Se stai pensando di lasciare il tuo attuale posto di lavoro, è fondamentale conoscere i passaggi corretti per formalizzare la tua decisione. In questo articolo troverai una guida chiara sulla procedura telematica obbligatoria per rassegnare le dimissioni in modo corretto, evitando errori che potrebbero costarti parte della liquidazione. Per affrontare questo passaggio con la massima sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di dimissioni e procedure di lavoro.
Quali sono le procedure per licenziarsi online?
In Italia, per un lavoratore dipendente di un'azienda privata, l'unico modo valido per rassegnare le proprie dimissioni è attraverso una procedura telematica obbligatoria. Questa procedura va eseguita sul portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, chiamato Servizi Lavoro.
Hai due possibilità per completare questo adempimento:
- In autonomia, accedendo al portale tramite le tue credenziali SPID o con la Carta d'Identità Elettronica - CIE.
- Con l'assistenza gratuita di un soggetto abilitato, come un patronato, un'organizzazione sindacale o un consulente del lavoro.
Esistono però delle eccezioni a questa regola. La procedura telematica non si applica se rientri in una di queste categorie:
- Dipendenti del settore pubblico.
- Lavoratori domestici, come colf e badanti.
- Genitori lavoratori durante il periodo protetto, che include la gravidanza e fino al compimento dei tre anni del bambino, per cui è necessaria la convalida dell'Ispettorato del Lavoro.
Cosa bisogna fare prima di inviare le dimissioni telematiche?
Prima di accedere al portale e avviare la procedura, è essenziale prepararsi per assicurarsi che tutto si svolga senza intoppi.
I due passaggi preliminari sono:
- Verificare il preavviso: consulta il tuo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - per sapere quanti giorni di preavviso devi rispettare. Se non lo rispetti, l'azienda ha il diritto di trattenere una penale, chiamata indennità di mancato preavviso, dalla tua ultima busta paga.
- Recuperare i dati necessari: assicurati di avere a portata di mano il codice fiscale del tuo datore di lavoro - lo trovi su una qualsiasi busta paga -, un indirizzo PEC valido dell'azienda a cui inviare la comunicazione e la data di decorrenza delle dimissioni, che corrisponde al giorno successivo al tuo ultimo giorno effettivo di lavoro.
Come si compilano e inviano le dimissioni volontarie?
Una volta raccolte tutte le informazioni, la procedura sul portale del Ministero è piuttosto lineare e si articola in pochi passaggi.
Ecco cosa devi fare:
- Accedi alla tua area riservata del portale Servizi Lavoro.
- Cerca e compila il modulo online chiamato "Dimissioni Volontarie", inserendo i dati relativi al tuo rapporto di lavoro.
- Invia il modulo compilato. Una volta inviato, il sistema genera un documento in formato PDF con un codice identificativo e una marca temporale, che viene notificato automaticamente all'Ispettorato del Lavoro e all'indirizzo PEC del tuo datore di lavoro.
Ricorda che hai 7 giorni di tempo dalla data di invio per ripensarci. Se decidi di non voler più lasciare il lavoro, puoi revocare la pratica attraverso lo stesso portale.
L'azienda può rifiutare le dimissioni volontarie?
No, il datore di lavoro non può rifiutare le tue dimissioni. Le dimissioni sono un atto unilaterale, ovvero una decisione che spetta unicamente al lavoratore e non richiede l'accettazione da parte dell'azienda per essere valida.
L'unico aspetto che l'azienda può contestare è il mancato rispetto del periodo di preavviso previsto dal CCNL, applicando la relativa trattenuta economica.
Cosa paga il datore di lavoro in caso di dimissioni?
Al termine del rapporto di lavoro per dimissioni volontarie, il datore di lavoro è tenuto a corrisponderti le spettanze di fine rapporto con l'ultima busta paga.
Queste includono:
- La retribuzione per i giorni lavorati nel mese finale.
- Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - maturato.
- I ratei di ferie e permessi non goduti.
- Le mensilità aggiuntive maturate, come la tredicesima e l'eventuale quattordicesima.
È meglio licenziarsi o farsi licenziare?
Questa è una domanda comune la cui risposta dipende dagli obiettivi personali del lavoratore. Non esiste una scelta migliore in assoluto, ma ci sono differenze sostanziali da considerare.
- Licenziarsi - dimissioni volontarie: offre il pieno controllo sulla decisione e sui tempi, permettendo di gestire la transizione verso un nuovo lavoro. Tuttavia, salvo casi di dimissioni per giusta causa, non dà diritto all'indennità di disoccupazione NASpI.
- Farsi licenziare: subire un licenziamento da parte dell'azienda permette, se si hanno i requisiti, di accedere alla NASpI. D'altro canto, significa perdere il controllo sulla situazione e sui tempi di uscita dall'azienda.
Cos'è il licenziamento silenzioso?
Il "licenziamento silenzioso", o quiet firing, non è una procedura formale di interruzione del rapporto di lavoro, ma un comportamento messo in atto dal datore di lavoro.
Consiste nel marginalizzare progressivamente un dipendente con l'obiettivo di spingerlo a dare le dimissioni volontarie. Questo può avvenire togliendogli incarichi di responsabilità, escludendolo da progetti e comunicazioni importanti o negandogli opportunità di crescita e formazione.
Hai ancora dubbi sulla procedura di licenziamento e sulle dimissioni?
Qualora desiderassi un parere sulla tua situazione specifica o volessi essere sicuro di gestire correttamente ogni passaggio, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di dimissioni e licenziamento.