La perdita del lavoro è un momento delicato, pieno di incertezze soprattutto riguardo al sostegno economico. La NASpI - Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego - rappresenta un'ancora di salvezza fondamentale, ma non è sempre garantita.
In questo articolo, faremo chiarezza sui casi specifici in cui un licenziamento non dà diritto alla NASpI e analizzeremo le novità previste per il 2026.
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Quando uno viene licenziato ha diritto alla NASpI?
In linea generale, sì. Il principio fondamentale della NASpI è quello di fornire un sostegno al reddito ai lavoratori che hanno perso involontariamente la propria occupazione.
Un licenziamento, sia esso per giustificato motivo oggettivo - come una crisi aziendale - o per giustificato motivo soggettivo, rientra nella casistica della perdita involontaria del lavoro.
Per accedere all'indennità, il lavoratore deve comunque possedere i requisiti contributivi e lavorativi richiesti dalla normativa, come avere almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione.
Quando uno si licenzia ha diritto alla NASpI?
Normalmente, chi presenta le proprie dimissioni volontarie non ha diritto alla NASpI, poiché la perdita del lavoro non è considerata involontaria.
Esistono però delle importanti eccezioni a questa regola. Si ha diritto alla disoccupazione anche in caso di dimissioni presentate per giusta causa, ovvero quando la decisione di lasciare il lavoro è determinata da un comportamento grave del datore di lavoro che non consente la prosecuzione del rapporto.
Alcuni esempi di giusta causa sono:
- Il mancato pagamento della retribuzione.
- Le molestie sessuali sul luogo di lavoro.
- Il mobbing.
- Un peggioramento notevole delle mansioni lavorative.
- Lo spostamento del lavoratore verso un'altra sede senza che vi siano comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive.
Inoltre, la NASpI spetta anche alla lavoratrice madre che si dimette durante il periodo tutelato di maternità.
Quali sono i casi in cui non si ha diritto alla NASpI?
Ricapitolando, il diritto all'indennità di disoccupazione viene negato principalmente quando mancano i presupposti di base richiesti dall'INPS.
I principali scenari in cui la NASpI non spetta sono:
- Dimissioni volontarie, ad eccezione di quelle per giusta causa.
- Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, salvo specifiche procedure di conciliazione protetta che la legge equipara alla perdita involontaria del lavoro.
- Mancato raggiungimento del requisito contributivo minimo di 13 settimane negli ultimi quattro anni.
- Raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o per la pensione anticipata.
- Licenziamento avvenuto durante il periodo di prova, se non si soddisfano i requisiti contributivi.
Quali sono le nuove regole per il licenziamento e la NASpI nel 2026?
Le normative in materia di lavoro sono in continua evoluzione. Per quanto riguarda il 2026, l'attenzione si concentra principalmente sulle modifiche al cosiddetto "ticket di licenziamento".
Questo ticket è un contributo che i datori di lavoro sono tenuti a versare all'INPS per ogni interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato che dà diritto alla NASpI.
Le nuove regole previste per il 2026 puntano a un aggiornamento di questo contributo, con l'obiettivo di rendere più onerosi i licenziamenti e incentivare la stabilità occupazionale. Sebbene non impatti direttamente il diritto del lavoratore a percepire l'indennità, questa misura influenzerà le strategie aziendali in materia di gestione del personale.
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