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    Licenziamento retroattivo e Naspi: i termini per la domanda

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    Un licenziamento retroattivo, magari a seguito di un procedimento disciplinare, può generare molta incertezza riguardo alla domanda di disoccupazione NASpI, soprattutto per quanto riguarda i termini di presentazione. La retrodatazione, infatti, può creare un conflitto con le scadenze imposte dall'INPS. In questo articolo chiariamo come funziona e quali sono i passaggi da seguire per tutelare i tuoi diritti.

    Per affrontare la situazione con sicurezza ed evitare errori che potrebbero compromettere la tua richiesta, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti e domande di NASpI.

    Entro quanti giorni si deve presentare la domanda di NASpI?

    La regola generale stabilita dall'INPS è chiara: la domanda per l'indennità di disoccupazione NASpI deve essere presentata entro un termine di 68 giorni.

    Questo termine decorre dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

    Per avere diritto alla NASpI, oltre alla perdita involontaria del lavoro, è necessario soddisfare altri requisiti, tra cui:

    • Avere almeno 13 settimane di contributi versati nei quattro anni che precedono l'inizio della disoccupazione.
    • Aver accumulato almeno 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti la perdita del lavoro.

    Il licenziamento può essere retroattivo e creare problemi con la NASpI?

    Sì, e questo è il nodo centrale della questione. Secondo la Legge n. 92/2012, un licenziamento disciplinare può avere effetto retroattivo, facendo coincidere la data di cessazione del rapporto con quella della contestazione degli addebiti.

    Questo può creare un grave problema con i termini della NASpI.

    Se, ad esempio, la contestazione è avvenuta tre mesi prima della comunicazione effettiva del licenziamento, l'INPS potrebbe far decorrere i 68 giorni da quella data remota. Di conseguenza, la tua domanda di disoccupazione verrebbe considerata tardiva e quindi respinta.

    Tuttavia, la giurisprudenza tende a proteggere il lavoratore, stabilendo che il termine di 68 giorni dovrebbe iniziare a decorrere dal momento in cui la lettera di licenziamento viene formalmente consegnata o notificata, e non dalla data retroattiva.

    Cosa fare per non perdere la NASpI in caso di licenziamento retroattivo?

    Se ti trovi in questa situazione, è fondamentale agire con metodo per non rischiare di perdere il diritto all'indennità.

    Ecco i passaggi consigliati:

    • Verifica con attenzione le date: Calcola i 68 giorni partendo dal giorno esatto in cui hai ricevuto fisicamente la comunicazione di licenziamento. Questa è la data che, secondo la giurisprudenza, fa fede.
    • Presenta subito la domanda: Non attendere. Invia la richiesta all'INPS il prima possibile dopo aver ricevuto la lettera. Puoi farlo in autonomia sul portale INPS - usando SPID, CIE o CNS - oppure rivolgerti a un Patronato per evitare errori.
    • Prepara un eventuale ricorso: Se l'INPS dovesse respingere la domanda per "mancato rispetto dei termini" a causa della retrodatazione, è fortemente consigliato impugnare il diniego. Per farlo, puoi chiedere supporto a un sindacato o a un avvocato del lavoro.

    Da quando decorre il pagamento della NASpI?

    L'indennità di disoccupazione non è immediatamente attiva. Di norma, il pagamento della NASpI decorre dall'ottavo giorno successivo alla data di cessazione del lavoro.

    Esiste però un'eccezione importante che riguarda proprio i licenziamenti disciplinari. In questi casi, l'INPS fa partire il sussidio dal trentesimo giorno successivo alla data di presentazione della domanda.

    Quali licenziamenti non danno diritto alla NASpI?

    Il presupposto fondamentale per accedere alla NASpI è che la perdita del lavoro sia involontaria.

    Di conseguenza, il tipo di cessazione del rapporto che generalmente non dà diritto alla disoccupazione è la dimissione volontaria da parte del lavoratore.

    Un licenziamento, anche se per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo - come quello disciplinare - è sempre considerato un atto unilaterale del datore di lavoro e, quindi, una perdita involontaria dell'impiego. Per questo motivo, dà comunque diritto a richiedere e ottenere la NASpI, a patto di rispettare tutti i requisiti e i termini.

    Hai ancora dubbi su licenziamento retroattivo e NASpI?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire quali sono i prossimi passi da compiere per non perdere il diritto alla disoccupazione, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto. Ti permetterà di parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in ricorsi contro l'INPS e in procedure di licenziamento.

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