Di norma, chi presenta dimissioni volontarie non ha diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione. Esiste però un’importante eccezione a tutela della genitorialità, che garantisce alla lavoratrice madre un sostegno economico anche in caso di interruzione volontaria del rapporto di lavoro.
Se stai valutando di dare le dimissioni entro il primo anno di vita di tuo figlio, in questo articolo troverai una guida chiara su quando ti spetta la NASpI e quali sono i passaggi corretti da seguire per ottenerla.
Per avere la certezza di non commettere errori e di presentare la domanda nel modo giusto, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di dimissioni della lavoratrice madre e diritto alla NASpI.
Quando una madre che si dimette ha diritto alla NASpI?
La legge prevede una speciale tutela per la lavoratrice madre, che la protegge dal licenziamento per tutto il periodo che va dall'inizio della gravidanza fino al compimento del primo anno di età del bambino. Qualsiasi licenziamento ricevuto in questa finestra temporale è considerato nullo.
All'interno dello stesso periodo, detto "periodo protetto", anche le dimissioni volontarie della madre lavoratrice sono tutelate in modo particolare. La legge, infatti, le considera equivalenti a un licenziamento per giusta causa ai fini del diritto all'indennità di disoccupazione.
Questo significa che se decidi di dimetterti durante questo arco di tempo, hai diritto a percepire la NASpI, a patto di rispettare una procedura specifica e di possedere i requisiti contributivi necessari.
Come funziona la procedura per ottenere la NASpI in questo caso?
Le dimissioni volontarie durante il periodo protetto non seguono la normale procedura telematica. Per accedere alla NASpI è fondamentale seguire due passaggi obbligatori.
- Convalida delle dimissioni: Il passo più importante è la convalida delle dimissioni presso l'ufficio competente dell'Ispettorato Territoriale del Lavoro - ITL. Senza questa convalida, che attesta la genuinità della tua scelta, le dimissioni non sono valide e l'INPS negherà la domanda di disoccupazione. Per farlo, è necessario prenotare un appuntamento tramite il portale dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro.
- Requisiti contributivi e di lavoro: Oltre alla convalida, devi possedere i requisiti standard previsti per la NASpI. Devi cioè aver accumulato almeno 13 settimane di contributi nei quattro anni precedenti la data di dimissioni e aver lavorato per almeno 30 giorni effettivi nei 12 mesi che precedono l'inizio del periodo di disoccupazione.
Quanto dura la NASpI se mi dimetto entro l'anno del bambino?
La durata della NASpI non cambia in caso di dimissioni della lavoratrice madre. L'indennità viene erogata per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione versate negli ultimi quattro anni, per un massimo di 24 mesi.
Il calcolo segue quindi le regole generali previste per tutti i percettori di NASpI.
Cosa succede se la maternità inizia mentre già percepisco la NASpI?
Può verificarsi anche il caso in cui tu sia già disoccupata, stia ricevendo la NASpI e inizi il periodo di congedo di maternità obbligatorio.
In questa situazione, l'erogazione della NASpI viene temporaneamente sospesa. Durante i mesi di astensione obbligatoria - di norma due prima del parto e tre dopo - percepirai l'indennità di maternità erogata dall'INPS, pari all'80% della tua ultima retribuzione.
Una volta terminato il periodo di congedo di maternità, la NASpI riprenderà a essere erogata per il periodo residuo che non avevi ancora goduto.
Hai bisogno di supporto per la richiesta di NASpI dopo le dimissioni?
Se desideri una guida per gestire correttamente la procedura, verificare il possesso dei requisiti e assicurarti che la tua domanda venga accolta, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle pratiche di dimissioni protette e richiesta di indennità di disoccupazione.