Giusto.

    Indennità licenziamento gmo: calcolo, importi e reintegro

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    Subire un licenziamento per giustificato motivo oggettivo può essere un'esperienza complessa e fonte di grande preoccupazione, soprattutto quando si tratta di comprendere a quale indennità si ha diritto. Le normative cambiano e i parametri per determinare il risarcimento dipendono da diversi fattori, come la data di assunzione e le dimensioni dell'azienda. In questo articolo vedremo insieme come si calcola l'indennità risarcitoria, quali sono gli importi previsti dalla legge e in quali casi è possibile ottenere il reintegro.

    Per affrontare la situazione con la massima chiarezza fin da subito, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e calcolo delle relative indennità.

    Cosa spetta in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo?

    In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo - gmo - il lavoratore ha diritto a tutele che variano in base alla legittimità del recesso comunicato dal datore di lavoro.

    Se il licenziamento è legittimo, il lavoratore ha diritto al preavviso - o alla relativa indennità sostitutiva - al Trattamento di Fine Rapporto - TFR - e all'indennità di disoccupazione NASpI, se ne possiede i requisiti.

    Se invece il licenziamento viene giudicato illegittimo da un giudice, il lavoratore ha diritto a un'indennità risarcitoria e, in casi specifici, anche al reintegro nel posto di lavoro.

    Qual è l'indennità per licenziamento per giustificato motivo oggettivo e come si calcola?

    Il calcolo e l'importo dell'indennità risarcitoria dipendono principalmente dalla data di assunzione del lavoratore e dal numero di dipendenti dell'azienda.

    Per i lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015, si applica il regime delle tutele crescenti previsto dal D.Lgs. 23/2015. Se il giudice dichiara illegittimo il licenziamento per gmo, le conseguenze sono diverse:

    • Vizio motivazionale: se il giudice accerta che non sussistono gli estremi del giustificato motivo oggettivo, condanna il datore di lavoro a pagare un'indennità - non soggetta a contribuzione INPS - di importo pari a mezza mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio. L'importo minimo è di una mensilità, mentre quello massimo è di sei mensilità.
    • Aziende con più di 15 dipendenti: per i lavoratori di aziende che superano questo requisito dimensionale, l'indennità è pari a due mensilità per ogni anno di servizio. L'importo non può essere inferiore a sei mensilità né superiore a trentasei.

    È possibile ottenere il reintegro nel posto di lavoro?

    Sì, in un caso specifico è possibile ottenere il reintegro.

    A seguito della Sentenza della Corte Costituzionale 128/2024, è stata introdotta una tutela maggiore per il lavoratore. Qualora venga dimostrata in giudizio l'insussistenza evidente del fatto materiale posto a base del licenziamento, il giudice applica la reintegrazione nel posto di lavoro.

    Oltre al reintegro, al lavoratore spetta anche un'indennità risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.

    Il licenziamento per gmo dà diritto alla naspi?

    Sì, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo dà diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.

    Questo avviene perché il licenziamento è un atto unilaterale del datore di lavoro che determina uno stato di disoccupazione involontaria, presupposto fondamentale per l'accesso a questa prestazione erogata dall'INPS.

    Quali sono le ipotesi più comuni di licenziamento per gmo?

    Le ragioni del licenziamento per gmo sono sempre legate a motivi economici, organizzativi o produttivi dell'azienda. Non dipendono mai da una condotta del lavoratore.

    Le ipotesi più frequenti includono:

    • Crisi aziendale che comporta una riduzione dei costi del personale.
    • Cessazione dell'attività o di un ramo d'azienda.
    • Soppressione del posto di lavoro a seguito di una riorganizzazione aziendale per ottimizzare i processi.
    • Esternalizzazione di determinate mansioni precedentemente svolte internamente.

    Qual è la procedura per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?

    La procedura che il datore di lavoro deve seguire è rigorosa. In primo luogo, deve comunicare per iscritto il licenziamento al lavoratore, specificando in modo chiaro e dettagliato i motivi oggettivi che hanno portato a questa decisione.

    Il datore di lavoro deve inoltre rispettare il periodo di preavviso previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento. In alternativa, può corrispondere al lavoratore un'indennità sostitutiva del preavviso.

    Che cos'è il licenziamento per giustificato motivo oggettivo ritorsivo?

    Si parla di licenziamento ritorsivo quando il motivo oggettivo addotto dall'azienda è in realtà un pretesto per nascondere l'unica e vera ragione del licenziamento: una vendetta o una rappresaglia nei confronti del lavoratore.

    Se il lavoratore riesce a dimostrare in giudizio la natura ritorsiva del provvedimento, il licenziamento è considerato nullo, con diritto al reintegro nel posto di lavoro e al risarcimento del danno.

    Il datore di lavoro può chiedere un risarcimento danni?

    In linea generale, nel contesto di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, è il lavoratore che può avere diritto a un risarcimento se il recesso è illegittimo.

    Il datore di lavoro potrebbe avanzare una richiesta di risarcimento danni solo in situazioni completamente diverse e non collegate ai motivi del gmo, ad esempio se il lavoratore ha causato un danno specifico e dimostrabile all'azienda attraverso una condotta illecita.

    Hai ancora dubbi sull'indennità per licenziamento gmo?

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