Licenziamento senza giusta causa sopra 15 dipendenti: tutele

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    Se hai ricevuto un licenziamento che ritieni privo di una giusta causa e lavori in un'azienda con più di 15 dipendenti, le tutele a cui hai diritto dipendono soprattutto dalla tua data di assunzione. Le regole distinguono infatti tra chi è stato assunto prima e chi dopo il 7 marzo 2015.

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    Quali tutele spettano in un'azienda con più di 15 dipendenti?

    Le tutele in caso di licenziamento illegittimo cambiano in base alla data in cui sei stato assunto a tempo indeterminato. L'elemento chiave che determina le conseguenze per il datore di lavoro, e quindi i tuoi diritti, è se la tua assunzione è avvenuta prima o dopo il 7 marzo 2015.

    Per le assunzioni avvenute da quella data in poi, la tutela principale è un risarcimento economico. Per le assunzioni precedenti, invece, la protezione è più ampia e può includere, in alcuni casi, la reintegrazione nel posto di lavoro. Il limite di 15 dipendenti si calcola nell'unità produttiva o nel comune, oppure 60 in totale a livello nazionale.

    Cosa cambia per chi è stato assunto dopo il 7 marzo 2015?

    Se sei stato assunto a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015, in caso di licenziamento illegittimo ti spetta un'indennità risarcitoria. Il rapporto di lavoro si estingue e non è prevista la reintegrazione, salvo casi eccezionali.

    L'indennità è calcolata in base alla tua anzianità di servizio e non è soggetta a contributi previdenziali. La reintegrazione nel posto di lavoro è limitata a casi specifici e molto gravi:

    • Licenziamento discriminatorio.
    • Licenziamento nullo, per esempio per causa di matrimonio o legato alla maternità o paternità.
    • Licenziamento comunicato solo a voce, senza un atto scritto.
    • Licenziamento disciplinare in cui viene provata in giudizio l'insussistenza del fatto materiale che ti è stato contestato.
    • Licenziamento per inidoneità fisica o psichica del lavoratore.

    Cosa cambia per chi è stato assunto prima del 7 marzo 2015?

    Se invece sei stato assunto prima del 7 marzo 2015, si applica la disciplina precedente. In questo caso, le tutele sono più ampie e il giudice ha maggiore discrezionalità nel disporre la reintegrazione nel posto di lavoro.

    Se il licenziamento è illegittimo, il giudice può ordinare la reintegrazione, ad esempio se il fatto contestato non sussiste o se rientra tra quelli punibili con una sanzione meno grave del licenziamento. Insieme alla reintegrazione, è previsto un risarcimento del danno e il versamento dei contributi. In altre ipotesi di illegittimità, il giudice può stabilire il pagamento di un'indennità economica.

    A quanto ammonta l'indennità per licenziamento illegittimo?

    L'importo dell'indennità varia a seconda della data di assunzione e della gravità del vizio del licenziamento. I criteri di calcolo sono diversi.

    Data di assunzioneImporto dell'indennità
    Dopo il 7 marzo 2015Un'indennità che il giudice stabilisce tra un minimo di 6 e un massimo di 36 mensilità. Il criterio di calcolo basato solo sull'anzianità di servizio è stato infatti dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale.
    Prima del 7 marzo 2015Un'indennità compresa tra 12 e 24 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto.

    È prevista la reintegrazione nel posto di lavoro?

    Sì, la reintegrazione è prevista, ma le condizioni per ottenerla sono molto diverse a seconda della data di assunzione. È una tutela forte, che il giudice applica solo in determinate circostanze.

    Per chi è stato assunto dopo il 7 marzo 2015, la reintegrazione è un'eccezione, limitata ai casi più gravi come il licenziamento discriminatorio, nullo, orale o basato su un fatto materiale inesistente.

    Per chi è stato assunto prima di tale data, le possibilità di reintegrazione sono maggiori. Il giudice può disporla non solo per i vizi più gravi, ma anche quando ritiene che il fatto contestato, pur essendo accaduto, non fosse così grave da giustificare un licenziamento.

    Come e quando si contesta il licenziamento?

    Per contestare un licenziamento devi agire entro termini precisi, altrimenti perdi il diritto di farlo. La procedura si svolge in due passaggi obbligatori.

    Per prima cosa, devi comunicare per iscritto al datore di lavoro la tua volontà di contestare il licenziamento. Questa comunicazione deve essere inviata entro 60 giorni da quando hai ricevuto la lettera di licenziamento. Dopodiché, hai 180 giorni di tempo dalla data di invio della contestazione per depositare il ricorso in tribunale oppure per avviare un tentativo di conciliazione.

    L'azienda può licenziare senza motivo?

    No, un'azienda non può licenziare un dipendente senza un motivo valido e dimostrabile. Ogni licenziamento deve basarsi su una giusta causa, legata a un comportamento molto grave del lavoratore, o su un giustificato motivo.

    Il giustificato motivo può essere:

    • Soggettivo, se riguarda un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del lavoratore.
    • Oggettivo, se dipende da ragioni economiche, produttive o organizzative dell'azienda.

    Un licenziamento comunicato senza uno di questi motivi è considerato illegittimo e dà diritto alle tutele che abbiamo visto.

    Cosa succede in pratica

    Marco è un impiegato assunto a tempo indeterminato il 1° giugno 2018 in un'azienda con 50 dipendenti. La sua ultima retribuzione utile per il calcolo del TFR è di 2.000 euro. Il 30 giugno 2024 riceve una lettera di licenziamento per giustificato motivo, ma ritiene che le ragioni indicate non siano reali.

    Marco si rivolge a un avvocato, che lo aiuta a impugnare il licenziamento entro 60 giorni, quindi entro il 29 agosto 2024. Successivamente, entro i 180 giorni successivi, deposita il ricorso in tribunale.

    Il giudice, valutata la situazione, dichiara il licenziamento illegittimo. Poiché Marco è stato assunto dopo il 7 marzo 2015, ha diritto a un'indennità. Al momento del licenziamento, Marco ha un'anzianità di servizio di 6 anni. Poiché il criterio che legava l'indennità alla sola anzianità di servizio è stato dichiarato incostituzionale, il giudice stabilirà un risarcimento tenendo conto di vari elementi, come l'anzianità stessa, le dimensioni dell'azienda e il comportamento delle parti. L'importo sarà compreso tra un minimo di 6 e un massimo di 36 mensilità: nel caso di Marco, tra 12.000 e 72.000 euro.

    Fonti: Legge 300/1970 · D.lgs. 151/2001 · D.lgs. 23/2015 · Legge 604/1966 · Codice civile

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