Logo Giusto

    Licenziamento per giusta causa: motivi, casi ed esempi

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo

    Avvocato 1Avvocato 2Avvocato 3Avvocato 4

    Affrontare un licenziamento o temere di subirne uno è una situazione delicata che genera ansia e incertezza. Comprendere le regole che lo governano è il primo passo per proteggere i propri diritti. In questo articolo troverai una spiegazione chiara di cos'è il licenziamento per giusta causa, quali sono i motivi che possono provocarlo e alcuni esempi concreti previsti dalla legge.

    Per affrontare la situazione con sicurezza e consapevolezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti e diritto del lavoro.

    Cos'è il licenziamento per giusta causa?

    Il licenziamento per giusta causa è il provvedimento disciplinare più grave che un datore di lavoro possa adottare.

    Si tratta di un'interruzione immediata del rapporto di lavoro, che avviene senza alcun preavviso.

    Questa decisione, secondo l'articolo 2119 del Codice Civile, è possibile solo quando il comportamento del dipendente è talmente grave da compromettere in modo irrimediabile e definitivo il rapporto di fiducia con l'azienda.

    Quali sono i motivi per cui si può essere licenziati per giusta causa?

    I motivi che giustificano un licenziamento in tronco sono legati a condotte del lavoratore che violano in modo profondo gli obblighi di diligenza, obbedienza e fedeltà.

    Non si tratta di semplici mancanze o errori, ma di atti che rendono impossibile la prosecuzione, anche solo temporanea, del rapporto di lavoro.

    Le casistiche sono varie e vengono valutate singolarmente, ma riguardano sempre inadempimenti di notevole gravità.

    Quali sono alcuni esempi pratici di licenziamento per giusta causa?

    Le condotte che possono portare a un licenziamento per giusta causa sono molteplici. Gli esempi più comuni includono:

    • Frode e reati: come il furto di beni aziendali, la contraffazione di documenti o l'utilizzo illecito di rimborsi spese.
    • Falsa malattia o abuso di permessi: per esempio simulare uno stato di malattia per svolgere un'altra attività lavorativa o usare in modo fraudolento i permessi previsti dalla Legge 104/92.
    • Gravi violazioni e insubordinazione: come il danneggiamento volontario di macchinari e attrezzature, il rifiuto ripetuto e ingiustificato di eseguire gli ordini legittimi dei superiori, oppure l'uso di minacce e violenza fisica verso colleghi o dirigenti.
    • Lesione dell'immagine aziendale: per esempio la diffamazione grave dell'azienda, dei suoi prodotti o dei suoi vertici, soprattutto se fatta pubblicamente o attraverso i social media.
    • Concorrenza sleale: ovvero svolgere un'attività lavorativa in favore di un'impresa concorrente, violando l'obbligo di fedeltà verso il proprio datore di lavoro.

    Che differenza c’è tra giusta causa e giustificato motivo?

    È importante non confondere il licenziamento per giusta causa con quello per giustificato motivo.

    La giusta causa, come abbiamo visto, deriva da un fatto talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto neanche per un giorno. Per questo motivo, il licenziamento è immediato e senza preavviso.

    Il giustificato motivo, invece, si riferisce a notevoli inadempimenti degli obblighi contrattuali del lavoratore - giustificato motivo soggettivo - o a ragioni legate all'attività produttiva e all'organizzazione del lavoro - giustificato motivo oggettivo. In questi casi, il datore di lavoro è tenuto a dare un periodo di preavviso al dipendente.

    Un lavoratore con contratto a tempo indeterminato può essere licenziato?

    Sì, anche chi ha un contratto a tempo indeterminato può essere licenziato.

    Il contratto a tempo indeterminato offre maggiori tutele rispetto ad altre forme contrattuali, ma non protegge il lavoratore da un licenziamento qualora si verifichino le condizioni per una giusta causa o un giustificato motivo.

    E se invece è il lavoratore a voler interrompere il rapporto di lavoro?

    Attenzione a non fare confusione. Se è il dipendente a voler interrompere il contratto di lavoro in tronco, a causa di gravi mancanze da parte del datore di lavoro, non si parla di licenziamento.

    In questo caso, la procedura corretta è quella delle dimissioni per giusta causa.

    I motivi possono includere il mancato pagamento dello stipendio, il mobbing, le molestie sul luogo di lavoro o il demansionamento. Presentando le dimissioni per giusta causa, il lavoratore ha diritto a ricevere l'indennità di disoccupazione NASpI.

    Come si dimostra la giusta causa di licenziamento?

    L'onere della prova spetta sempre al datore di lavoro.

    Questo significa che, in caso di contestazione da parte del lavoratore, l'azienda deve essere in grado di dimostrare in modo inequivocabile i fatti che hanno portato alla rottura del vincolo di fiducia e all'interruzione del rapporto di lavoro. La procedura di solito inizia con una lettera di contestazione disciplinare.

    Cos'è il licenziamento silenzioso?

    Il licenziamento silenzioso - in inglese "quiet firing" - non è una vera e propria forma di licenziamento giuridicamente riconosciuta.

    Si tratta piuttosto di un insieme di comportamenti ostili messi in atto dal datore di lavoro - come l'esclusione da progetti, la mancata assegnazione di compiti o l'isolamento del dipendente - con lo scopo di spingere il lavoratore a dare le dimissioni volontariamente.

    Hai ancora dubbi sul licenziamento per giusta causa?

    Qualora desiderassi valutare il tuo caso specifico o avessi bisogno di comprendere meglio le procedure da seguire, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di licenziamento per giusta causa.

    Parla con un avvocato

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo

    Avvocato 1Avvocato 2Avvocato 3Avvocato 4