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    Licenziamento: cause, procedura e diritti

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    Ricevere una lettera di licenziamento è un evento complesso e spesso stressante, che solleva molte domande sulla sua validità e sulle conseguenze. Sapere perché un datore di lavoro può interrompere un rapporto di lavoro, quale iter deve seguire e quali tutele sono previste per il dipendente è fondamentale.

    In questo articolo analizzeremo in modo chiaro e semplice le cause che possono portare a un licenziamento, la procedura che il datore di lavoro deve seguire e i diritti che spettano al lavoratore.

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    Quando il datore di lavoro ti può licenziare?

    Un datore di lavoro non può licenziare un dipendente senza una motivazione valida e riconosciuta dalla legge. Le cause di licenziamento si dividono principalmente in tre categorie, che riguardano sia i contratti a tempo determinato - solo per giusta causa - sia quelli a tempo indeterminato.

    Le motivazioni legittime sono:

    • Licenziamento per giusta causa. Avviene quando il lavoratore compie un atto talmente grave da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro. In questo caso, il licenziamento ha effetto immediato, senza preavviso. Esempi includono furto in azienda, grave insubordinazione, violenza o reiterate assenze ingiustificate.
    • Licenziamento per giustificato motivo soggettivo. È determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del lavoratore. A differenza della giusta causa, la sua gravità non è tale da impedire la prosecuzione temporanea del rapporto durante il periodo di preavviso. Un esempio tipico è lo scarso rendimento o il mancato rispetto delle direttive aziendali.
    • Licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Dipende da ragioni legate all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro o al suo regolare funzionamento. Rientrano in questa categoria i licenziamenti dovuti a una crisi aziendale, alla chiusura di un reparto o alla soppressione di una specifica mansione.

    Qual è la procedura per il licenziamento?

    Affinché un licenziamento sia valido, il datore di lavoro deve rispettare una procedura formale molto precisa.

    Salvo rare eccezioni, il licenziamento deve essere comunicato in forma scritta al lavoratore. La lettera deve contenere in modo chiaro e specifico i motivi che hanno portato alla decisione. Una motivazione generica o assente rende il licenziamento illegittimo.

    Nei casi di licenziamento per giustificato motivo - soggettivo o oggettivo - il datore di lavoro è tenuto a concedere al dipendente un periodo di preavviso, la cui durata è stabilita dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicato.

    Se il datore di lavoro decide di non far lavorare il dipendente durante questo periodo, deve corrispondergli la cosiddetta indennità sostitutiva del preavviso.

    Nel licenziamento per giusta causa, invece, non è previsto alcun preavviso e il rapporto di lavoro cessa immediatamente.

    A cosa ha diritto un lavoratore che viene licenziato?

    Un lavoratore che subisce un licenziamento, anche se per giusta causa, matura una serie di diritti economici e tutele.

    I principali sono:

    • Trattamento di Fine Rapporto - TFR. È una somma di denaro che spetta sempre al lavoratore alla cessazione del rapporto, calcolata in base alla retribuzione e agli anni di servizio.
    • Indennità sostitutiva del preavviso. Spetta quando il datore di lavoro decide di interrompere subito il rapporto in caso di licenziamento per giustificato motivo.
    • Ferie e permessi non goduti. Il lavoratore ha diritto al pagamento dei giorni di ferie e dei permessi maturati e non ancora fruiti.
    • Indennità di disoccupazione NASpI. Se il licenziamento non è avvenuto per volontà del lavoratore, e se si possiedono i requisiti contributivi richiesti, è possibile presentare domanda all'INPS per ricevere l'indennità di disoccupazione.
    • Diritto di impugnazione. Se il lavoratore ritiene che il licenziamento sia illegittimo, ingiusto o discriminatorio, può impugnarlo entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta.

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