Se hai ricevuto una lettera di contestazione disciplinare o temi di poter subire un licenziamento, è normale sentirsi disorientati e preoccupati per il proprio futuro. In questo articolo troverai una guida chiara per comprendere cos'è il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, quali sono le sue cause e quale procedura deve essere rispettata.
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Che cos'è il licenziamento per giustificato motivo soggettivo?
Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo - spesso abbreviato in GMS - è un provvedimento di natura disciplinare.
Viene adottato dal datore di lavoro quando il dipendente commette un "notevole inadempimento" degli obblighi previsti dal suo contratto di lavoro.
Qual è la differenza con la giusta causa?
La differenza principale risiede nella gravità del comportamento contestato al lavoratore.
Nel licenziamento per giustificato motivo soggettivo, l'inadempimento non è così grave da interrompere immediatamente e in modo definitivo il rapporto di fiducia con l'azienda.
Per questo motivo, a differenza del licenziamento per giusta causa, il lavoratore ha sempre diritto al periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo di riferimento.
Quali sono le cause più comuni di licenziamento per giustificato motivo soggettivo?
Le ragioni alla base di questo tipo di licenziamento sono sempre legate a una condotta colpevole del lavoratore. Tra le casistiche più frequenti rientrano:
- Insubordinazione nei confronti dei superiori.
- Grave negligenza nello svolgimento delle proprie mansioni.
- Ripetute assenze ingiustificate dal posto di lavoro.
- Abuso dei permessi retribuiti, come quelli previsti dalla legge 104.
Qual è l'iter che l'azienda deve seguire?
Trattandosi di un licenziamento disciplinare, il datore di lavoro è obbligato a seguire una procedura rigorosa, senza la quale il provvedimento può essere annullato.
L'iter prevede una contestazione formale e scritta degli addebiti, seguita da un periodo di tempo concesso al lavoratore per presentare le proprie giustificazioni. Solo dopo aver valutato queste ultime, l'azienda può procedere con l'eventuale licenziamento.
La violazione di queste regole procedurali può portare all'illegittimità del licenziamento.
È diverso dal licenziamento disciplinare?
No, non c'è una vera differenza.
Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo è, a tutti gli effetti, una delle due tipologie di licenziamento disciplinare, insieme a quello per giusta causa. Entrambi nascono da un comportamento del lavoratore e richiedono il rispetto di una procedura formale.
Quali sono le conseguenze per il lavoratore?
Le conseguenze dipendono dalla validità del provvedimento.
Se il licenziamento è legittimo, il rapporto di lavoro cessa con diritto al preavviso.
Se invece, in un eventuale giudizio, si dimostra che il fatto materiale contestato non sussiste, il giudice può annullare il licenziamento. In questo caso, l'azienda viene condannata a reintegrare il lavoratore nel suo posto di lavoro e a versargli un'indennità a titolo di risarcimento.
Spetta la disoccupazione NASpI?
Sì, il licenziamento per giustificato motivo soggettivo dà diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.
Il lavoratore può presentare la domanda all'INPS, a condizione che possieda tutti gli altri requisiti di legge previsti per accedere a questa prestazione.
È possibile convertire un licenziamento per giusta causa?
In alcuni casi, sì.
Se un lavoratore impugna un licenziamento per giusta causa, il giudice potrebbe ritenerlo un provvedimento sproporzionato rispetto alla gravità del fatto commesso.
In una situazione simile, il giudice ha la facoltà di "convertire" il licenziamento, riqualificandolo da giusta causa a giustificato motivo soggettivo, con conseguenze diverse per il lavoratore - per esempio in termini di preavviso.
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