Giusto.

    Malattia per depressione: chi paga e quanto spetta

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    Affrontare un periodo di depressione mentre si lavora è una sfida complessa e conoscere i propri diritti riguardo allo stipendio e al mantenimento del posto di lavoro è fondamentale per gestire la situazione con maggiore serenità. La legge italiana tutela il lavoratore, riconoscendo la depressione come una malattia a tutti gli effetti.

    In questo articolo vedremo insieme chi è tenuto a pagare lo stipendio durante l'assenza per malattia e a quanto ammonta l'indennità prevista.

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    La depressione è considerata una malattia a tutti gli effetti?

    Sì, la depressione è riconosciuta dal nostro ordinamento come una vera e propria malattia.

    Questo significa che, se diagnosticata da un medico, dà diritto al lavoratore di assentarsi dal posto di lavoro e di ricevere una tutela economica, esattamente come avviene per qualsiasi altra patologia che impedisce di svolgere la propria attività lavorativa.

    Chi paga lo stipendio durante la malattia per depressione?

    Durante il periodo di assenza per depressione, lo stipendio non è interamente a carico del datore di lavoro. Il pagamento è gestito principalmente dall'INPS, che eroga un'indennità di malattia.

    Il datore di lavoro, a seconda del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - applicato, potrebbe essere tenuto a integrare la somma versata dall'INPS.

    I primi tre giorni di malattia, definiti "periodo di carenza", sono solitamente a carico dell'azienda, ma anche in questo caso le modalità dipendono dal CCNL di riferimento.

    Quanto spetta di stipendio durante la malattia per depressione?

    L'indennità di malattia corrisposta dall'INPS non copre il 100% della retribuzione. L'importo erogato viene calcolato in percentuale sulla retribuzione media giornaliera del lavoratore.

    Nello specifico, l'indennità è pari al:

    • 50% della retribuzione media giornaliera dal 1° al 90° giorno di malattia.
    • 66,66% della retribuzione media giornaliera dal 91° giorno fino alla guarigione.

    Lo stipendio viene pagato sempre al 100%?

    Non sempre. Come abbiamo visto, l'INPS copre solo una parte della retribuzione.

    Tuttavia, molti Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro prevedono un'integrazione a carico del datore di lavoro. Questa integrazione serve a colmare la differenza tra l'indennità INPS e lo stipendio pieno, garantendo al lavoratore di ricevere fino al 100% della sua normale retribuzione per un certo periodo di tempo.

    Per conoscere l'esatta percentuale e la durata dell'integrazione, è indispensabile consultare il proprio CCNL.

    Per quanti mesi si può stare in malattia per depressione senza perdere il lavoro?

    Il diritto a conservare il posto di lavoro durante l'assenza per malattia non è illimitato. Esiste un limite massimo di giorni di assenza consentiti, chiamato "periodo di comporto".

    Superato questo limite, il datore di lavoro ha la facoltà di procedere con il licenziamento.

    La durata del periodo di comporto non è uguale per tutti, ma varia in base a due fattori principali: il CCNL applicato e l'anzianità di servizio del dipendente.

    La malattia per depressione è soggetta a visita fiscale?

    Sì, anche l'assenza per depressione è soggetta alle visite mediche di controllo, comunemente note come visite fiscali, disposte dall'INPS.

    Il lavoratore ha l'obbligo di rimanere reperibile presso il proprio domicilio durante le fasce orarie previste dalla legge. Per i dipendenti del settore privato, le fasce di reperibilità sono:

    • dalle ore 10:00 alle ore 12:00
    • dalle ore 17:00 alle ore 19:00

    Esistono delle eccezioni. Il medico curante può infatti indicare nel certificato medico che l'uscita dal domicilio sia benefica per la guarigione del paziente, fornendo una giustificazione per un'eventuale assenza durante la visita fiscale.

    Se mi licenzio per depressione ho diritto alla disoccupazione?

    In linea generale, chi si dimette volontariamente non ha diritto all'indennità di disoccupazione NASpI.

    Esiste però un'importante eccezione: le dimissioni per giusta causa. Se la depressione è stata causata da condizioni di lavoro insostenibili - come mobbing, demansionamento o burnout - il lavoratore può dimettersi per giusta causa.

    In questo caso, le dimissioni sono equiparate a un licenziamento e il lavoratore ha pieno diritto a richiedere e ottenere la NASpI. Dimostrare il nesso tra la malattia e l'ambiente di lavoro è un processo complesso che richiede un'attenta valutazione dei fatti.

    Hai ancora dubbi sulla malattia per depressione e lo stipendio?

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