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    Malattia professionale e comporto: calcolo e tutele

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    Affrontare una malattia professionale può generare preoccupazione, soprattutto riguardo alla conservazione del proprio posto di lavoro. Sapere come funziona il periodo di comporto in questi casi è fondamentale per comprendere i propri diritti. In questo articolo faremo chiarezza sul tema, spiegando come viene calcolato questo periodo e quali tutele specifiche sono previste per il lavoratore.

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    La malattia professionale rientra nel periodo di comporto?

    La regola generale è che le assenze dovute a una malattia professionale, riconosciuta dall'INAIL, rientrano nel calcolo dei giorni di comporto. Il comporto è il periodo massimo di assenza per malattia durante il quale il lavoratore ha diritto a conservare il suo posto.

    Tuttavia, esistono eccezioni molto importanti. I giorni di assenza non possono essere conteggiati ai fini del licenziamento se la malattia professionale è stata causata da una violazione delle norme sulla sicurezza e prevenzione da parte del datore di lavoro.

    Inoltre, molti Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL prevedono tutele aggiuntive, come un "comporto prolungato" o l'esclusione totale di queste assenze dal calcolo, proprio perché derivano dall'attività lavorativa svolta.

    Come si calcola la durata del periodo di comporto?

    Non esiste una durata unica del periodo di comporto stabilita per legge. La sua estensione dipende da due fattori principali:

    • Il CCNL applicato al rapporto di lavoro, che stabilisce i limiti massimi di assenza, ad esempio 180 giorni in un anno solare oppure un periodo di 6 o 12 mesi.
    • L'anzianità di servizio del lavoratore, poiché spesso la durata del comporto aumenta in proporzione agli anni di lavoro presso la stessa azienda.

    Per conoscere l'esatta durata prevista nel tuo caso, è indispensabile consultare il CCNL di riferimento.

    Quali diritti economici si hanno durante la malattia professionale?

    Durante l'assenza per malattia professionale, il lavoratore ha diritto a ricevere un sostegno economico per sopperire alla mancanza di retribuzione. Questo sostegno è composto da due elementi:

    • Un'indennità erogata dall'INAIL, che copre una percentuale della retribuzione giornaliera.
    • Un'eventuale integrazione da parte del datore di lavoro, se prevista dal CCNL, che può arrivare a coprire l'intero importo dello stipendio.

    Cosa succede se si supera il periodo di comporto?

    Una volta esauriti tutti i giorni di assenza previsti dal comporto, il datore di lavoro ha la facoltà di procedere con il licenziamento per superamento del periodo di comporto.

    Si tratta di un motivo di licenziamento legittimo, a condizione che non ricorrano specifiche eccezioni.

    Quando il licenziamento per superamento del comporto è illegittimo?

    Il licenziamento non è valido e può essere impugnato in alcune circostanze precise. Le principali sono:

    • Quando si riesce a dimostrare che la malattia professionale è una diretta conseguenza di inadempienze del datore di lavoro riguardo alle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro.
    • Quando il CCNL applicato prevede l'obbligo per l'azienda di verificare la possibilità di riassegnare il lavoratore a mansioni differenti e compatibili con il suo stato di salute, prima di poter procedere al licenziamento.

    Cosa accade dopo il riconoscimento della malattia professionale da parte dell'INAIL?

    Il riconoscimento ufficiale da parte dell'INAIL è il passaggio che attiva tutte le tutele previste.

    Una volta accertata l'origine professionale della patologia, il lavoratore ha diritto a ricevere l'indennità economica per i giorni di assenza e a beneficiare delle eventuali disposizioni di favore sul calcolo del periodo di comporto previste dal suo contratto collettivo.

    Hai ancora dubbi su malattia professionale e comporto?

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