Ricevere una comunicazione di licenziamento, o trovarsi in una situazione lavorativa che non è più sostenibile, può generare molta confusione e incertezza. È una fase delicata in cui conoscere i propri diritti e doveri diventa fondamentale. In questo articolo esploreremo cosa significa licenziamento per giusta causa, quali sono i motivi che possono determinarlo e le differenze con le dimissioni presentate dal lavoratore.
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Che cos'è esattamente il licenziamento per giusta causa?
Il licenziamento per giusta causa è il provvedimento disciplinare più grave che un datore di lavoro possa adottare nei confronti di un dipendente.
Secondo l'articolo 2119 del Codice Civile, si verifica quando il comportamento del lavoratore è così grave da non consentire la prosecuzione, nemmeno temporanea, del rapporto di lavoro.
La caratteristica principale di questa forma di licenziamento è che avviene in tronco, ovvero senza alcun preavviso, a causa della rottura immediata e irrimediabile del vincolo di fiducia tra le parti.
Quali sono i motivi e gli esempi più comuni?
Le condotte che possono portare a un licenziamento per giusta causa sono numerose e dipendono dalla gravità del fatto commesso. Tra gli esempi più frequenti troviamo:
- Frode e reati in azienda: come il furto di beni aziendali, la contraffazione di documenti, timbrare il cartellino per un collega assente o l'utilizzo illecito di rimborsi spese.
- Falsa malattia o abuso di permessi: ad esempio, simulare uno stato di malattia per svolgere un'altra attività lavorativa oppure usare in modo fraudolento i permessi previsti dalla Legge 104/92.
- Gravi violazioni e insubordinazione: come il danneggiamento volontario di macchinari e beni aziendali, il rifiuto reiterato e ingiustificato di eseguire le direttive dei superiori, o l'uso di violenza fisica e minacce verso colleghi o il datore di lavoro.
- Lesione dell'immagine aziendale: include la diffamazione grave dell'azienda, dei suoi prodotti o dei suoi vertici, specialmente se resa pubblica attraverso i social media o altri canali di comunicazione.
- Concorrenza sleale: consiste nello svolgere, durante il rapporto di lavoro, attività in favore di un'impresa concorrente, violando così l'obbligo di fedeltà previsto dal contratto.
E se invece è il dipendente a voler interrompere il rapporto di lavoro?
È importante non fare confusione. Se è il lavoratore a voler interrompere il contratto a causa di gravi inadempienze da parte del datore di lavoro, non si parla di licenziamento, ma di dimissioni per giusta causa.
Anche in questo caso, l'interruzione del rapporto è immediata e senza preavviso. I motivi che giustificano questa scelta includono:
- Mancato o ritardato pagamento dello stipendio.
- Episodi di mobbing o straining.
- Molestie sessuali sul luogo di lavoro.
- Demansionamento, ovvero l'assegnazione a mansioni inferiori rispetto a quelle pattuite.
Chi si dimette per giusta causa ha diritto alla disoccupazione?
Sì. A differenza delle dimissioni volontarie, le dimissioni per giusta causa sono considerate una perdita involontaria del lavoro.
Per questo motivo, il lavoratore che si dimette a causa di una grave mancanza del datore di lavoro ha diritto a richiedere l'indennità di disoccupazione NASpI, presentando apposita domanda all'INPS.
Qual è la differenza con il licenziamento per giustificato motivo?
Il licenziamento per giustificato motivo si distingue dalla giusta causa per la minore gravità della condotta del dipendente - giustificato motivo soggettivo - o per ragioni legate all'organizzazione aziendale - giustificato motivo oggettivo.
A differenza della giusta causa, questa tipologia di licenziamento prevede sempre un periodo di preavviso.
Chi ha un contratto a tempo indeterminato può essere licenziato?
Sì, avere un contratto a tempo indeterminato non protegge dal licenziamento.
Il rapporto di lavoro può essere interrotto in qualsiasi momento dal datore di lavoro, a condizione che sussista una giusta causa o un giustificato motivo, soggettivo oppure oggettivo.
Hai ancora dubbi sul licenziamento per giusta causa?
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