Il trasferimento in una sede di lavoro molto distante da casa può rappresentare un cambiamento significativo e talvolta insostenibile. Se ti trovi in questa situazione e stai valutando le dimissioni, è fondamentale sapere che in alcuni casi specifici potresti avere diritto all’indennità di disoccupazione NASpI. In questo articolo chiariamo i punti chiave del messaggio INPS 369/2018.
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Cosa stabilisce il messaggio INPS 369 del 2018?
Il messaggio INPS numero 369 del 26 gennaio 2018 fornisce un chiarimento fondamentale: le dimissioni presentate da un lavoratore a seguito di un trasferimento deciso dal datore di lavoro possono essere considerate per giusta causa.
Questo significa che, sebbene sia il lavoratore a interrompere il rapporto di lavoro, la sua decisione è motivata da una modifica sostanziale e unilaterale delle condizioni contrattuali. Di conseguenza, lo stato di disoccupazione che ne deriva è considerato involontario e dà diritto a percepire l'indennità NASpI, a patto che sussistano determinate condizioni.
Quando le dimissioni per trasferimento danno diritto alla NASpI?
Le dimissioni a seguito di un trasferimento sono equiparate a quelle per giusta causa, e quindi permettono l'accesso alla NASpI, quando la nuova sede di lavoro supera una certa distanza. Nello specifico, si deve verificare almeno una di queste due condizioni:
- La nuova sede si trova a più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore.
- La nuova sede non è raggiungibile in 80 minuti o meno utilizzando i mezzi di trasporto pubblico.
Se il trasferimento imposto dalla tua azienda rientra in uno di questi due casi, le tue eventuali dimissioni ti daranno diritto a richiedere l'indennità di disoccupazione.
Quali sono le condizioni per un trasferimento legittimo?
È importante sapere che un datore di lavoro può trasferire un dipendente solo in presenza di "comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive", come previsto dalla legge. Se queste ragioni mancano, il trasferimento può essere considerato illegittimo.
Tuttavia, ai fini dell'accesso alla NASpI, la legittimità del trasferimento non è il fattore decisivo. Il diritto all'indennità scatta per il semplice fatto che la nuova sede supera i limiti di distanza o tempo di percorrenza stabiliti, a prescindere dalle motivazioni aziendali.
È possibile accedere alla NASpI anche con una risoluzione consensuale?
Sì, il messaggio INPS 369/2018 estende il diritto alla NASpI anche ai casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
Questa situazione si verifica tipicamente nell'ambito di una procedura di conciliazione, quando il lavoratore si rifiuta di accettare un trasferimento che supera i limiti dei 50 km o degli 80 minuti di viaggio. In questo scenario, l'accordo tra le parti per terminare il contratto dà comunque accesso all'indennità di disoccupazione.
Cosa succede se l'INPS respinge la domanda di NASpI?
Nonostante la chiarezza della normativa, può capitare che una domanda di NASpI presentata per queste motivazioni venga respinta dall'INPS.
In caso di rigetto, il lavoratore ha il diritto di presentare un ricorso giudiziale per veder riconosciuto il proprio diritto. Esistono infatti diverse sentenze, come quella del Tribunale di Torino n. 429 del 2023, che hanno confermato l'orientamento del messaggio INPS, condannando l'istituto a erogare l'indennità.
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