Ricevere una comunicazione di licenziamento, o doverla predisporre come datore di lavoro, rappresenta un momento estremamente delicato e complesso del rapporto lavorativo. Le regole da seguire sono precise e un errore può avere conseguenze significative.
In questa guida completa vedremo nel dettaglio cos'è un provvedimento di licenziamento, quali sono le diverse tipologie previste dalla legge e le procedure che devono essere rispettate affinché sia valido.
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Cos’è esattamente un provvedimento di licenziamento?
Il provvedimento di licenziamento è l'atto formale con cui il datore di lavoro decide unilateralmente di porre fine al rapporto di lavoro con un proprio dipendente.
Per essere valido, questo atto deve obbligatoriamente avere forma scritta e contenere le motivazioni specifiche che hanno portato a tale decisione.
La comunicazione delle ragioni è fondamentale, perché permette al lavoratore di comprendere le cause del licenziamento e, se lo ritiene opportuno, di difendersi impugnando il provvedimento. Un licenziamento comunicato solo verbalmente o privo di motivazione è, di norma, da considerarsi illegittimo.
Quali sono i principali tipi di licenziamento?
La legge italiana distingue principalmente tre categorie di licenziamento individuale, basate sulla gravità e sulla natura della motivazione:
- Licenziamento per giusta causa: È la forma più grave e scatta in seguito a un comportamento del lavoratore talmente serio da non consentire la prosecuzione, neanche per un solo giorno, del rapporto di lavoro. In questo caso, il licenziamento ha effetto immediato, senza preavviso.
- Licenziamento per giustificato motivo soggettivo: Avviene a causa di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore. A differenza della giusta causa, la mancanza non è così grave da impedire la prosecuzione temporanea del rapporto, pertanto è previsto l'obbligo di preavviso.
- Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: Non dipende da una colpa del lavoratore, ma da ragioni legate all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro o al suo regolare funzionamento. Rientrano in questa categoria i licenziamenti per crisi aziendale o per la soppressione di una specifica mansione.
Quali regole segue un licenziamento disciplinare?
Il licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo rientrano nella categoria dei licenziamenti disciplinari, poiché sanzionano un comportamento del dipendente.
Salvo i casi di gravità tale da richiedere un allontanamento immediato, la procedura prevede passaggi obbligati.
Prima di poter inviare la lettera di licenziamento, il datore di lavoro deve inviare una lettera di contestazione di addebito, descrivendo in modo dettagliato i fatti contestati.
Il lavoratore ha poi 5 giorni di tempo per presentare le proprie giustificazioni. Solo dopo aver valutato - o ignorato - la difesa del dipendente, il datore di lavoro può procedere con l'eventuale provvedimento di licenziamento.
E per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Anche il licenziamento per motivi economici-organizzativi segue regole precise.
Prima di procedere, il datore di lavoro ha il cosiddetto obbligo di ripescaggio - in inglese repechage.
Ciò significa che deve verificare la possibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni equivalenti o anche inferiori presenti in azienda, pur di salvaguardare il posto di lavoro. Solo se questa ricollocazione è impossibile, il licenziamento può essere considerato legittimo.
Cosa si rischia se il provvedimento è illegittimo?
Se un licenziamento viene impugnato e il giudice lo dichiara illegittimo perché privo di una valida motivazione o perché non sono state rispettate le procedure, le conseguenze per il datore di lavoro variano.
Le sanzioni possono andare dal pagamento di un'indennità risarcitoria, calcolata sulla base di diversi fattori, fino all'ordine di reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro, previsto però solo nei casi di maggiore gravità.
Chi subisce un licenziamento disciplinare ha diritto alla NASpI?
Sì, il lavoratore licenziato per motivi disciplinari - sia per giusta causa che per giustificato motivo soggettivo - ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.
Questo perché il diritto alla NASpI è legato allo stato di disoccupazione involontaria, e il licenziamento, anche se causato da un comportamento del dipendente, è considerato un atto unilaterale e involontario dal punto di vista del lavoratore che lo subisce.
Cosa significa "licenziare un testo" o "un documento"?
È importante non fare confusione con un'altra accezione del verbo "licenziare".
Nel linguaggio editoriale o burocratico, "licenziare un testo" significa approvarlo in via definitiva, dargli la forma finale e autorizzarne la stampa o la pubblicazione.
Questo significato non ha alcun collegamento con il diritto del lavoro e con l'interruzione del rapporto lavorativo.
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Se la tua situazione richiede un approfondimento o se hai ricevuto un provvedimento che ritieni ingiusto, è importante agire nel modo corretto e tempestivo.
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