Ricevere una lettera di licenziamento può essere un momento di grande incertezza, soprattutto quando si hanno dubbi sulla sua legittimità. Se ti trovi in questa situazione, è fondamentale conoscere i tuoi diritti e le tutele previste dalla legge.
In questo articolo analizzeremo nel dettaglio cosa prevede la normativa in caso di licenziamento senza giusta causa, con un focus specifico sul risarcimento spettante al lavoratore e sulle modalità di calcolo. Per affrontare la situazione con la massima sicurezza ed evitare errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare in modo gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al diritto del lavoro.
Cosa succede se vieni licenziato senza giusta causa?
Un licenziamento intimato dal datore di lavoro senza una giusta causa o un giustificato motivo è considerato illegittimo. In questo caso, il lavoratore ha il diritto di opporsi.
La prima azione da compiere è l'impugnazione del licenziamento. Questa deve essere fatta entro un termine preciso: 60 giorni dalla data in cui si riceve la comunicazione scritta del licenziamento.
A seguito dell'impugnazione, a seconda delle specifiche circostanze del rapporto di lavoro, si possono aprire diversi scenari per il lavoratore. Le tutele principali previste dalla legge sono:
- La reintegrazione nel posto di lavoro.
- Un risarcimento economico.
La scelta tra le due opzioni e l'entità della tutela dipendono da vari fattori, come la data di assunzione e le dimensioni dell'azienda.
Quanto spetta per un licenziamento senza giusta causa?
L'ammontare del risarcimento non è fisso, ma varia in base a elementi ben precisi. La normativa di riferimento, infatti, è cambiata nel tempo, creando una distinzione fondamentale basata sulla data di assunzione del dipendente.
I fattori chiave che determinano l'importo del risarcimento sono:
- La data di assunzione: se prima o dopo il 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del Jobs Act.
- Le dimensioni dell'azienda: se occupa più o meno di 15 dipendenti.
- L'anzianità di servizio del lavoratore.
In generale, per i lavoratori assunti con contratto a tutele crescenti - ovvero dopo il 7 marzo 2015 - la tutela consiste quasi sempre in un'indennità economica. Per i lavoratori assunti prima di tale data, invece, possono ancora trovare applicazione le tutele previste dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che includono la possibilità di reintegrazione.
Come si calcola il risarcimento per licenziamento illegittimo?
Il calcolo dell'indennità risarcitoria segue regole diverse a seconda della data di assunzione.
Per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 in aziende con più di 15 dipendenti, il calcolo è il seguente:
- L'indennità è pari a 2 mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio.
- L'importo non può essere inferiore a 6 mensilità.
- L'importo non può superare le 36 mensilità.
Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, la situazione è più articolata. Se il giudice accerta l'illegittimità del licenziamento, il lavoratore può avere diritto, a sua scelta, a:
- La reintegrazione nel posto di lavoro, più un'indennità per il danno subito.
- Un'indennità sostitutiva della reintegrazione, pari a 15 mensilità.
Nei casi in cui non si applica la reintegrazione, il risarcimento del danno è compreso tra un minimo di 12 e un massimo di 24 mensilità.
Quanto costa licenziare un dipendente senza giusta causa?
Il costo per il datore di lavoro che effettua un licenziamento illegittimo corrisponde, in buona parte, al risarcimento che dovrà versare al dipendente. A questa cifra si aggiungono le eventuali spese legali.
Riprendendo il calcolo per gli assunti dopo il Jobs Act, il costo per l'azienda sarà pari a due mensilità per ogni anno di anzianità del dipendente, con il minimo e il massimo già visti.
Oltre a questo, il datore di lavoro è tenuto a versare all'INPS il cosiddetto "ticket di licenziamento", un contributo necessario per finanziare l'indennità di disoccupazione NASpI a cui il lavoratore avrà diritto.
Il datore di lavoro può chiedere un risarcimento danni?
Sì, ma si tratta di una circostanza completamente separata e indipendente dalla procedura di licenziamento. Il datore di lavoro può agire legalmente contro un ex dipendente per chiedere un risarcimento solo se ha subito un danno dimostrabile a causa di un comportamento illecito del lavoratore.
Questo non ha nulla a che vedere con la legittimità o meno del licenziamento subito dal dipendente. Alcuni esempi di situazioni in cui un'azienda potrebbe chiedere un risarcimento includono:
- Violazione del patto di non concorrenza dopo la fine del rapporto.
- Sottrazione di beni aziendali o grave danneggiamento delle attrezzature.
- Dimissioni senza il rispetto del periodo di preavviso previsto dal contratto.
Hai ancora dubbi sul licenziamento senza giusta causa?
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