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    Manifestazioni art. 18: storia e chi l'ha modificato

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    Le manifestazioni per la difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sono state tra le più imponenti della storia repubblicana italiana, portando in piazza milioni di persone per proteggere la tutela contro i licenziamenti illegittimi. Se stai cercando di capire meglio questi eventi storici e le modifiche che hanno cambiato il mondo del lavoro, in questo articolo ripercorreremo la storia di queste mobilitazioni e vedremo chi ha modificato la norma nel tempo.

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    In che cosa consiste l'articolo 18?

    L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è una norma fondamentale che ha introdotto una specifica tutela per i lavoratori in caso di licenziamento illegittimo.

    Il suo principio cardine è la cosiddetta "tutela reale".

    Questo significa che, qualora un giudice accertasse l'illegittimità del licenziamento, il datore di lavoro sarebbe obbligato a reintegrare il lavoratore nel suo posto di lavoro, oltre a risarcirgli il danno subito.

    Qual è la storia delle manifestazioni per l'articolo 18?

    Le mobilitazioni sindacali a difesa dell'articolo 18 hanno segnato la storia recente del nostro Paese, con scioperi e cortei di dimensioni storiche. I momenti più significativi sono stati:

    • La grande mobilitazione del 2002: Il 23 marzo 2002, la CGIL guidata da Sergio Cofferati organizzò a Roma, presso il Circo Massimo, una manifestazione che radunò circa 3 milioni di persone. L'obiettivo era contrastare il tentativo del Governo Berlusconi di modificare la norma.
    • Le proteste del 2012: Contro la riforma del lavoro del Governo Monti, nota come Legge Fornero, la CGIL proclamò nuove giornate di sciopero, arrivando a indire fino a 16 ore di sciopero generale per opporsi alla forte limitazione della reintegra sul posto di lavoro.
    • Le piazze contro il Jobs Act: Tra il 2014 e il 2015, l'approvazione del Jobs Act da parte del Governo Renzi scatenò nuove proteste. La CGIL portò in piazza fino a un milione di persone per contestare la quasi totale eliminazione della tutela reale a favore di un sistema basato su indennizzi economici.

    Chi ha modificato l'articolo 18?

    Nel corso degli anni, diversi governi hanno modificato la portata e l'applicazione dell'articolo 18. I due interventi legislativi più incisivi sono stati:

    • Il Governo Monti con la Legge Fornero del 2012, che ha ridotto le casistiche in cui era previsto l'obbligo di reintegro.
    • Il Governo Renzi con il Jobs Act tra il 2014 e il 2015, che ha di fatto superato il sistema della reintegra per i nuovi assunti, sostituendolo con un meccanismo di indennizzo economico crescente con l'anzianità di servizio.

    L'articolo 18 è stato tolto?

    No, l'articolo 18 non è stato formalmente abolito o tolto, ma il suo campo di applicazione è stato drasticamente ridotto dalle riforme.

    Per i lavoratori assunti con contratto a tutele crescenti dopo il 7 marzo 2015, la tutela della reintegra sul posto di lavoro si applica solo in casi molto specifici e gravi, come i licenziamenti discriminatori o nulli.

    Nella maggior parte delle altre ipotesi di licenziamento illegittimo, la tutela è diventata economica.

    Cosa prevede il jobs act in caso di licenziamento?

    Il Jobs Act ha introdotto il contratto a tutele crescenti, che in caso di licenziamento illegittimo prevede principalmente il diritto del lavoratore a ricevere un indennizzo economico.

    Questo indennizzo è commisurato all'anzianità di servizio maturata in azienda. L'idea di base è che la protezione contro il licenziamento "cresce" con il passare del tempo che il lavoratore trascorre nella stessa impresa.

    Chi rientra ancora oggi nella tutela dell'articolo 18?

    La tutela reale prevista dalla versione originale dell'articolo 18 continua ad applicarsi principalmente ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato prima del 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del Jobs Act.

    Per i lavoratori assunti dopo tale data, come accennato, la reintegra è limitata a pochissime e specifiche fattispecie di licenziamento.

    Quanto tolgono dallo stipendio per uno sciopero?

    La partecipazione a uno sciopero comporta la sospensione della prestazione lavorativa e, di conseguenza, della retribuzione.

    L'importo trattenuto dallo stipendio è proporzionale alle ore di astensione dal lavoro. Se un lavoratore sciopera per un'intera giornata, gli verrà detratta la paga corrispondente a quella giornata.

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