Ricevere una lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo solleva molti dubbi, soprattutto riguardo alla decorrenza del preavviso e ai propri diritti. Sapere da quando inizia e come si calcola questo periodo è fondamentale per comprendere la propria posizione. In questo articolo faremo chiarezza su questo tema, basandoci sui principi affermati dalla giurisprudenza più recente.
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In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, spetta il preavviso?
Sì, il preavviso è un elemento essenziale e obbligatorio in questa tipologia di licenziamento.
Il rapporto di lavoro non si estingue nel momento in cui l'azienda comunica l'intenzione di licenziare, ma solo al termine del periodo di preavviso. Questo principio è stato ribadito anche dalla Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 15513 del 10 giugno 2025 ha chiarito che il rapporto si considera concluso solo alla fine del preavviso, anche se questo viene lavorato normalmente o fruito sotto forma di ferie.
Quanti giorni di preavviso si danno per il licenziamento?
La durata del periodo di preavviso non è fissa per tutti i lavoratori, ma varia in base a diversi fattori, tra cui:
- Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento.
- Il livello di inquadramento del lavoratore.
- L'anzianità di servizio maturata in azienda.
Per conoscere il numero esatto di giorni di preavviso è quindi necessario consultare il proprio CCNL di categoria.
Cosa succede se il datore di lavoro non rispetta il preavviso?
Se il datore di lavoro decide di interrompere immediatamente il rapporto di lavoro, senza concedere il periodo di preavviso lavorato, è tenuto a versare al dipendente una specifica somma.
Questa somma è chiamata "indennità sostitutiva del preavviso" e il suo importo è pari alla retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito se avesse continuato a lavorare durante tutto il periodo di preavviso.
Cosa spetta al lavoratore in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Al termine del rapporto di lavoro, al lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo spettano diverse competenze di fine rapporto, tra cui:
- Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR.
- L'indennità sostitutiva del preavviso, se il preavviso non è stato concesso.
- Il saldo delle ferie e dei permessi non goduti.
- I ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità - se prevista dal CCNL.
- L'indennità di disoccupazione NASpI, se si possiedono i requisiti.
Qual è l'indennità in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Oltre alle competenze di fine rapporto, se il licenziamento viene impugnato e giudicato illegittimo dal giudice, il lavoratore ha diritto a un'indennità risarcitoria.
L'importo di questa indennità varia in base alla data di assunzione e alle dimensioni dell'azienda, ma non può essere inferiore a 6 e superiore a 36 mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.
Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo dà diritto alla NASpI?
Sì, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo dà diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.
Questo accade perché il licenziamento è una forma di perdita involontaria del lavoro, che è il requisito principale per accedere a questo ammortizzatore sociale. Per ottenerla, il lavoratore deve presentare domanda all'INPS entro i termini previsti dalla legge e possedere i requisiti contributivi e lavorativi richiesti.
Qual è la procedura per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Per le aziende con più di 15 dipendenti, la procedura prevede una comunicazione preventiva obbligatoria all'Ispettorato Territoriale del Lavoro e al lavoratore.
L'obiettivo di questa fase è tentare una conciliazione per evitare il licenziamento, ad esempio attraverso il ricollocamento del lavoratore in altre mansioni. Se la conciliazione fallisce o non viene raggiunta un'intesa, l'azienda può procedere con la comunicazione formale di licenziamento.
Quali sono le ipotesi più frequenti di licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Le ragioni alla base di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo sono sempre legate a motivi economici, produttivi o organizzativi dell'azienda. Non dipendono mai da una colpa o da un comportamento del lavoratore.
Le cause più comuni includono:
- Crisi aziendale che impone una riduzione del personale.
- Cessazione dell'attività o di un ramo d'azienda.
- Soppressione di una specifica postazione di lavoro o di una mansione.
- Riorganizzazione aziendale per migliorare l'efficienza, che rende superflua una certa figura professionale.
Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è una giusta causa?
No, sono due concetti molto diversi.
Il licenziamento per giusta causa avviene per una grave mancanza del lavoratore - un comportamento talmente serio da non consentire la prosecuzione, neanche temporanea, del rapporto. In questo caso, il licenziamento è immediato e senza preavviso.
Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, invece, non deriva da alcuna colpa del dipendente, ma da esigenze dell'azienda. Per questo motivo, la legge impone l'obbligo del preavviso.
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