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    Preavviso licenziamento infermiere: durata e come funziona

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    Nel comparto sanità pubblica il preavviso di licenziamento di un infermiere a tempo indeterminato dipende dall'anzianità di servizio: 2 mesi fino a 5 anni, 3 mesi fino a 10 anni e 4 mesi oltre i 10 anni. Se l'azienda interrompe il rapporto prima, deve pagare un'indennità pari alla retribuzione del periodo non lavorato, tranne nei casi di licenziamento senza preavviso.

    Se preferisci farti guidare da un esperto nel controllo della tua lettera e dei termini che ti spettano, puoi cliccare il bottone che trovi qui sopra e parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti e termini di preavviso.

    Quanto dura il preavviso di licenziamento per un infermiere a tempo indeterminato?

    La durata è legata all'anzianità di servizio e non al tipo di motivo del licenziamento. Più anni hai alle spalle nella stessa azienda, più lungo è il periodo che l'azienda deve rispettare.

    Anzianità di servizioPreavviso se il rapporto è risolto dall'aziendaPreavviso se ti dimetti
    Fino a 5 anni2 mesi1 mese
    Oltre 5 anni e fino a 10 anni3 mesi1 mese e mezzo
    Oltre 10 anni4 mesi2 mesi

    Il preavviso non è dovuto quando il rapporto si chiude automaticamente, per esempio al raggiungimento del limite di età, perché in quel caso la cessazione scatta da sola alla data prevista.

    Da quando decorre il preavviso?

    Il conteggio non parte dal giorno in cui ricevi la comunicazione, ma dal primo o dal sedicesimo giorno del mese. Il periodo decorre quindi dalla prima di queste due date successiva alla consegna della lettera.

    Questo dettaglio sposta la data di uscita e, di conseguenza, l'ultimo stipendio: una lettera consegnata il 20 del mese fa partire il preavviso dal primo giorno del mese seguente, non dal 20.

    Come si calcola l'anzianità che determina il preavviso?

    Conta l'anzianità maturata nell'azienda o nell'ente in cui avviene la cessazione del rapporto. Gli anni svolti altrove, di regola, non si sommano.

    Il periodo di preavviso, lavorato o non lavorato, è computato nell'anzianità di servizio a tutti gli effetti.

    Cosa ti spetta se il licenziamento non rispetta il preavviso?

    Se l'azienda ti allontana dal servizio senza farti lavorare il preavviso, ti deve un'indennità pari alla retribuzione che avresti percepito nel periodo non lavorato. È una somma sostitutiva, non un risarcimento aggiuntivo.

    Nel calcolo entra la retribuzione fissa insieme alle stesse voci accessorie riconosciute nei periodi di ricovero ospedaliero: un'indennità calcolata solo sullo stipendio tabellare, quindi, può risultare inferiore al dovuto.

    Vale anche il contrario: se sei tu a lasciare senza rispettare i termini, l'azienda può trattenere dalle somme finali l'importo corrispondente al preavviso non dato.

    Quando il licenziamento è senza preavviso?

    Il preavviso non è dovuto quando il recesso avviene per una causa che non consente la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto: è il caso del licenziamento disciplinare per i fatti più gravi.

    Nel lavoro pubblico il licenziamento deve arrivare al termine di un procedimento disciplinare con contestazione scritta dell'addebito e possibilità di difendersi, nelle ipotesi tipizzate di licenziamento disciplinare.

    Se il licenziamento ti viene comunicato come immediato ma i fatti contestati non sono così gravi, oltre alla legittimità del provvedimento può essere in discussione anche l'indennità di preavviso non pagata.

    Ferie, uscita anticipata e stipendio nel periodo di preavviso

    Durante il preavviso le ferie non possono essere assegnate: il periodo va lavorato, non consumato con i giorni di ferie residui.

    Le ferie maturate e non godute si monetizzano al momento della cessazione del rapporto, nei limiti previsti dalla legge, con un compenso calcolato per ogni giornata sulla base della retribuzione.

    Chi riceve la comunicazione di risoluzione può anche chiudere subito il rapporto, all'inizio o durante il preavviso, ma solo con il consenso dell'altra parte: in quel caso nessuno deve indennità all'altro. È una scelta che va valutata, perché rinunciare al preavviso significa rinunciare sia alla retribuzione di quei mesi sia all'indennità sostitutiva.

    Quanto preavviso devi dare se invece ti dimetti?

    Se la decisione è tua, i termini si riducono alla metà e la comunicazione va fatta per iscritto. Restano ferme la decorrenza dal primo o dal sedicesimo giorno del mese e l'obbligo di indennizzare l'azienda se esci prima.

    La procedura telematica di dimissioni volontarie non riguarda i rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni: se lavori in un'azienda sanitaria pubblica, la tua comunicazione scritta è sufficiente.

    Chi ha lasciato il posto per dimissioni volontarie o per motivi di salute può chiedere la ricostituzione del rapporto entro cinque anni, con il reinquadramento nello stesso profilo ma nel trattamento economico iniziale.

    Il preavviso è diverso nella sanità privata?

    Sì. Nelle case di cura, nelle cooperative e nelle strutture private il preavviso è quello stabilito dal contratto collettivo applicato, che non coincide con le regole del comparto sanità pubblica.

    Il riferimento da controllare è il contratto individuale di assunzione, che indica quale contratto collettivo si applica e i relativi termini di preavviso, insieme alla busta paga, dove il contratto applicato è riportato.

    Perché cercando il preavviso trovi numeri di articolo diversi?

    Perché la numerazione cambia da un'edizione del contratto all'altra: la norma sul preavviso del comparto sanità è stata rinumerata nei rinnovi, quindi guide pubblicate in anni diversi citano articoli con numeri diversi pur descrivendo la stessa regola.

    Lo stesso numero di articolo, inoltre, indica materie completamente diverse in contratti diversi: un articolo del contratto del comparto sanità non corrisponde all'articolo con lo stesso numero di un contratto della sanità privata o di un altro comparto. Per questo conviene partire dal contenuto, cioè dalla durata legata all'anzianità, e non dal numero dell'articolo trovato online.

    I rinnovi contrattuali intervenuti negli ultimi anni hanno agito soprattutto sulla parte economica, con aumenti e arretrati: la durata del preavviso resta ancorata all'anzianità di servizio, mentre l'indennità sostitutiva si calcola sulla retribuzione spettante nel periodo di mancato preavviso.

    Come controllare la lettera di licenziamento e in quanto tempo contestarla

    Il licenziamento deve essere comunicato per iscritto e contenere i motivi su cui si basa. Gli elementi da verificare sono pochi e precisi:

    • la data di consegna e la data da cui decorre il preavviso, cioè il primo o il sedicesimo giorno del mese;
    • la durata indicata, confrontata con la tua anzianità di servizio nell'azienda;
    • se ti viene chiesto di lavorare il preavviso oppure se è previsto l'esonero con indennità sostitutiva;
    • i motivi: senza una giustificazione prevista dalla legge il licenziamento è contestabile;
    • il conteggio finale, con ferie non godute, tredicesima e trattamento di fine servizio o di fine rapporto.

    Il licenziamento va impugnato entro 60 giorni dalla sua comunicazione, con qualsiasi atto scritto idoneo a manifestare la volontà di contestarlo; segue poi il termine di 180 giorni per il deposito del ricorso in tribunale o per il tentativo di conciliazione. Sono termini che scadono anche se è in corso una discussione con l'azienda.

    Cosa succede in pratica

    Un'infermiera a tempo indeterminato in un'azienda sanitaria pubblica, con 12 anni di servizio nella stessa azienda, riceve la comunicazione di risoluzione del rapporto il 10 marzo. La sua retribuzione mensile lorda è di 2.100 euro.

    • Preavviso dovuto: 4 mesi, perché l'anzianità supera i 10 anni.
    • Decorrenza: 16 marzo, cioè la prima data utile dopo la consegna. L'ultimo giorno di rapporto è il 15 luglio.
    • Se l'azienda la esonera dal servizio dal 1° aprile, deve l'indennità sostitutiva per i tre mesi e mezzo residui, pari alla retribuzione di quel periodo: 2.100 × 3,5 = 7.350 euro lordi, comprensivi delle voci accessorie riconosciute nei periodi di ricovero ospedaliero.
    • Le ferie residue non possono essere assegnate nel preavviso: i 10 giorni maturati e non goduti si monetizzano alla cessazione.
    • Il periodo di preavviso conta nell'anzianità, quindi la sua anzianità complessiva arriva al 15 luglio.

    Se nella lettera fossero indicati 2 mesi invece di 4, mancherebbero due mensilità, cioè 4.200 euro lordi: una differenza che si contesta nello stesso termine di 60 giorni previsto per impugnare il licenziamento.

    Hai ancora dubbi sul preavviso di licenziamento?

    Qualora ti servisse supporto per capire se la durata indicata nella lettera è corretta, se l'indennità sostitutiva è stata calcolata per intero o se il licenziamento stesso può essere contestato, puoi cliccare il bottone che trovi qui sotto e parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti e preavviso nel lavoro infermieristico.

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