Ricevere una lettera di licenziamento può essere un'esperienza destabilizzante, e comprendere la differenza tra giustificato motivo soggettivo e oggettivo è il primo passo per capire quali sono i tuoi diritti. In questa guida troverai informazioni chiare basate sulle normative del lavoro italiane.
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Qual è la differenza tra licenziamento per giustificato motivo oggettivo e soggettivo?
Nel diritto del lavoro italiano, il licenziamento si basa principalmente su due categorie distinte, che devono essere sempre comunicate in forma scritta.
La differenza fondamentale risiede nella causa della cessazione del rapporto. Il giustificato motivo soggettivo riguarda una condotta colpevole del dipendente, mentre il giustificato motivo oggettivo è legato a ragioni economiche o di riorganizzazione aziendale.
Quando il licenziamento è per giustificato motivo soggettivo?
Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo – spesso abbreviato in GMS – si verifica in presenza di un notevole inadempimento da parte del lavoratore rispetto ai suoi obblighi contrattuali.
Non si tratta di una mancanza lieve, ma di un comportamento che compromette il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, pur non essendo così grave da impedire la prosecuzione temporanea del rapporto durante il periodo di preavviso.
Quali sono le motivazioni per un licenziamento per giustificato motivo soggettivo?
Le cause che possono portare a un licenziamento di questo tipo sono legate direttamente alla condotta del dipendente. Alcuni esempi includono:
- Insubordinazione nei confronti dei superiori.
- Assenze ingiustificate e reiterate dal posto di lavoro.
- Uno scarso rendimento prolungato e imputabile al lavoratore.
Qual è l'iter del licenziamento per giustificato motivo soggettivo?
Trattandosi di un licenziamento di natura disciplinare, la legge prevede una procedura precisa a garanzia del lavoratore. L'iter si articola in questi passaggi:
- Contestazione scritta: il datore di lavoro deve comunicare per iscritto al dipendente gli addebiti specifici.
- Termine a difesa: il lavoratore ha un termine – solitamente di 5 giorni – per presentare le proprie giustificazioni o controdeduzioni.
- Decisione finale: solo dopo aver valutato le difese del lavoratore, l'azienda può procedere con la comunicazione del licenziamento.
In questo tipo di licenziamento, il preavviso è sempre dovuto. Ciò significa che il lavoratore continua a prestare servizio per il periodo previsto dal contratto collettivo oppure riceve un'indennità sostitutiva.
Quali sono le conseguenze del licenziamento per giustificato motivo soggettivo?
La principale conseguenza è la cessazione del rapporto di lavoro al termine del periodo di preavviso o con il pagamento della relativa indennità.
Il lavoratore ha la possibilità di impugnare il licenziamento, di norma entro 60 giorni dalla sua comunicazione. Le tutele applicabili in caso di licenziamento illegittimo dipendono da diversi fattori, come l'anzianità di servizio e il numero di dipendenti dell'azienda.
Come funziona il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo – o GMO – non dipende in alcun modo dal comportamento del lavoratore. La sua causa è sempre legata a ragioni che riguardano l'attività produttiva, l'organizzazione del lavoro e il suo regolare funzionamento.
Un elemento chiave di questo tipo di licenziamento è il cosiddetto obbligo di repêchage. Prima di procedere, il datore di lavoro ha il dovere di verificare e dimostrare l'impossibilità di ricollocare il dipendente in altre mansioni disponibili in azienda, anche di livello inferiore.
Anche in questo caso, il preavviso è dovuto, oppure deve essere corrisposta l'indennità sostitutiva.
Quali sono le ipotesi più frequenti di licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Le situazioni che possono legittimare un licenziamento per GMO sono varie e devono essere reali e verificabili. Le più comuni sono:
- Una crisi economica aziendale che impone una riduzione dei costi.
- La soppressione del posto di lavoro o della specifica mansione.
- La chiusura di un intero reparto o di una sede aziendale.
Per le aziende con più di 15 dipendenti e per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, è inoltre obbligatorio attivare una procedura di conciliazione preventiva presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo dà diritto alla NASpI?
Sì, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, essendo una forma di cessazione involontaria del rapporto di lavoro, consente di accedere all'indennità di disoccupazione NASpI, a patto di possedere i requisiti contributivi e lavorativi richiesti dalla legge.
Qual è l'indennità in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
L'eventuale indennità riconosciuta al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo non è fissa, ma dipende da elementi specifici come l'anzianità di servizio e le dimensioni dell'azienda.
La normativa di riferimento e le tutele applicabili variano in base alla data di assunzione del dipendente, distinguendo principalmente tra il regime precedente e quello introdotto dal Jobs Act.
Licenziamento per giustificato motivo soggettivo e giusta causa, quali sono le differenze?
È importante non confondere il giustificato motivo soggettivo con la giusta causa.
La giusta causa si verifica quando l'inadempimento del lavoratore è talmente grave da non consentire la prosecuzione, neanche temporanea, del rapporto di lavoro. La conseguenza principale è il licenziamento immediato, o in tronco, senza alcun preavviso.
La differenza fondamentale sta quindi nella gravità della condotta e, di conseguenza, nell'obbligo o meno di concedere il preavviso.
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