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    Licenziamento GMO oltre 15 dipendenti: come funziona

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    Affrontare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo in un'azienda con più di 15 dipendenti richiede attenzione e il rispetto di una procedura specifica, pensata per tutelare entrambe le parti. In questo articolo vedremo passo dopo passo come funziona l'iter previsto dalla legge, per evitare errori e comprendere ogni fase.

    Per affrontare la situazione con la massima certezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in procedure di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

    Cos'è il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?

    Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo - o GMO - è un recesso dal rapporto di lavoro che non dipende da una mancanza del dipendente, ma da ragioni che riguardano l'attività produttiva, l'organizzazione del lavoro e il suo regolare funzionamento.

    Si tratta di motivazioni economiche e organizzative, come ad esempio una crisi aziendale, una riorganizzazione per migliorare l'efficienza o la soppressione di una specifica funzione o reparto.

    Cosa cambia per le aziende con più di 15 dipendenti?

    La differenza fondamentale per le aziende che superano la soglia dei 15 dipendenti risiede in un passaggio obbligatorio che precede la comunicazione formale del licenziamento.

    La legge impone infatti l'attivazione di una procedura preventiva di conciliazione presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro - ITL - competente per territorio. L'obiettivo è tentare di trovare un accordo tra datore di lavoro e lavoratore, esplorando soluzioni alternative al licenziamento.

    In cosa consiste l'obbligo di repechage?

    Prima ancora di avviare la procedura formale, il datore di lavoro è tenuto a rispettare il cosiddetto obbligo di repechage, o obbligo di ripescaggio.

    Questo significa che l'azienda deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il licenziamento, verificando l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni presenti in azienda. La ricerca deve riguardare:

    • mansioni equivalenti a quelle svolte fino a quel momento;
    • mansioni anche di livello inferiore, purché compatibili con il bagaglio professionale del dipendente.

    Solo se questa verifica ha esito negativo, e l'impossibilità di reimpiego è dimostrabile, il datore di lavoro può procedere con l'iter di licenziamento.

    Come si avvia la procedura di conciliazione obbligatoria?

    Una volta verificata l'impossibilità di repechage, il datore di lavoro avvia la procedura inviando una comunicazione scritta all'Ispettorato Territoriale del Lavoro.

    Questa comunicazione, inviata per conoscenza anche al lavoratore, deve contenere l'intenzione di procedere al licenziamento e le motivazioni oggettive che ne sono alla base.

    Ricevuta la richiesta, l'ITL convoca le parti per il tentativo di conciliazione. Solo in caso di esito negativo di questo tentativo, il datore di lavoro potrà formalizzare il recesso dal rapporto di lavoro.

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