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    Ticket naspi tempo determinato: quando è dovuto?

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    La conclusione di un rapporto di lavoro, specialmente a tempo determinato, solleva spesso dubbi su obblighi e contributi a carico del datore di lavoro. Tra questi, uno dei più discussi è il cosiddetto ticket NASpI, o contributo di licenziamento. In questo articolo facciamo chiarezza su quando è dovuto questo contributo, con un focus specifico sui contratti a termine.

    Per affrontare la situazione con la massima certezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di contributi legati alla cessazione dei rapporti di lavoro.

    Il ticket naspi è dovuto alla scadenza di un contratto a tempo determinato?

    No, il contributo di licenziamento non è dovuto quando un contratto di lavoro a tempo determinato giunge alla sua scadenza naturale.

    Il ticket NASpI, infatti, è un onere previsto dalla legge esclusivamente per le interruzioni involontarie dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, che danno diritto alla prestazione di disoccupazione per il lavoratore.

    Esiste un'eccezione per i contratti a termine?

    Sì, esiste un unico caso in cui il datore di lavoro è tenuto a versare il contributo per un contratto a termine.

    Questa situazione si verifica quando, al termine di un periodo di apprendistato, il datore di lavoro decide di non trasformare il rapporto in un contratto a tempo indeterminato.

    Quando il datore di lavoro deve pagare il ticket di licenziamento?

    Il datore di lavoro è tenuto a versare il ticket NASpI all'INPS in tutti i casi di licenziamento di un lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato.

    Questo obbligo scatta per ogni interruzione che, in linea teorica, darebbe al lavoratore il diritto di accedere alla NASpI.

    Qual è l'importo del ticket naspi per un licenziamento?

    L'importo del contributo è calcolato in base all'anzianità aziendale del lavoratore negli ultimi tre anni. Le regole principali sono le seguenti:

    • Calcolo base: il contributo è fissato al 41% del massimale mensile NASpI per ogni 12 mesi di anzianità.
    • Importo annuo: sulla base dei valori attuali, con un massimale mensile di 1.584,70 euro, il ticket ammonta a 649,73 euro per ogni anno di lavoro, che corrispondono a circa 54,14 euro per ogni mese.
    • Tetto massimo: il calcolo si applica fino a un massimo di 3 anni di anzianità, per un importo totale che non può superare 1.949,19 euro.
    • Modalità di pagamento: l'importo va versato in un'unica soluzione tramite modello F24, entro il giorno 16 del secondo mese successivo a quello della cessazione del rapporto.

    Cosa si paga invece per i contratti a tempo determinato?

    Al posto del ticket di licenziamento, per i contratti a termine il datore di lavoro versa un'aliquota contributiva maggiorata, che serve proprio a finanziare la NASpI.

    Questo contributo aggiuntivo è pari all'1,4% della retribuzione imponibile del lavoratore. In caso di rinnovo del contratto a tempo determinato, è previsto un ulteriore incremento dello 0,5%.

    In quali casi non è dovuto il ticket naspi?

    Riepilogando, il ticket NASpI non è dovuto dal datore di lavoro in diversi scenari, i principali dei quali sono:

    • La naturale scadenza di un contratto di lavoro a tempo determinato.
    • Le dimissioni volontarie del lavoratore.
    • La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

    Hai ancora dubbi sul ticket naspi e il contratto a tempo determinato?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica o avere un quadro più chiaro degli obblighi del datore di lavoro, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di cessazione dei contratti di lavoro e nei relativi oneri contributivi.

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