TFR maturatoSì
    Ferie e permessi non godutiSì
    Ratei di tredicesima e di eventuale quattordicesimaSì
    Retribuzione dei giorni lavorati nell'ultimo meseSì
    Indennità sostitutiva del preavvisoNo
    NASpI, con i requisiti contributiviSì

    Quanto tempo passa dal licenziamento al pagamento del TFR?

    Di norma il TFR viene liquidato con le competenze finali, insieme all'ultima busta paga. La legge non fissa un termine unico uguale per tutti: sono i contratti collettivi a indicare entro quando devono essere pagate le spettanze di fine rapporto.

    Se hai destinato il TFR a un fondo di previdenza complementare, la somma non passa dall'azienda e i tempi dipendono dalle regole del fondo. Se il datore di lavoro non paga, il credito va rivendicato: il diritto non si estingue il giorno dopo, ma non conviene attendere, perché i crediti di lavoro sono soggetti a prescrizione.

    Spetta la NASpI dopo un licenziamento per giusta causa?

    Sì. Il licenziamento, anche disciplinare, è una perdita involontaria dell'occupazione, quindi non esclude l'indennità di disoccupazione.

    Serve avere almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la cessazione. La domanda va presentata entro 68 giorni dalla fine del rapporto: se la invii entro l'ottavo giorno, la prestazione decorre dall'ottavo giorno successivo alla cessazione, altrimenti dal giorno dopo la domanda.

    L'importo è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni, entro un tetto rivalutato ogni anno, con una riduzione progressiva del 3% al mese dopo i primi mesi di fruizione. La durata è pari alla metà delle settimane contributive degli ultimi quattro anni, fino a un massimo di 24 mesi.

    Entro quando si può impugnare il licenziamento?

    Il termine è breve: 60 giorni dalla comunicazione per l'impugnazione scritta, poi 180 giorni per il deposito del ricorso o la richiesta di conciliazione o arbitrato.

    L'impugnazione può avvenire con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, che manifesti la volontà di contestare il licenziamento. Scaduti quei termini, il diritto decade e il licenziamento non si può più discutere.

    AdempimentoTermine
    Impugnazione scritta del licenziamento60 giorni dalla comunicazione
    Deposito del ricorso o tentativo di conciliazione180 giorni successivi
    Domanda di NASpI68 giorni dalla cessazione

    Se il giudice ritiene il licenziamento illegittimo può ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro oppure riconoscere un'indennità economica legata all'anzianità. Per chi è stato assunto dal 7 marzo 2015 la reintegrazione è prevista in ipotesi più limitate, mentre negli altri casi di illegittimità si ottiene un risarcimento. Pesa molto anche il contratto collettivo: se per quel comportamento è prevista una sanzione più lieve, come la sospensione, il licenziamento rischia di essere sproporzionato. Il tema delle tutele quando il licenziamento risulta illegittimo è approfondito in Articolo 18 licenziamento senza giusta causa: cosa spetta.

    Dimissioni per giusta causa: perché sono un'altra cosa

    Quando sei tu a lasciare il lavoro per un grave inadempimento dell'azienda, non si parla di licenziamento ma di dimissioni per giusta causa. In quel caso il datore di lavoro ti deve anche l'indennità di preavviso.

    L'indennità sostitutiva del preavviso spetta infatti al lavoratore che recede per giusta causa, cioè a chi si dimette, mentre non è dovuta a chi viene licenziato per giusta causa. Resta in ogni caso il TFR maturato. Rientrano in questa ipotesi situazioni come il mancato pagamento ripetuto della retribuzione, le molestie o i comportamenti vessatori, le gravi violazioni in materia di sicurezza. Anche in questo caso la NASpI spetta, a differenza delle dimissioni ordinarie.

    Cosa succede in pratica

    Marta lavora da sei anni in un negozio con un inquadramento che le vale 1.600 euro lordi al mese per quattordici mensilità. A fine settembre riceve una contestazione disciplinare, risponde per iscritto e dieci giorni dopo le viene consegnata la lettera di licenziamento per giusta causa, con effetto immediato.

    Ecco cosa trova nelle competenze finali e cosa può chiedere:

    • TFR: la retribuzione utile annua di 22.400 euro, divisa per 13,5, dà circa 1.659 euro accantonati ogni anno, cioè quasi 9.960 euro lordi per sei anni, ai quali si aggiunge la rivalutazione annua dell'1,5% più il 75% dell'aumento dei prezzi;
    • ferie residue: 10 giorni non goduti, circa 615 euro lordi;
    • ratei: nove dodicesimi di tredicesima, 1.200 euro lordi, più i ratei di quattordicesima;
    • indennità di preavviso: zero, perché il recesso per giusta causa non prevede preavviso.

    Marta presenta la domanda di disoccupazione il quinto giorno dopo la cessazione: la NASpI le decorre dall'ottavo giorno successivo al licenziamento e parte da circa 1.200 euro al mese, cioè il 75% della retribuzione media, per una durata di 24 mesi avendo quattro anni pieni di contributi.

    Nel frattempo manda all'azienda una lettera di impugnazione entro il sessantesimo giorno, perché il contratto collettivo per quel comportamento prevede una sospensione e non il licenziamento. Nel curriculum che invia alle nuove aziende scrive solo il periodo di lavoro: la motivazione del recesso non risulta in alcun documento che un futuro datore di lavoro possa consultare.

    Fonti: Legge 604/1966 · D.lgs. 22/2015 · Legge 300/1970 · D.lgs. 39/2014 · Codice civile · D.lgs. 23/2015 · Unione europea

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