Se sei un dipendente pubblico e stai affrontando un periodo di assenza per malattia, potresti avere dubbi su quanti giorni ti spettano e su come viene gestita la tua posizione lavorativa. In questo articolo troverai informazioni chiare, basate sui dati ufficiali, su come viene calcolato il periodo di comporto e quali sono i limiti previsti dal tuo contratto.
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Qual è il periodo di comporto per i dipendenti pubblici?
Il periodo di comporto è il limite massimo di assenza per malattia durante il quale il dipendente pubblico ha diritto alla conservazione del posto di lavoro.
Questo limite è fissato in 18 mesi.
La disciplina specifica è contenuta nei diversi Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL - come quelli del Comparto Funzioni Centrali, Enti Locali, Sanità o Istruzione.
Come si calcola il periodo di comporto?
Il calcolo non riparte da zero ogni anno, ma si basa su un arco temporale mobile. Per determinare i giorni di assenza residui, si considera un triennio che va a ritroso, partendo dall'ultimo giorno di malattia registrato.
Per sommare correttamente tutti i giorni di assenza, è utile tenere a mente alcune regole precise:
- Finestra temporale: Si contano i 36 mesi - tre anni - precedenti l'ultimo episodio di malattia e si sommano tutti i giorni di assenza fruiti in questo intervallo.
- Giorni festivi e non lavorativi: I sabati, le domeniche e i giorni festivi vengono inclusi nel conteggio solo se si trovano all'interno di un unico e ininterrotto certificato di malattia.
- Convenzione dei mesi: Per semplificare il calcolo, ogni mese viene convenzionalmente considerato come composto da 30 giorni.
Cosa succede alla retribuzione durante la malattia?
Durante i 18 mesi del periodo di comporto, il trattamento economico del dipendente pubblico non è sempre lo stesso, ma varia in base alla durata complessiva delle assenze maturate nel triennio.
La retribuzione segue una scala decrescente:
- Fino a 9 mesi di assenza: Spetta l'intera retribuzione fissa mensile, ma vengono escluse le indennità accessorie legate all'effettiva prestazione lavorativa.
- Periodi successivi: Superati i primi 9 mesi, la retribuzione viene progressivamente ridotta, fino ad arrivare a periodi di assenza non retribuiti, secondo quanto previsto dal CCNL di riferimento.
Cosa succede se si supera il periodo di comporto di 18 mesi?
Al raggiungimento dei 18 mesi di assenza per malattia nell'arco del triennio, il dipendente rischia la risoluzione del rapporto di lavoro.
L'amministrazione, infatti, può procedere con il licenziamento per superamento del periodo di comporto.
È possibile estendere il periodo di assenza oltre i 18 mesi?
Sì, ma non è un diritto automatico.
Prima che l'amministrazione proceda alla risoluzione del rapporto, il lavoratore può fare richiesta per un ulteriore periodo di assenza non retribuita, definito aspettativa senza assegni, per un massimo di altri 18 mesi.
La concessione di questo periodo aggiuntivo è subordinata ad alcune condizioni:
- Deve essere il dipendente a farne esplicita richiesta.
- L'amministrazione deve valutare e concedere la richiesta.
- È necessario un accertamento medico, effettuato tramite visita presso la ASL competente, che attesti la sussistenza di concrete possibilità di recupero e di ritorno all'idoneità lavorativa.
Per ogni chiarimento e per consultare gli orientamenti applicativi del proprio contratto, è sempre possibile fare riferimento al portale ufficiale dell'ARAN, l'Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni.
Hai ancora dubbi sul periodo di comporto per malattia?
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